Una cicogna in pellegrinaggio al Santuario della Madonna di Sovereto. Foto. Video

cicogna nidifica sul tetto di santa maria di sovereto

L’elegante volatile si è installato per un paio di giorni – fino a ieri – tra il campanile e il tetto della Chiesa di Santa Maria

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“È stata due giorni sul campanile a riposare prima di riprendere il suo lungo viaggio, incurante del temporale e degli scrosci d’acqua. Poi poco fa è volata via. Lo spettacolo della natura commuove sempre. Buon viaggio, cicogna!”.

Il breve ed emozionato racconto è di Sabrina, una cittadina che – al pari di alcuni altri fortunati – ha avuto l’onore di assistere ad un evento sempre più raro dalle nostre parti: il soggiorno di una cicogna solitaria sulla torre del santuario della Madonna di Sovereto.

Dopo aver zampettato qua e là sul tetto della chiesa, l’elegante volatile – becco lungo e appuntito, corpo bianco e affusolato e ali bordate di nero – ieri è infine partito, molto probabilmente alla volta dell’Africa, dove molti suoi simili amano migrare annualmente per svernare al caldo.

Durante l’anno, le cicogne infatti vivono per lo più nelle zone umide nidificando specialmente sugli alberi, ma sono solite scegliere per l’appunto anche campanili, o comignoli e pali della luce. Il tempo uggioso che sta insistendo su Terlizzi in questo periodo e l’allettante possibilità di starsene per un po’ tranquilla sulla cuspide della chiesetta deve aver convinto la nostra amica, forse un po’ stanca per la lunga trasvolata, a una sosta ristoratrice. 

Sono tante le leggende, le tradizioni, le dicerie che riguardano questo bellissimo uccello, tanto presente e familiare nella nostra cultura. La “lectio maior” vuole che la cicogna porti i bambini: forse questa credenza affonda le radici nella mitologia romana, secondo cui la cicogna era consacrata alla dea Venere (o a Giunone), per cui, quando essa decideva di fare il nido sul tetto di una casa, si interpretava tale evento come una benedizione divina. I primi cristiani dicevano che una cicogna aveva sorvolato la croce, mostrando compassione verso Cristo morente.

Nella maggior parte delle leggende il pennuto è visto effettivamente come un animale benefico, emblema di fertilità, purezza, castità: una cicogna che vola sopra una casa è considerato un auspicio di nascita imminente; se vi si posa solitaria la proteggerà dagli incendi, se in coppia allora porterà fortuna ai suoi abitanti.

Ancora oggi in Olanda e in Germania i piccoli cantano canzoni alle cicogne per chieder loro di avere un fratello o una sorella, mentre in Baviera si tramanda fantasticamente che i bambini buoni viaggino sul dorso della cicogna, quelli cattivi invece sono ghermiti dal suo becco. Nell’antica Roma esisteva addirittura la Lex Ciconiaria, che obbligava i bambini a prendersi cura dei propri genitori quand’essi fossero diventati vecchi o si fossero ammalati.

Nel mondo latino e in quello greco l’uccisione di una cicogna era un reato punito severamente, a volte perfino con la morte. Ancora oggi sopprimerne un esemplare è considerato un grave reato nella cultura slava – in Slovenia l’animale è pure effigiato nella moneta da un centesimo di euro.

Così pare fosse anche in Puglia, come testimonia anche Cesare Ripa, che nella sua celebre “Iconologia” rappresentò la nostra regione come una donna che ha accanto una cicogna con una serpe nel becco. La spiegazione di questo rispetto sconfinato nel sacro risiede dunque anche nel fatto che l’uccello «tiene netto il paese dalle serpi», di cui è ghiotto. 

Insomma la presenza della cicogna nel nostro folclore sembra assai gradita e parimenti elaborata dai racconti e dalle leggende popolari. E considerato che – a quanto dicono gli ornitologi – la cicogna ha l’abitudine di tornare ogni anno nello stesso posto a fare il nido, chissà che questo inatteso ed estemporaneo pellegrinaggio al Santuario di Santa Maria di Sovereto non diventi (anche per lei) una tradizione.

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