Roberto Vecchioni, il “professor felicità” che fa innamorare gli studenti. Foto e video

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Il cantautore ha incontrato gli studenti del Liceo Scientifico “Tedone”. L’appello: «Non restate passivi. La vita è attiva. Il senso di essa risiede nel viaggio e nella scoperta»
Ieri mattina il liceo scientifico ruvese “Tedone” ha respirato un’aria di magia. Una dispersione di energia positiva, di vibrazioni nell’aria, di quel sentimento che percepisci ma che non riesci a toccare con le tue mani. Per poi accorgerti che un piccolo grande uomo è il sano portatore di tutto ciò. Roberto Vecchioni, il poeta. Vecchioni, che è riuscito a sdoppiare l’anima degli studenti in due componenti: una “presente” e una “trascendentale”, alla ricerca del senso della vita; e non si tratta di ricercare l’acqua su Marte, ma di utilizzare una critica coscienza, uno sguardo attento e sognatore a ciò che ci circonda.
Vecchioni ama la cultura. Vecchioni è amato dalla cultura. Vecchioni ha tanta capacità di emozionarsi e di far emozionare. E vive di parole. Le parole sono tutto, e chissà se riusciremo a rendere ai lettori ciò che ha saputo esprimere con le sue di parole.
“In questo disperato sogno tra il silenzio e il tuono” cita in una sua celebre canzone. «Noi brancoliamo nel buio, lì dove c’è silenzio» – afferma. «Quel silenzio che può essere dolce o fatto di tante cose inutili. E poi c’è il tuono, che rappresenta ciò che noi affrontiamo perché, ragazzi, il mondo ci calpesta e ci mette alla prova. Dobbiamo ribaltare questa situazione, dare voce coerente al silenzio. Perché il silenzio è riscoprirsi dentro, meditare, parlare dentro. E a questo serve la scuola: a conoscersi, a capire il linguaggio, le situazioni. Il suo compito primario è quello di dare senso e significato alla vita perché la scuola è tempo sospeso. Dà luce ed indicazioni, insomma tutti quei prototipi fondamentali alla vita. E non interessatevi di un 4 preso, di non ricordare una data: queste cose tanto le dimenticherete. Alla maturità sarà tutto dimenticato. Questi episodi però devono sapervi stimolare.»
La cultura greca come incipit del mondo. Da lì nasce tutto e Vecchioni ne è non solo cultore, ma profondo amante e conoscitore. Un amante così appassionato che è riuscito a parlare per più di un’ora di greco senza spaventare i ragazzi anzi, facendo amare anche loro le sue parole. Perché il greco fa nascere le parole, quelle che noi usiamo quotidianamente e che sono il nostro pane quotidiano. «La cultura greca è un mistero straordinario. La parola è un mito, un qualcosa che è accaduto tempo fa e che noi continuiamo a copiare semplicemente perché è perfetta. Abbiamo un linguaggio dentro che non è fatto di SMS, emoticons, ma di parole che rappresentano il macrocosmo. Tutte loro hanno una storia che ha subito cambiamenti e trasformazioni, ma sono fatte di radici di sensazioni. Nascono da un fruscio di foglie, da uno scorrere di fiumi; danno dolcezza o dolore. Dai grugniti nasce tutto, ad esempio da quel suono “mm” che produce il neonato. La parole è azione di tutte le cose visibili. Chi è l’intelligente? E’ colui che riesce a legare causa ed effetto, tutto attraverso la parola. Amo i Greci perché loro non hanno mai parlato; loro hanno cantato. Hanno avuto la capacità di dire tutto il proprio essere in pieno; avevano il senso del tempo».
I Greci: coloro che non conoscevano futuro, perché il futuro era in loro. E non hanno mai fatto terminare il passato, perché il passato è sempre presente.
Il poeta ha anche importato pillole di felicità: «Che cosa è la felicità? Sappiate che non è ridere, quella è gioia. La felicità corre parallela all’esistenza; bisogna essere innamorati della vita sempre, anche se ci sono situazioni negative; perché la felicità è un continuo scorrere su e giù ma sempre vicino a noi, perché rappresenta la corrente della vita. Vedete, tutto ciò che sto dicendo, tutte le parole che sto utilizzando io le vedo, nella loro costruzione e nell’esistenza. Nel romanzo che ho scritto (n.b. Il mercante di luci) ho voluto insegnare che non importa cosa accade, non bisogna contare la vita a lunghezza di tempo, ma a qualità. Con un succo di intenzioni, passioni, si può durare anche solo 10 anni. Il tempo va battuto, si riduce a nulla, dovete dominarlo».
E l’uomo in tutto ciò? «L’uomo ha bisogno di andare oltre, di avanzare, ha bisogno di sapere». E citando la teoria del paradiso terrestre di Kierkegaard «Ha due possibilità da scegliere: quella di restare libero, ma vivere nell’insicurezza e quella di sentirsi tranquilli ma non liberi».
Un appello disperato e gridato quello finale: «Non restate passivi. La vita è attiva! Conquistate le cose, fatelo con la fatica perché è molto più bello. E la forza dell’uomo risiede proprio in questo, nella conquista. E ricordate che vincere non vuol dire avere una medaglia: vincere è lottare e non perdersi d’animo, è arrivare fino all’ultimo respiro e dire “io sono vivo e vinco”. Usare il coraggio e la forza è già una vittoria».
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