Da Terlizzi a Roma per ricordare Don Pietro Pappagallo e Gioacchino Gesmundo

© comune di terlizzi
Una delegazione terlizzese si è recata oggi nella capitale per ricordare i martiri terlizzesi dell’eccidio delle Fosse Ardeatine
Oggi – 29 gennaio – ricorre l’anniversario dell’arresto di don Pietro Pappagallo, avvenuto presso la sua abitazione in Via Urbana, 1 a Roma, nel 1944.
La sezione romana dell’Associazione Nazionale Partigiani intitolata a “Don Pietro Pappagallo” ha come ogni anno organizzato una cerimonia davanti alla casa natale del parroco per ricordare l’evento, che condusse, poche settimane dopo, all’eccidio delle Fosse Ardeatine, in cui i nazifascisti eliminarono 335 innocenti per rappresaglia nei confronti dell’attentato partigiano di via Rasella. Tra di essi vi erano don Pietro Pappagallo e il professor Gioacchino Gesmundo.
Insieme a don Giuseppe Morosini, Pappagallo ispirò la figura di don Pietro del film di Rossellini “Roma città aperta”. E’ Martire della Chiesa e Medaglia d’oro al merito civile: «Sacerdote della Diocesi di Roma, durante l’occupazione tedesca collaborò intensamente alla lotta clandestina e si prodigò in soccorso di ebrei, soldati sbandati, antifascisti ed alleati in fuga dando loro aiuto per nascondersi e rifocillarsi. Tradito, fu consegnato ai tedeschi, sacrificando la sua vita con la serenità d’animo, segno della sua fede, che sempre lo aveva illuminato».
Alla celebrazione, in corso da stamattina, hanno partecipato, in rappresentanza della nostra città, Nicla Pappagallo, nipote di don Pietro, e il consigliere comunale Giuseppe Volpe, che ha recato con sé un gagliardetto dell’istituto terlizzese dedicato a Pappagallo.
In mattinata è stata deposta una corona d’alloro davanti alla casa del parroco e rinnovato il codice Qr collegato all’archivio dell’Anpi. Successivamente la delegazione ha fatto una sosta presso il liceo Cavour, dove insegnava Gioacchino Gesmundo, in Via delle Carine 1.
Alle 13 la visita al Centro Sociale Occupato Autogestito di Via Prenestina, 173, dove don Pappagallo svolse la sua attività pastorale alla SNIA Viscosa e si conserva tuttora l’archivio della fabbrica. Alle 16, infine, la deposizione di una corona in Via Licia, 56, presso la casa che fu di Gioacchino Gesmundo.
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