Stop ai lavori nel Palazzo di Città, l’affondo de La Corrente: «Tesoro pubblico o privato?»

La Soprintendenza: «Le opere realizzate nella Sala consiliare del Comune sono senza autorizzazione»

All’indomani della clamorosa ordinanza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, il movimento politico pone tre “legittimi quesiti” all’amministrazione comunale

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All’indomani della clamorosa ordinanza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Bari che impone all’amministrazione locale di interrompere i lavori di ristrutturazione in corso presso la sala consiliare del Comune di Terlizzi, La Corrente torna a battere sulla questione della legittimità degli interventi intrapresi nel sito, tutelato come bene di pregio artistico-culturale.

La motivazione addotta dall’Ufficio della Città Metropolitana è infatti l’”assenza della preventiva autorizzazione” formale e per questo motivo la Soprintendenza “si riserva di intervenire in ottemperanza a quanto disposto dagli artt. 160, 169 e 180 del Dlgs 42/04”.

A parere de La Corrente – il movimento politico cui aderisce il consigliere comunale autore delle segnalazioni alla Soprintendenza barese – “tra deliberazioni di giunta – una in particolare, la N. 122 del 21-08-2018 -, e Determine Dirigenziali – N. 1085 del 29.12.2017 / N. 563 DEL 19/07/2018 –, attraverso gli strumenti meno vincolanti degli ‘affidamenti in economia – affidamento diretto’ e delle ‘procedure ristrette’, si è operato uno spacchettamento degli interventi, previsti e realizzati in parte, a carico di un immobile di proprietà pubblica di età superiore ai 50 anni, da considerarsi ope legis, per cui l’esecuzione di ‘opere di qualunque genere’ deve essere preventivamente autorizzata dal Ministero per i beni e le attività culturali, e quindi dalla Soprintendenza”.

Il movimento politico si chiede se la Sala consiliare sia considerata dagli amministratori locali un “tesoro pubblico o privato”, ponendo in materia tre “legittimi quesiti”: “Perché l’amministrazione e i dirigenti si sono scientemente sottratti dall’obbligo di richiesta dei titoli autorizzativi inerenti gli interventi da effettuare sul bene monumentale – Sala consiliare, ricorrendo a procedure più veloci “in economia” e sotto soglia? Cosa si cela dietro la contaminazione dell’’Anobiun Punctactum’, comunemente detto ‘tarlo’, di cui si fa menzione nella Deliberazione di Giunta N. 122 del 21.08.18 (carrozza storica, intero mobilio, pedane, finestroni, persiane, tendaggi, cablaggio, interventi murari, lucidatura dei pavimenti), i cui lavori furono affidati alla ditta SPAZIO DUE – Corato, oggi diffidata ‘ad horas’ a porre in essere qualsiasi opera e/o attività nella sala consiliare? Chi pagherà i costi derivanti dalle procedure sanzionatorie?”.

Il movimento sottolinea anche la procedura di affidamento dei lavori, espletata sotto la soglia dei 40mila euro, “eludendo gli obblighi di legge, secondo i quali l’esecuzione di opere di qualunque genere è da effettuarsi previa richiesta di autorizzazione”. “€ 38.283, 91 ‘Realizzazione impianto di climatizzazione della Sala Consiliare’; € 38.265,50 ‘Trattamento antitarli dell’arredo della Sala Consiliare’; € 38.214,60 ‘Intervento di riqualificazione ed ampliamento degli impianti elettrici e speciali presso la Sala Consiliare’. Gli oltre 100.000 Euro sono stati liquidati per mezzo di procedure non del tutto trasparenti”, soggiunge La Corrente, che conclude: “Ci troviamo a fare i conti con una gestione scellerata della cosa pubblica che pare essere sempre più privata e che impoverisce culturalmente, moralmente e socialmente la nostra comunità. Poniamo questi quesiti e assumiamo l’impegno, sempre lo stesso, di tutelare la cosa pubblica ricorrendo alla legge, quella che vale per tutti e che sembra non applicarsi a pochi sciatti impuniti governanti”.

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