La Domenica delle Palme di Don Paolo a Laisamis

La Redazione
La Domenica delle Palme di Don Paolo Malerba a Laisamis

Il sacerdote terlizzese, missionario fidei dominum a Marsabit, in Kenya, ha celebrato in una delle missioni più povere del paese la festività prepasquale (funestata purtroppo dagli attentati dell’Isis alle chiese copte in Egitto)

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Don Paolo Malerba ha celebrato a Laisamis, una missione nel Kenya centrale, in piena savana, la Domenica delle Palme.

Una giornata, quella di ieri, rivelatasi tragica per i cristiani coopti in Africa. Come è noto, in due località egiziane, Alessandria e Tanta, ci sono stati presso due chiese altrettanti attacchi dinamitardi di matrice terroristica, che hanno ucciso decine di persone e causato centinaia di feriti: un attentato gravissimo, rivendicato dai terroristi dell’Isis.

Il distaccamento missionario di Laisamis è uno dei più poveri del Kenya: ospita un centinaio di bambini bisognosi ed orfani e fa parte della contea di Marsabit, in cui il sacerdote terlizzese, classe 1976, missionario fidei dominum, sta svolgendo da più di un anno ormai la sua opera di militanza evangelica.

Situata a nord di Nairobi, nel deserto del Kaisuin, è gestito da due Padri keniani (prime vocazioni uscite dalle tribù) appartenenti alla tribù locale dei Rendili. Al contrario dei nostri Padri missionari che ricevono aiuto dalle famiglie, dagli amici o dalle parrocchie in Italia, i Padri keniani devono provvedere ai loro cari e alla loro comunità, che vive in buona parte ancora nelle capanne. Questi Padri “autoctoni” vengono seguiti maggiormente dalla popolazione, perché fanno parte della tribù, conoscono i loro problemi, il loro modo di vivere e le loro tradizioni, sapendo quindi come aiutarli nel modo migliore. Nella missione di Laisamis vi operano anche delle suore comboniane italiane che seguono le donne e gestiscono un piccolo ospedale di pronto soccorso.

Le condizioni di vita in quest’area dell’Africa centrale sono molto critiche, se non proibitive. “L’acqua è scarsa. L’unica fonte di approvvigionamento è un pozzo anch’esso scarso e con acquansalmastra che viene depurata alla meglio”, si legge nel blog di una missione laica italiana a Laisamis. “Le temperature sono elevatissime e l’energia elettrica è al momento ricavata dallo sfruttamentondel vento che, quando non c’è, non consente nemmeno l’uso del pozzo.nGli alimenti vengono trasportati periodicamente con un furgone che deve percorrere stradendissestate e pericoloso perché transitate da animali selvatici e molto spesso, si rimane senza scortendi cibo, sia, per carenza di mezzi di trasporto, sia per mancanza di denaro, causando il digiunontotale. Un pasto a volte è composto da 50 grammi di riso diviso per 3 o 4 persone.nC’è un piccolo ospedale che però non è assolutamente fornito di frigoriferi per la conservazione deinmedicinali; la malaria imperversa per non parlare dell’Hiv”.

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