Laura Marchetti presenta “Samar. La luce azzurra a Itaca, Roma, Baghdad”

© n. c.
Dialogherà con l’autrice il docente di filosofia Alberto Altamura
Oggi pomeriggio alle 18 e 30 in Pinacoteca ci sarà la presentazione del libro di Laura Marchetti, “Samar. La luce azzurra a Itaca, Roma, Baghdad”, organizzata dall’Università della Terza Età “Angela Stragapede” di Terlizzi con il patrocinio del Comune. Dialogherà con l’autrice (docente di didattica generale e delle culture all’Università di Foggia) il docente di filosofia Alberto Altamura; l’evento sarà introdotto dai saluti di Giuseppina Piemontese, presidente dell’Ute, il sindaco Ninni Gemmato e l’assessore alla cultura Lucrezia Chiapparino. Di seguito un brano di presentazione dell’evento a firma della presidente dell’Ute Giuseppina Piemontese.
Samar è una parola non solo araba ma greca, romana, ebrea, egiziana, insomma mediterranea, perché in tutto l’antico Mediterraneo raccontare e ascoltare erano il dono e controdono dell’ospitalità. Raccontare per capire. Perché narrare aiuta a pensare.
L’etimo di narrare (da gnoscere) suggerisce la nozione di conoscere e di far conoscere. La ragione per la quale narrare produce conoscenza dipende dal fatto che narrare è una attività umana straordinariamente trasformatrice. Essa permette di trasformare il pensiero (ricordi, percezioni ed altri processi cognitivi) in parole, cioè in onde sonore, facendo diventare materiale l’immateriale.
Raccontare è un processo dialogico. Si racconta a qualcuno e chi racconta, o prima di raccontare o dopo, diventa un ascoltatore che deve comprendere la narrazione dell’altro il quale gli fornisce la propria interpretazione su ciò che ha detto.
L’uomo ha sempre dedicato tanto tempo e energie a raccontare e raccontarsi. Dai racconti attorno al fuoco nelle tribù primitive ai poemi epici, dal romanzo al cinema, dalle soap ai videogiochi di ultima generazione l’uomo racconta storie .
Perché? Perché raccontare storie aiuta l’uomo a vivere meglio. La narrazione di storie è parte integrante della nostra vita sociale, che da esse prende forma e spunto.
Miti, leggende, favole, filastrocche, ninnenanne, canzoni sono modi di raccontare e di raccontarci. Il racconto accomuna tutti, piccoli e grandi, in ogni latitudine. Raccontare storie non è solo questione di parole, ma è anche mettere insieme immagini, musica, gesti, emozioni in una trama da cui viene fuori un tessuto che mette in relazione le persone tra loro e in cui ciascuno entra e trova il suo filo. Perché narrare è l’attività più naturale della nostra mente.
Raccontiamo per spiegarci le cose, per risalire alle cause, per prevederne gli effetti, per prepararci a un’azione. La narrazione investe ogni ambito della nostra vita. Persino gli sport e i videogiochi sono forme di narrazione popolare, con i loro eroi, prove da superare, nemici da abbattere.
Lo studioso americano Jonathan Gottschall afferma che la pratica di raccontare è uno dei segreti del successo evolutivo della specie umana. Le storie servono a prendere confidenza con i problemi, forniscono informazioni e soprattutto codici di comportamento per affrontare le varie situazioni della vita.
Come scrive Philip Roth in “L’orgia di Praga”: “Noi componiamo racconti e di racconti è composta la nostra vita”.
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