L’impresa di Vincenzo Tarascio, 285 km di corsa attraverso la Puglia

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Il 59enne genovese unico al traguardo della prima edizione della ultramaratona “Race Across Apulia”, senza dormire riposando solo poco minuti in quasi 47 ore: «I limiti? Non esistono»
In principio fu Fidippide. Secondo lo storico Erodoto, all’inizio del quinto secolo avanti Cristo, il messaggero, che portava una richiesta di aiuto per fronteggiare l’invasione persiana, percorse a piedi il tragitto tra Atene e Sparta e ritorno.
È probabilmente questa l’origine leggendaria dell’ultramaratona, tecnicamente qualsiasi competizione podistica superiore ai canonici 42,195 km; in pratica la sfida dell’uomo con se stesso. Infatti diversamente sarebbe difficile concepire di attraversare in poco meno di 47 ore sotto il sole di giugno – senza dormire e risposandosi solo per pochi minuti – gran parte della Puglia, in un percorso lungo 285 chilometri che da Lecce, passando per Mesagne, Ostuni, Locorotondo, Alberobello, Bari, Altamura e una escursione in Basilicata a Matera è arrivato fino Castellaneta. È stata questa la massacrante prima edizione della “Race Across Apulia”, che al traguardo ha visto (su dieci partenti) arrivare un solo concorrente, novello epigono di Fidippide: Vincenzo Tarascio, 59enne genovese.
«Sono contento – spiega piano Tarascio -. Io sono uno della vecchia guardia, so come gestire queste corse». Il podista della Sanremo Runners, impiegato alla Regione Liguria con un palmares di tutto rispetto (7 volte azzurro di 24ore, 2 volte campione d’Italia di 24ore, con all’attivo tantissime imprese del genere) è stato infatti l’unico capace di domare una bestia che ha mietuto molte vittime: «La prima parte della gara è fatta di lunghissimi rettilinei sotto al sole, facili da correre ma difficili mentalmente: se ti fai prendere dall’euforia è finita – prosegue Tarascio -. Mi fermavo nei bar per prendere bevande e gelati ma non ho mai dormito: ho riposato una mezz’ora al check Point di Ostuni e un’altra a quello di Bari. Sapevo che dovevo affrontare la gara senza una crew di appoggio e così ho deciso di andare regolare».
Un decisione che si è rivelata l’arma vincente. «La gara è stata più dura di quanto potessimo prevedere – assicura Julius Iannitti della Tri4noma, l’associazione che ha organizzato la manifestazione -. Il caldo e un percorso nervoso non hanno concesso tregua ai corridori e ci sono stati molti ritiri. La manifestazione è piaciuta a molti, ma ancora non sappiamo bene se in futuro diventerà una sfida o uno spauracchio».
«Avremmo voluto attraversare tutte le province ma era molto difficile; perciò abbiamo scelto le zone più caratteristiche come il Salento, la valle d’Itria, le colline delle Murge con una puntata a Matera», aggiunge Iannitti. E gli atleti sembrano aver apprezzato: «Sono venuto – ribadisce Tarascio – perché mi intrigava il percorso e al di là del risultato sono rimasto commosso dall’accoglienza e dalla disponibilità lungo il tracciato. Credo che in futuro una competizione del genere potrà essere apprezzata anche dagli stranieri».
Resta soltanto un quesito: cos’è che spinge un uomo a mettersi così duramente alla prova? «Non c’è solo il gesto atletico, si tratta di un viaggio interiore alla ricerca di forze nascoste», è il pensiero di Iannitti, confermato anche da Tarascio: «Cos’è che mi spinge a farlo? Io amo la corsa, corro per il piacere di farlo. È una sfida con se stessi per scoprire, senza mai strafare, i propri limiti e rendersi conto che il limite non c’è».
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