La storia di Vito, madonnaro per necessità. Foto

© terlizzilive
50 anni, di Santeramo, gira per feste patronali e sagre di paese disegnando immagini sacre sulle strade della Puglia
“Ero un terzista, fabbricavo divani per aziende medie e grandi. A un certo punto gli affari iniziarono a non andare per il meglio e così ho dovuto chiudere, come tanti. Allora ho cominciato a girare per le fiere di paese disegnando immagini sacre”.
50 anni, nativo di Santeramo in Puglia, Vito racconta la propria storia con voce gentile e sommessa, giusto una punta di pudore, mentre se ne sta seduto su un seggiolino nel posto in cui una volta era uso piazzarsi il celebre Amaluk, rivenditore di medicamenti dalle pretese qualità taumaturgiche, in occasione della Festa Maggiore.
Corso Vittorio Emanuele è gremito di cittadini a passeggio nella domenica della Madonna del Rosario. Qualcuno, mentre parliamo, si ferma a gettare sparute monetine sulla Vergine col Bambino, un’austera figura disegnata a gessetto su fondo azzurro, proprio accanto a noi. “L’avevo finita già ieri. Ci avevo messo 10 ore. Poi ha cominciato a piovere e ho dovuto rifarla”.
Quella del madonnaro è un arte lenta, paziente, antica, le cui prime testimonianze databili risalgono al diciassettesimo secolo. Vito ha iniziato a praticarla dieci anni fa, quando la crisi globale dell’artigianato, ormai stritolato dalla delocalizzazione selvaggia che continua a spostare i centri di produzione sempre più a est, ha colpito anche la terra della Natuzzi, sconquassando l’economia del divano.
Sorpreso dalla congiuntura economica negativa, il nostro amico non si è perso d’animo e ha scelto di diventare precario per mestiere, nel senso che si è messo a disegnare preghiere, girando per le fiere e le sagre della Puglia gessetti e pennelli al seguito. Nessuno, nella sua famiglia, aveva mai fatto il pittore, men che meno stradale.
“Mio zio si dilettava, aveva una buona tecnica di disegno, e anche io me la cavavo, prima di iniziare. Ma si guadagna abbastanza bene. A fine serata il ritorno economico c’è. Se non lo avessi, non farei questo mestiere”, assicura lui.
Per il momento il raggio d’azione di Vito è limitato alla Puglia, ma forse in futuro proverà forse a sconfinare, le prospettive non sono cattive. “Per adesso faccio base a Santeramo, dove sono molto conosciuto, e giro molto in Puglia. Sono stato al massimo a Manfredonia, alla festa della Madonna di Siponto”.
E fuori regione? – gli chiedo – L’arte dei madonnari è molto apprezzata nel centro Italia, ad esempio a Loreto, dove, nella piazza della Basilica della Santa Casa, arrivano i migliori interpreti dello Stivale e d’Europa. “Me l’hanno detto, e un giorno forse ci andrò”, si ripromette Vito. “Ma vorrei tornare ancora qui, qui mi sta andando bene. Dove è il passeggio a Terlizzi, di solito?”, mi chiede.
Qui, esattamente dove ci troviamo adesso, gli rispondo. “Di domenica?”. Sì, soprattutto la domenica mattina, confermo; e in occasione delle feste comandate, aggiungo ironico. Nel frattempo una coppia di giovani sposi, ferma a pochi passi da noi con la bimba nel passeggino, fa rotolare una monetina sulla figura della Madonna. Sul volto di Vito si apre un timido sorriso.
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