Disastro ferroviario, è sbagliato parlare soltanto di errore umano

La Redazione
disastro ferroviario tra andria e corato

Vito Ruggieri, per molti anni segretario comunale di Andria, commenta gli scenari legali e politici legati alla gestione della linea Bari Nord

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Caro direttore, il Presidente della Repubblica Mattarella ha dichiarato che la tragedia del treno locale Bari Nord sulla tratta ferroviaria Corato Andria, gestita con diritto di privativa dalla s.p.a. Ferrotranviaria è “inammissibile”. Il presidente dell’autorità nazionale anticorruzione, Cantone, ha espresso invece il convincimento che l’inadeguatezza delle infrastrutture in Italia sia l’effetto dell’ampia diffusione di “un’atavica corruzione”. Il giornalista Scagliarini del quotidiano la Gazzetta del Mezzogiorno ha affermato che un investimento  “da meno di due milioni di euro avrebbe consentito di installare il sistema del blocco automatico anche da Ruvo a Corato … Soldi che la Ferrotranviaria aveva a disposizione e non ha speso.”

Sic stantibus rebus, è verosimile l’ipotesi che, ove la corruzione non fosse sistemica e l’efficienza della gestione del servizio ferroviario fosse assicurata, si sarebbe evitata la strage di ventitré morti e di tanti feriti, oltre alla distruzione delle famiglie. Indubbiamente, la magistratura eserciterà il suo ruolo. Tuttavia, sembra stravagante attribuire le colpe all’errore umano. Il noto brocardo latino “errare humanum est” ha un valore ed un senso. Le responsabilità sono da ricercare, in primis, nella politica economica, sregolatamente liberista, che consente ad un soggetto privato di gestire un bene comune, il trasporto pubblico, in eterno, con diritto di privativa, iure domini, ma con fondi europei, precisamente con le contribuzioni economiche, versate all’Europa dai cittadini italiani.

Sorge, altresì, l’interrogativo. Esiste un trasparente contratto di servizio, adeguato alla normativa europea sulla concorrenza e, comunque, regolante la durata, le modalità, gli oneri e le obbligazioni della privilegiata e monopolista società, tra l’altro, per assicurare la sicurezza dei viaggiatori e degli operatori aziendali, nonché  la risarcibilità dei disastri operativi? I profitti della gestione hanno una destinazione sociale, pur depurati dell’equo lucro della società, o partono per lidi protetti dal sistema finanziario dei paradisi fiscali? 

La corruzione non è un fenomeno dipendente solo dall’etica umana ma trova linfa nella politica economica, propiziatrice di privilegi, di rendite e profitti sproporzionati, avulsi dall’utilità sociale, a vantaggio dei gestori privati. Il mito dell’efficienza del privato orientò negli anni novanta la legislazione degli enti locali verso la gestione mista pubblico-privato o totalmente privatistica dei servizi pubblici. La proliferazione delle società partecipate ha raggiunto una cifra scandalosa: circa dieci mila, contribuendo, fortemente, ad incrementare il debito pubblico, a ridurre il prodotto interno lordo e ad incentivare la crisi economica. Basti considerare che la privatizzazione del supremo bene comune, l’acqua, fu impedita dal referendum sui servizi pubblici. La scelta del sistema di gestione privatistica consente di eludere le procedure e le regole pubblicistiche per la provvista delle risorse umane e professionali, nonché per l’esecuzione dei lavori e la fornitura di beni e servizi. In tal modo, la corruzione ha trovato terreno fertile per espandersi. Cantone ed il Governo, quindi, devono perseguire l’obiettivo strategico, non tanto di ridurre le società partecipate quanto di riformare il cennato ordinamento legislativo di politica economica dei servizi pubblici negli enti locali, così da abbattere, in nuce, le innaturali commistioni pubblico-privato, che generano il malgoverno ed il malaffare nella falsa legalità. Occorre ricercare una nuova etica legislativa di politica economica, laddove la gestione privatistica dei servizi pubblici non sia alimentata dai privilegi ed, ancor peggio, dai fondi pubblici, ma dalle capacità e dai leciti profitti imprenditoriali.

nResto, quindi, stupefatto dalla dichiarazione del legale difensore della s.p.a. Ferrotranviaria, secondo cui l’azienda potrebbe ritenersi parte lesa, pur avendo omesso di investire i due milioni di euro disponibili, per installare il blocco automatico del treno».

Vito Ruggieri (ex segretario comunale del Comune di Andria)

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