Et voilà, il grazioso “minuetto” del Carro Trionfale: un rito che non finisce mai di stupire. Video. Foto

il carro trionfale

Lo spostamento della macchina dal “lamione” è un momento liberatorio che incanta la folla: al termine della “villa” la giravolta è leggiadra come un passo di danza

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I preparativi fervono già dal pomeriggio inoltrato, dettati – più che dalla razionalità delle singole persone – da una sorta di mente superiore, un inconscio collettivo che custodisce la tradizione, amministra la storia, distilla il retaggio culturale, suggerendo infallibilmente cosa, come, quando fare ciò che deve essere fatto perché la Festa abbia luogo. 

Il giovedì della Festa Maggiore, vero e proprio collaudo della tre giorni canonica che partirà domani e finirà lunedì, è un prodigio di leggiadra, simmetrica efficienza paragonabile a un grazioso minuetto di Haendel. Come definire altrimenti la preziosa giravolta in cui si è esibito il Carro – ben condotto dai nuovi timonieri – al termine della “villa”, prima di far ritorno davanti allo storico “check point” della scuola “Pappagallo”?

Beninteso, questo automatismo profondo, questo “istinto” collettivo – che Terlizzi sa sfoggiare nelle migliori occasioni – non riguarda soltanto l’organizzazione pratica – la logistica, la tecnica, il know how – o la pur encomiabile solerzia del Comitato.

Afferisce soprattutto alla sensibilità, al senso di partecipazione, allo spirito identitario espressi da una comunità che in questi giorni di inizio agosto dedicati a Santa Maria di Sovereto fibrilla come un gigantesco, formicolante organismo pervaso da un unico impulso: quello di riversarsi in strada e stringersi fisicamente attorno alla sua Patrona, perpetuando il senso del rito popolare (e superando le divisioni, dimenticando – semel in anno – le beghe da condominio e le scenette da avanspettacolo che la politica nostrana doviziosamente propone…). 

Si tratta insomma di un moto spontaneo, viscerale, che, pur prendendo le mosse dal calendario religioso, dimostra tuttavia di essere sacro, “divino” in un senso molto più ampio di quello puramente dottrinale e teologico, giacché si autodetermina come patrimonio cultuale e si manifesta a tutti gli effetti come “collante”, o religione civile. Santa Maria di Sovereto è sentita dai terlizzesi come matrice, origine, fondazione, e come tale è radicata nel genius loci. 

Rito battesimale di questo “legame”, il giovedì della Festa Maggiore non sarà mai mero preludio a carattere tecnico della kermesse, né scadrà mai a vuota accademia. L’osservatore attento potrà sempre avvertirvi, sotto la superficie allegra e festosa, l’attesa di una comunità gravida di apprensione, carica di una sotterranea trepidazione pronta tuttavia a dissiparsi in puro incanto, a liberarsi in ovazione nel momento culminante – catartico – dello spostamento della macchina da festa dal “lamione”. Solo dopo questo fatidico passo – dopo questa autentica cerimonia di iniziazione – la marcia del Carro potrà dirsi “Trionfale”. 

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