Largo Lago Dentro, giovedì il sopralluogo della Sopraintendenza. Gianferrini: «Serve risanamento funzionale del sottosuolo del centro storico»

pavimento in largo lago dentro

La piazzetta è un autentico “serbatoio”, anche di storia cittadina. Ma dal punto di vista archeologico, afferma il dirigente tecnico del Comune, non sta riservando ancora grosse sorprese

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I lavori in corso per il riassetto idrogeologico di Largo Lago Dentro sono stati caratterizzati da subito, come è noto, dal ritrovamento di alcuni reperti nel sottosuolo. Divelta la pavimentazione, sono state scoperte alcune condotte della fogna bianca, antecedenti alla bonifica promossa nel 1798 dall’eclettico barone de Gemmis in quello che è il bacino idrico storico di Terlizzi vecchia

I tecnici hanno anche riportato alla luce buona parte della pavimentazione risalente al diciottesimo secolo. L’impiantito, in fine pietra bianca, è evidentemente avvallato e segue una forma sinusoidale, il che potrebbe indicare la presenza sotterranea di un sistema di cisterne corrispondente con volte a botte, di cui il pavimento adesso visibile a tutti è la parte superficiale esterna, l’estradosso, in termini tecnici.

L’eventualità è contemplata anche dal dirigente tecnico del Comune Gianferrini – che ha partecipato alla seduta della II commissione consiliare permanente svoltasi giovedì per aggiornare cittadini e associazioni sullo stato dei lavori –, mentre altri, come l’architetto Tempesta, portavoce del Centro Studi “Architetto Michele Gargano”, ipotizzano invece sia dovuta a un cedimento differenziale del fondo stradale, causato proprio dal substrato infido, di cui il proverbiale pavimento gibboso e “flottante” della piazzetta sarebbe una prova evidente. “Potrebbero esserci millenni di storia sotto largo Lago Dentro”, sintetizza Tempesta.

I terlizzesi insomma camminano da sempre su uno strato di doline “tappate” in cui ha continuato tuttavia a confluire spontaneamente acqua in quella che, nel Novecento, è diventata persino un mercato della frutta e della verdura. “Per adesso abbiamo trovato solo una cisterna, piena di acqua fetida, che abbiamo svuotato ma torna sempre, forse perché comunica in qualche modo con la fogna nera”, riprende Gianferrini, per il quale non è scontato che questo presunto sistema idraulico – di origine naturale, ossia non costruito ex novo, ma scavato, “antropizzato” in qualche modo – funzionasse effettivamente. La dimostrazione è che in seguito si dovette intervenire con nuove opere.

Bisogna tenere presente che largo Lago Dentro è un punto dove morfologicamente convogliano acque non solo reflue ma anche meteoriche, dal cielo e dalla terra quindi, e il fatto che l’area sia uno dei centri nevralgici della storia popolare terlizzese – le plebi vi attingevano e scaricavano promiscuamente acqua per le necessità più disparate – l’ha resa una zona malsana, un crogiolo di batteri da cui possono essere scaturite malattie ed epidemie, fors’anche la peste nera del Seicento, quella da cui leggenda vuole la Madonna del Rosario abbia guarito Terlizzi.

“Se ci sono altre cisterne, la nostra idea è di restituirle alla loro funzione originale, che è quello di fogna bianca”, avverte pragmaticamente Gianferrini, che spiega anche come la scoperta del pavimento settecentesco ponga problemi rispetto alle opere idrauliche in corso. Ripristinare e curare il patrimonio storico-architettonico costa, prosegue il dirigente: “solo per ripulire l’interno della cisterna restaurata sulla via vecchia di Sovereto, ad esempio, ci sono voluti trentamila euro di finanziamenti europei”. Bisognerà valutare con equilibrio il da farsi.

CAPITOLO RITROVAMENTI. Di certo – assevera il dirigente – da un punto di vista archeologico questi scavi non hanno un valore trascendentale, mentre lo hanno dal punto di vista storico. “Ad esempio, abbiamo trovato nel sottosuolo cose strane, due o tre conci di pietra, risalenti al diciottesimo secolo – antecedenti dunque alla bonifica del 1798 –, che forse erano gli accessi alle cisterne stesse, in parte ostruiti da terreno”.

Per sua stessa natura e ventura, la piazzetta è insomma un autentico serbatoio, anche di storia cittadina. Finora – ha raccontato l’archeologa incaricata dal Comune di seguire gli scavi, Maria Teresa Foscolo, di fronte alla commissione – è stato ritrovato qualche chiodo, materiale di risulta proveniente forse da costruzioni prospicienti la piazza, una moneta che data al diciottesimo secolo, frammenti di ceramica collocabili tra il XVII e il XVIII secolo e un piccolo crocefisso misurante otto centimetri confitto nel terreno di riempimento, ovvero nello strato di terra smosso per avanzare nei lavori. Nessuna traccia di culti catacombali nei penetrali della Terlizzi che fu, dunque, a differenza di quanto speculato da alcuni.

“Il protocollo indicatoci dalla Soprintendenza di Bari indica tre saggi di scavo: il primo, condotto sulla pavimentazione della piazza; il secondo, effettuato sul materiale di riempimento della strutture perimetrali, risultato proveniente dal crollo della cisterna stessa, e il terzo, non ancora svolto”, ha affermato ancora Foscolo. 

Giovedì prossimo è atteso il sopralluogo della Soprintendenza e si definiranno meglio le prospettive dei lavori. Si prefigura, in ogni caso, l’esigenza di mappare in maniera estesa la parte sotterranea di Terlizzi vecchia, dalla chiesa dell’Immacolata alla Santa Maria, “magari passando attraverso piazza IV Novembre”, suggerisce Gianferrini. “Mappare con il georadar il sottosuolo costa. Ho sottoposto la cosa al Comune e stiamo valutando le offerte da parte di ditte specializzate. C’è acqua che gira sotto i nostri piedi, sarebbe utile e interessante capirne la provenienza, per mettere in sicurezza la superficie rispetto a possibili cedimenti e dissesti, ma anche per prevenire eventuali richieste di risarcimenti dei privati le cui proprietà sono a volte danneggiate da infiltrazioni”, spiega il dirigente.

Da questo punto di vista, si opti per una valorizzazione integrale o parziale dei ritrovamenti, toccherà intraprendere un risanamento funzionale complessivo del centro storico. “Questo, tenendo conto del fatto che c’è un appalto in atto e che bisogna affrontare la cosa in tempi ragionevoli”, aggiunge Gianferrini. 

In conclusione, abbiamo secoli di storia sotto di noi, ma paradossalmente solo poche settimane davanti per decidere il da farsi.

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