Alla scoperta di “Interisti esistenzialisti”, la realtà social che unisce calcio e filosofia

Michele Colaleo
interisti esistenzialisti

Una chiacchierata con il creatore – terlizzese – dei profili Facebook ed Instagram che reinterpretano le vicende sportive dell’Inter in chiave umoristica e filosofica

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“Essere interisti è, a suo modo, essere esistenzialisti. Ed autoironici”. Recita così la descrizione che gli utenti di Facebook possono leggere nelle informazioni della pagina “Interisti esistenzialisti”, creata da un giovane e appassionato tifoso nerazzurro originario di Terlizzi.

L’intento del profilo è quello di fornire una chiave di lettura disillusa ed ironica delle (dis)avventure sportive dell’Inter, provando ogni volta a darne una visione che tenga insieme leggerezza, capacità di autocritica ed un riuscitissimo citazionismo filosofico di stampo esistenzialistico.

Un’operazione social di questo tipo non poteva che avere come oggetto proprio la Beneamata, la cui storia sportiva sembra essere segnata sin dalle origini da un destino singolare. Chi tifa Inter è abituato a convivere con l’alternarsi di lunghi periodi di insuccessi, disfatte, crisi e sfottò e brevi ed intensi cicli di vittorie, durante i quali la squadra si dimostra capace di stabilire nuovi record e raggiungere traguardi prestigiosissimi come il Triplete.

Ci sarà pure un motivo, del resto, se – come recita l’inno ufficiale – l’Inter è etichettata anche da cronisti e commentatori sportivi come “pazza”. L’interista sa perfettamente di aver scelto di legarsi a dei colori che non gli daranno mai soddisfazioni costanti, ma tempreranno nel profondo le sue capacità di sopportazione e di accettazione delle sofferenze (sportive, s’intende). E quando arriveranno le vittorie, la soddisfazione sarà pertanto molto più intensa, perché si sa, senza l’amaro il dolce non è poi tanto dolce.

Per tutte queste ragioni, l’altalena di emozioni offerte dall’interismo sembra essere una metafora perfetta dell’imprevedibilità ed assurdità degli accadimenti dell’esistenza, mai totalmente razionalizzabili, sempre imprevedibili ed insondabili.

Nasce così l’idea di portare tale parallelismo anche nel mondo dei social network, aggiungendo alla ricetta una peculiare vena autoironica culturale, funzionale anche a lenire l’ormai decennale assenza di risultati e trofei.

L’idea si è concretizzata con la creazione della pagina Facebook “Interisti esistenzialisti” (che vanta ormai più di diecimila followers), alla quale si è successivamente aggiunto il profilo Instagram “interistiesistenzialistireal” (seguito al momento da circa settemila utenti).

Per cercare di approfondire temi e contenuti di queste originali realtà virtuali – nelle quali la Juventus viene negativamente definita come “metafisica”, Ranocchia diventa il Capitano esistenziale della squadra, titolari e panchinari diventano “necessari” e “contingenti”) abbiamo deciso di fare una chiacchierata con l’ideatore delle stesse.

Perché essere interisti significa inevitabilmente essere esistenzialisti? Come è entrata l’Inter nella tua esistenza?

Direi che essere interisti non significa essere esistenzialisti, ma lo è come dato brutale del reale: è come chiedere “che significa essere una foglia ed essere inevitabilmente verde?”. Ecco, è una condizione necessaria dell’essere interista, qualcosa che accade nel momento in cui lo si diventa. Il tutto, ovviamente, anche a livello inconsapevole. Vale anche per chi non sa di esserlo, perché senza dubbio ha come propria manifestazione dell’io quel tipico atteggiamento esistenziale che ci distingue. L’amore per l’Inter è nato come i prismi del caso stabiliscono, paradosso dei paradossi: quando il calciatore più forte di tutti i tempi, l’unico vero Ronaldo, alla tenera età di 7 anni ha deciso di sposare quella disperata causa chiamata Inter!

