Intervista a Domenico Passidomo, il manifestante della Corsa all’Anello. «Faccio parte dei Forconi, ma protesto pacificamente contro le ingiustizie». Foto

Protesta

53 anni, un passato recente come lavoratore in Svizzera, domenica scorsa l’uomo ha interrotto l’evento per dimostrare contro lo smantellamento del Sarcone e ora annuncia: «Ci vediamo sabato 11 davanti all’ospedale»

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“La mia azione di domenica mattina non era affatto premeditata. Avevo soltanto preparato uno striscione, ma il vento rendeva impossibile tenerlo esposto, così ho deciso al momento di salire sull’impalcatura e gridare a quelli che c’erano di svegliarsi, di non mobilitarsi soltanto per le feste…”.

A parlare è Domenico Passidomo, l’uomo che domenica scorsa, nel bel mezzo della Corsa all’Anello, si è issato sull’impalcatura montata in piazza Cavour, sfuggendo al servizio d’ordine, per protestare contro la recente decisione dell’Asl barese di sospendere i ricoveri chirurgici in emergenza-urgenza presso il Sarcone; la delibera è l’anticamera dello smantellamento di fatto a cui la struttura, un tempo fiore all’occhiello della nostra città, andrà incontro per effetto del recente, contestato riordino ospedaliero regionale. Lo abbiamo ascoltato telefonicamente per comprendere le ragioni di un gesto eclatante, che riscosso il consenso di alcuni e indispettito altri.

53 anni, un passato da imprenditore edile, nel 2008 Mimmo – così si fa chiamare dagli amici – ha dovuto chiudere la sua ditta e migrare al nord, dove ha vissuto lavorando tra Bologna e la Svizzera, prima di tornare, pochi mesi, fa a Terlizzi.

“Ero arrivato a dar lavoro a 25 operai – racconta con orgoglio – ma la crisi economica nel 2008 mi ha stroncato e costretto a chiudere, anche perché non avevo, come si dice, santi in paradiso. Così mi sono trasferito in cerca di fortuna al nord, dove ho vissuto dieci anni, tra Bologna e la Svizzera. Attualmente lavoro come commerciante ambulante di fiori in giro per la Puglia. Oggi, per esempio, sono ad Altamura“.

Quali sono le motivazioni del gesto di domenica, Domenico?

“Non è stato assolutamente un gesto premeditato – ripete -. Avevo deciso di esporre in piazza uno striscione per cercare di far presente ai miei concittadini che ci stanno scippando l’ospedale, poi a causa del vento lo striscione non stava su e allora ho deciso, al momento, di salire sull’impalcatura e manifestare personalmente…”.

Qual è stata la sua sensazione… dall’alto?

“Molta gente mi ha seguito, ho detto loro di non pensare soltanto alle feste e di proteggere l’ospedale, che serve a tutti e sta chiudendo… Alcuni però, compreso persone che non sospettavo, mi hanno detto che stavo soltanto rovinando una manifestazione organizzata per mesi con dispendio di denaro e fatica. A me sembra che l’ospedale sia una cosa più importante…”.

Come mai un gesto così plateale?

“Per me ormai era l’unico modo che si poteva usare per svegliare la gente. Ci tengo a dire che il gesto è stato assolutamente pacifico e rispettoso dell’articolo 21 della costituzione, che tutela la libertà di espressione. Faccio parte da qualche anno dei cosiddetti Forconi. Sono stato tra quelli che nel 2014 hanno protestato sotto Montecitorio, non approvo però in nessun caso la violenza, sono un pacifico“.

L’azione ha avuto conseguenze legali?

“I Carabinieri mi hanno portato in Caserma e hanno proceduto alla denuncia per procurato allarme, ma credo cadrà nel vuoto perché la legge tutela chi manifesta pacificamente. Dopo domenica, poi, mi stanno chiamando in molti, anche persone insospettabili…”.

Il raduno in piazza Cavour promosso lunedì sera da un gruppo di liberi cittadini – di cui lei fa parte – non è andato bene, però.

“Non eravamo molti, è vero, forse perché era una giornata con molto vento. Per l’occasione però è arrivata in città anche una delegazione di cittadini di Fasano, dove si sta combattendo contro la chiusura dell’ospedale. Continueranno questa lotta assieme a noi”.

Qual è il vostro obiettivo?

“Sta nascendo un comitato di liberi cittadini che si mobilita per l’ospedale. Sabato prossimo, 11 marzo, abbiamo convocato per le 16 una manifestazione sotto il Sarcone. Stiamo già diffondendo la notizia tra la gente e faremo volantinaggio. I politici possono anche partecipare, l’importante è che non si mettano in prima fila. Il diritto alla salute non è l’unica cosa per cui dovremmo protestare, anzi. Esiste anche l’articolo 38 della Costituzione, che tutela i cittadini inabili o sprovvisti dei mezzi per vivere, che hanno diritto al mantenimento e all’assistenza sociale, specialmente se malati, invalidi, disoccupati. La manifestazione sarà in nome del popolo sovrano”, dichiara Domenico, con lessico – come dire – sintomatico.

Ma le cattive abitudini della politica – gli facciamo notare – spesso trovano terreno fertile nelle cattive abitudini della gente comune: è una relazione inscindibile.

“Certo, è vero… Io stesso quando ero giovane non pensavo a come spendevo il mio voto e lo davo a chi mi prometteva qualcosa, lo buttavo via… Da qualche anno però sono consapevole che bisogna lottare contro le ingiustizie e mobilitarsi per il popolo… Ci vediamo sabato prossimo”, annuncia Domenico.

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