Hai mai assaggiato la ricotta di canapa?

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A dispetto della demonizzazione che se ne è fatta nei decenni scorsi, questa “pianta dai mille usi” è probabilmente la più versatile dell’agricoltura italiana. E i giovani contadini pugliesi hanno imparato a sfruttarla al meglio
L’hanno definita “La new canapa economy”, quella sviluppatasi vertiginosamente in Puglia a seguito dell’entrata in vigore della legge regionale di “Promozione della coltivazione della canapa per scopi produttivi e ambientali”.
La cosiddetta “pianta dai mille usi” è infatti probabilmente la più versatile dell’agricoltura italiana, e grazie alle nuove tecnologie oggi entra in tanti modi diversi nella vita quotidiana della famiglie in versione food e no food.
Ne sanno (più di) qualcosa i pugliesi, il cui ingegno e la cui lungimiranza ha consentito un vero boom di produzione in ogni ambito, anche i più impensati, specie nelle province di Bari e Taranto.
Sapevate per esempio che dalla canapa si può ricavare quasi un menù completo composto da pasta, taralli, biscotti e ricotta (molto morbida, adatta anche per i dolci)? Da bere, una birra realizzata utilizzandola al posto del luppolo. E se il pasto dovesse risultare pesante (difficile poiché il seme e i suoi derivati contengono proteine che comprendono tutti gli aminoacidi essenziali, in proporzione ottimale e in forma facilmente digeribile), la stessa pianta fornisce ottimi fiori per tisane.
Ma non è tutto. Dai circa 300 tipi di pianta (selvatica e non) si ricavano mattoni isolanti, bioplastiche, vernici, saponi, cere, detersivi, carta e imballaggi e pellet per il riscaldamento (che assicura una combustione pulita), ma anche cosmetici e tessuti, questi ultimi ottimi sia per l’abbigliamento, poiché tengono fresco d’estate e caldo d’inverno, sia per l’arredamento, grazie alla grande resistenza della fibra. Una varietà così ampia da meritarsi una mostra a Milano nell’ambito del Seeds&chips 2018, ma anche una fiera annuale, l’Hemp fest, sempre nel capoluogo lombardo.
Un’opportunità che i giovani agricoltori di Puglia sembrano non essersi fatti sfuggire. Addirittura l’area di Brindisi e Taranto, dove le imprese hanno il divieto di coltivazione di prodotti agroalimentari per le emergenze ambientali causate dalla centrale di Cerano e dall’Ilva, potrebbe diventare il distretto della canapa del Sud Italia, con la possibilità di sviluppo di impresa e l’assunzione di nuovo personale.
Tra l’altro può essere coltivata senza diserbanti e insetticidi, ha pochissime esigenze in termini di fertilizzanti e lascia nel terreno una buona dotazione di sostanza organica. Basti pensare che alcune colture che la seguono, tipo il grano, rendono in alcuni casi anche il 20% in più rispetto alla rotazione con altri vegetali.
Insomma la canapa, al contrario della demonizzazione che ne è stata fatta nei decenni scorsi a causa del suo utilizzo come sostanza stupefacente e dei conseguenti divieti, è buona e fa bene. Parola di pugliesi.
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