Legambiente Terlizzi: esclusi dalla terza seduta della Conferenza di Servizi regionale Sorgenia

L’impianto di biomasse proposto
L’associazione: «Produrremo comunque ulteriori osservazioni»
Il 5 agosto scorso il Servizio Transizione Energetica della Regione Puglia ha convocato, per il 19 settembre, la terza, e forse decisiva, seduta della Conferenza di Servizi volta al rilascio della autorizzazione unica alla realizzazione e all’esercizio dell’impianto a biomasse proposto da Sorgenia Bio Power Srl. Legambiente Terlizzi “Amici di Vito e Clara”, già ammessa alla Conferenza di Servizi ai sensi della Legge n.241/90 in quanto portatrice di interessi diffusi, tanto da aver partecipato alla seconda seduta del 25/01/2022 producendo circostanziate osservazioni sul progetto Sorgenia, inspiegabilmente non è stata formalmente invitata alla terza seduta di settembre. Anche l’associazione Puliamo Terlizzi risulta essere stata esclusa. Con pec dell’8 agosto scorso Legambiente ha chiesto di essere ammessa a partecipare, invitando contestualmente per la quarta volta, il dirigente ed il responsabile del procedimento, a garantirle il completo accesso agli atti del procedimento, finora consentitole solo parzialmente.
«E’ nostra intenzione presentare ulteriori osservazioni che possano supportare l’Autorità regionale competente, a ponderare tutti gli aspetti e gli interessi in gioco prima di assumere una eventuale posizione favorevole al rilascio della Autorizzazione Unica. Invieremo il contributo anche se il Servizio Regionale intenderà confermare la nostra estromissione dalla Conferenza – commenta Michelangelo Guastamacchia, presidente dell’associazione ambientalista – Sottolineeremo ancora una volta che le norme a tutti i livelli, locale, regionale e nazionale, non consentono la realizzazione dell’impianto in quell’area. Innanzitutto l’intervento non è conforme urbanisticamente al nostro PRG: le Norme Tecniche di Esecuzione, infatti, vietano in “area annessa” alla via Traiana, qualsiasi nuovo insediamento, residenziale o produttivo, specie con il parere negativo della Soprintendenza alla luce del quale non è consentito alcun intervento edilizio, neppure lo scavo».
«A livello regionale sono ben tre le norme che vietano tale intervento: il Regolamento Regionale n.12/2008 prevede prioritariamente la compatibilità dell’impianto con lo strumento urbanistico locale, compatibilità assente come già sottolineato; il Regolamento Regionale n. 24/2010, all’Allegato 1, con riferimento alle “aree annesse” ai Tratturi, indica che “qualsiasi realizzazione di impianti di biomassa sarebbe in contrasto con l’integrità dei siti e con la riqualificazione del contesto” in quanto “l’obiettivo principale è quello della conservazione e della valorizzazione dell’assetto attuale”; la Disciplina regionale del procedimento volto al rilascio dell’Autorizzazione Unica per impianti alimentati da fonti rinnovabili, poi, per gli impianti da ubicare in zone agricole, come nel nostro caso, non consente alla Conferenza di Servizi regionale, di disporre automaticamente la variante urbanistica».
«Questo ultimo aspetto – sottolinea Guastamacchia – è di fondamentale importanza in quanto, differentemente dalle situazioni in cui gli impianti sono ubicati in aree con diversa destinazione urbanistica, per le quali l’autorizzazione regionale dispone la variante urbanistica, la norma, che riprende letteralmente quanto disciplinato dalle Linee guida ministeriali, tutela in modo particolare le aree agricole qualora la pianificazione urbanistica comunale non preveda la possibilità di realizzare tali impianti; in tali casi l’adozione di una eventuale variante urbanistica è riservata in maniera esclusiva ai Comuni».
L’associazione rileva positivamente il dialogo che si è instaurato tra il sindaco e l’assessorato all’urbanistica del Comune di Terlizzi e le associazioni impegnate in prima linea per la tutela del territorio, e auspica che presto l’amministrazione comunale possa dimostrare al Servizio regionale deputato al rilascio dell’autorizzazione unica, con atti dai contenuti incontrovertibili, la inammissibilità, oltre che la inopportunità, di un tale intervento in quell’area.
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