L’Assemblea Programmatica della Comunità Civica è una festa di partecipazione. «Terlizzi può cambiare e noi ne siamo la prova». Le immagini

© terlizzilive
Il laboratorio democratico svoltosi per tutta la giornata di ieri nella Sala Eventi di via Aminale è stato un esperimento positivo che ha l’ambizione di inaugurare un nuovo modo di fare politica a Terlizzi
L’Assemblea Programmatica della Comunità Civica svoltasi per tutta la giornata di ieri nella Sala Eventi di via Aminale è stata un eccellente esempio di politica partecipata.
Unanime il coro dei consensi, da parte di chi a vario titolo – in qualità di relatore o semplice uditore – ha partecipato all’intensa giornata di relazioni, dibattiti, focus group, confronti promossa dal Movimento Civico in associazione con molti altri operatori culturali e sociali della città: si è trattato di un esperimento riuscitissimo, che segna forse il primo passo di un modo nuovo di fare politica, per lo meno a Terlizzi, sulla scia dei fortunati “cantieri” cittadini già avviati in realtà vicine come Bitonto, ad esempio.
Qualcuno, data la casuale concomitanza, è stato tentato di definirlo una “Leopolda” in salsa nostrana, ma la realtà è che hanno aderito all’appello della Comunità Civica non soltanto le forze politiche collaudate e riconosciute, ma soprattutto la congerie finora in buona parte “sommersa” dei liberi cittadini, attivi e appassionati, che per varie ragioni non si riconoscono nell’operato dell’attuale amministrazione: tra questi, fatto soprendente e d’auspicio, molti i giovani. Tutti convenuti per contribuire con le proprie idee a definire ciò che “Un paese vuol dire…”.
La formula di questo inedito laboratorio democratico è stata semplice, ma piacevole e vincente. In mattinata, nella prima parte, sono stati invitati a parlare in seduta plenaria – davanti a una folta platea in cui sedeva pure, ospite d’eccezione, Rosalba Palma, l’assessore più giovane della storia di Terlizzi -, i delegati per ciascuna area di competenza. Dopo la relazione introduttiva di Stefania Veneto, si sono avvicendati Giuseppe Scagliola per l’agricoltura, Roberto Covolo per lo sviluppo territoriale, Francesco Paolo Barile per l’ambiente e le opere pubbliche, Edgardo Bisceglia per i servizi sociali, Gianpaolo e Michele Altamura per la cultura, Lucia D’amato per la macchina amministrativa, Giuseppe Volpe per la partecipazione. Gli stessi, nel pomeriggio, hanno coordinato i tavoli dedicati alle specifiche tematiche, riferendo nuovamente in plenaria le conclusioni emerse alla fine della giornata.
Le relazioni e il seguente dibattito non si sono limitati a mettere a fuoco gli aspetti critici, ma si sono preoccupati soprattutto di fornire indirizzi, proposte, spunti di riflessione e miglioramento che sono stati poi sviluppati collegialmente. Tutti sono stati concordi nel reclamare, ancora una volta, l’annosa esigenza di un approccio realmente inclusivo e partecipativo nei processi gestionali legati ai vari ambiti dell’amministrazione. Il punto fermo condiviso è che chi fa politica dovrebbe avere come stelle polari la trasparenza e la collegialità, specie se è chiamato a prendere decisioni che riguardano la comunità. Una critica forte, in proposito, è stata fatta al modo in cui la giunta ha introdotto il porta a porta, senza una vera e propria campagna di sensibilizzazione che spiegasse ai cittadini i vantaggi di differenziare in maniera capillare. Osservazioni simili sono state espresse dal gruppo agricoltura, che ha chiesto all’amministrazione uno sforzo di coesione e maggiore ascolto nei confronti del mondo agricolo, al di là degli steccati, evitando di restare nelle logiche territoriali e di fazione. È emersa in merito la necessità ormai inderogabile di ricercare un rapporto cooperativo con i cittadini, che dovrebbero essere maggiormente coinvolti e divenire veri e propri attori della macchina amministrativa, dando di più ma usufruendo proporzionalmente di servizi di qualità superiore. Bisognerebbe superare in fondo la logica prestazionale – e al limite assistenziale – che è la vera zavorra della relazione tra amministrazione e cittadino, in un’ottica di co-costruzione del bene comune. L’assunzione di maggiori responsabilità e da ambo le parti porterebbe di certo a un incremento del livello di consapevolezza, a tutto vantaggio della convivenza civile e della concordia sociale.
Altro punto dolente venuto alla luce nel corso della giornata è lo scarso interesse dell’attuale amministrazione a fare della cultura e delle strategie di promozione del territorio effettive leve del cambiamento, creando al di là dei singoli eventi e iniziative già organizzati un progetto organico che sia valido e spendibile a medio-lungo termine. I partecipanti ai tavoli culturali hanno proposto, ad esempio, di elaborare precise politiche di innovazione, creando marchi e narrazioni nuovi, un “immaginario” rinnovato che racconti la nostra città superando i luoghi comuni, gli stereotipi e le retoriche: in questo senso, potrebbe essere utile provare a sviluppare un museo-laboratorio del fiore o, anche, a estendere i confini stagionali delle nostre due feste patronali, facendole “vivere” tutto l’anno; oppure, sforzarsi di rendere totalmente funzionali e interconnesse tutte le risorse e le infrastrutture, fisiche e intellettuali, a disposizione della città. Di fatto, l’assessorato alla cultura dovrebbe diventare un settore propulsivo dell’amministrazione, reclamando un portafoglio più consistente, ma cercando pure, da parte sua, di intercettare più finanziamenti europei e regionali, magari dotandosi di una struttura permanente di operatori culturali che non solo capti i fondi ma sappia anche cosa e come fare per gestirli adeguatamente.
A conclusione di questa vera e propria festa di partecipazione, Pasquale Vitagliano ha letto una “Carta” dell’Assemblea Programmatica, un documento che ha sintetizzato in dieci punti le istanze prodotte dalla Comunità Civica alla sua prima uscita, dando poi a tutti i presenti e a quanti altri vorranno unirsi a questo cammino comune appuntamento alle prossime settimane, quando saranno convocati nuove assemblee.
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