Una delle cifre della tua visione esistenzialista all’interismo è sicuramente l’autoironia. È anche un modo per non deprimersi in questi anni di assenza di trionfi?

Certo, l’ironia è il mezzo migliore per accettare e capire la vita in generale. Quando si è di fronte alla disperazione della scelta nerazzurra, vien da sé che o la si prende con autoironia o si rischia di cedere al più profondo dei nichilismi.

Veniamo all’attualità. Per motivi ancora poco chiari, la fascia di capitano è passata dal bomber Icardi al portiere Handanovic. Ci faresti un ritratto umano delle due figure, tra analogie e differenze? Perché pensi che la scelta della società sia ricaduta sul pragmatico Samir?

La scelta di Handanovic è una scelta al contempo “politica” e storica, nel senso proprio per cui trattiene in sé la memoria del passato più sciagurato, quello post-Triplete. Handanovic è un po’ quell’Angelus Novus, l’angelo della Storia descritto da Walter Benjamin, che protraendosi verso il futuro guarda di sguincio alle rovine del passato. Pare ovvio, tuttavia – messe da parte le contingenze del non-essere-in-campo – chi sia il vero Capitano: Andrea Ranocchia, definito da Spalletti come “la coscienza dello spogliatoio, sotto il cui parere devono passare tutti”.

Spalletti è spesso accusato di avere una dialettica poco chiara e molto allusiva: pensi che la sua sia un’abile forma di sofismo, finalizzata a confondere gli interlocutori per non ammettere i propri errori?

Spalletti è sicuramente un audace ironico liberale: colui che, seguendo Richard Rorty, inventa nuovi vocabolari per ri-descrivere il reale attraverso i suoi mutamenti. Detto fuor di metafora, la sua dialettica è la proverbiale supercazzola prematurata sempre a destra, con ovvio scappellamento a sinistra!

Il centrocampista Nainggolan è da tutti conosciuto come il “ninja”, forse anche per via dei suoi tratti somatici. Eppure il suo stile di vita è molto diverso dalla ferrea disciplina che tradizionalmente contraddistingue questi guerriglieri orientali, e le sue prestazioni in campo ne risentono. Come giudichi il suo acquisto, cha ha portato a sacrificare un talento del calibro di Zaniolo?

Due premesse importanti: la prima è che sono un fan di Zaniolo da prima che diventasse questo fenomeno mediatico; posso vantare questo merito, e lo si ritroverebbe anche scavando nello storico sei post di tempi non sospetti. Seconda premessa: Zaniolo all’Inter sarebbe stato un “senza storia”; non avrebbe giocato mai, al massimo pochissimi minuti in chissà quale situazioni d’emergenza, e così si sarebbe inevitabilmente “bruciato”. Con questa realtà va fatto il conto, e ci si rende conto che vale meno quindi mangiarsi le mani. Detto ciò, è una affare che a suo tempo aveva il suo significato, e ovviamente la storia non può farsi con i “se” e con i “‘ma”. Al momento Nainggolan è buona speranza, una richiesta di redenzione. Speriamo, in sostanza, che non risulti essere soltanto una illusione perduta.

“E se tu scruterai a lungo dentro un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te”, affermava Nietzsche. E gli interisti sembrano avere una certa familiarità con l’Abisso (arbitro del match contro la Fiorentina), ultimamente. Il nome dell’arbitro era pura contingenza o era piuttosto un oscuro monito?

Parafrasando Nietzsche, direi che per quanto a lungo Abisso possa guardare nel Var, in Var non guarderà mai dentro di lui. E non mi esprimerei oltre. Trascenderemmo questo clima da chiacchierata da café per sfociare nei più bassi istinti dell’umano! Ma pur sempre con un certo stile eh, tipo far spiacevoli riferimenti alle mamme metafisiche di qualcuno!

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