Archiviato il caso Variante Borgo di Sovereto

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Dopo il respingimento del ricorso presentato dalla Costruzioni De Chirico srl, arriva la sentenza definitiva della Camera penale di Bari

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Il caso Variante Borgo di Sovereto è stato archiviato.

Con una sentenza emessa il 6 dicembre 2018 la Camera penale di Bari ha infatti confermato il respingimento del ricorso – deliberato venerdì 9 novembre 2018 -, con cui il giudice ha rigettato la denuncia presentata dalla ditta Costruzioni De Chirico srl in merito al provvedimento urbanistico comunale contestato.

La fattispecie di reato ipotizzato dai legali del soggetto ricorrente è stata giudicata insussistente: legittima è stata considerata invece la misura urbanistica adottata dall’amministrazione comunale nel 2014 al fine di tutelare il profilo storico, culturale, architettonico e paesaggistico del borgo medievale di Sovereto. La variazione apportata al Piano Regolatore Generale allora vigente per il borgo fu approvata in sede consiliare all’unanimità dei consiglieri presenti.

La De Chirico Costruzioni aveva in progetto di costruire un edificio residenziale lungo il perimetro con la ex provinciale di Bitonto su particelle al tempo tipizzate quali “Area di completamento – B2”, acquistate dall’impresa per la realizzazione di nuove volumetrie abitative. A differenza di queste aree, altre parti del borgo – compresi il Santuario e Villa Lamparelli – erano invece tipizzate come A1, e cioè come “agglomerati urbani che rivestono carattere storico, artistico o di particolare pregio ambientale” (su questo tipo di aree, secondo le normative, sono possibili solo interventi urbanistici unitari).

Tuttavia, la Giunta comunale decise nel 2014 di trasformare l’intera area del borgo in zona A1 apportando al Piano Regolatore Generale una variante che nei fatti teneva conto delle manifestazioni di protesta organizzate in quei mesi da cittadini e realtà associative costituitisi nel comitato “Giù le mani da Sovereto” al fine di evitare l’edificazione di strutture che avrebbero potuto avere un impatto negativo sul paesaggio e sul patrimonio culturale del borgo.

La delibera di Giunta fu di lì a poco impugnata dall’impresa edile, che ha poi presentato ricorso. La sentenza del 6 dicembre non ha però rilevato alcuna violazione di legge, né formale né sostanziale, nel provvedimento preso dall’amministrazione, che è stato peraltro ascritto alla volontà politica unanime del consiglio comunale di Terlizzi. Il capitolo è chiuso.

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