“O me o Dio”, la storia di Santa Scorese raccontata da sua sorella Rosamaria al Polo Liceale di Terlizzi

Rosamaria Scorese
La vita di Santa, vittima di femminicido: una ragazza speciale, di straordinaria sensibilità, fulgida testimonianza cristiana
In occasione dell’assemblea d’istituto svoltasi nella giornata di ieri, 30 novembre, presso l’ Auditorium del Polo Liceale Sylos-Fiore di Terlizzi, gli alunni delle classi terze, quarte e quinte dell’Economico Sociale, Linguistico, Scienze Applicate e Scienze Umane, hanno avuto l’opportunità di partecipare all’incontro con Rosamaria Scorese, attiva nella lotta contro lo stalking e il femminicidio, sorella di Santa, vittima di femminicidio e protagonista del cortometraggio “Santa Subito”.
In modalità telematica (attraverso Google Meet) è intervenuta anche l’Associazione di assistenza legale e psicologica gratuita ai figli delle donne vittime di femminicidio “Il Giardino segreto di Roma”.
Tra interventi personali, lettura di messaggi anonimi e riflessioni significative, i ragazzi, dai volti curiosi e attenti, hanno avuto la possibilità di raccontarsi e di esprimersi attraverso un dialogo libero e vivace.
«Ciascuno di noi ha un subito da vivere: su questo concetto molto importante era basata la vita di Santa, mia sorella, una donna capace di calarsi nella realtà di ogni giorno con la volontà di rivoluzionarla.
Una ragazza volitiva, vibrante di energia e dalla gioia contagiosa. Consapevole delle sue scelte, oggi parla a voi, nuove generazioni, sul rispetto della dignità femminile» racconta Rosamaria.
Santa nasce a Bari il 6 febbraio 1968 e nel suo cuore, sin da subito, si accende il fuoco della vocazione religiosa e della solidarietà. Frequenterà assiduamente l’istituto delle Missionarie di padre Kolbe a Palese, presterà opera nella Croce Rossa Italiana e in numerose strutture parrocchiali, mostrando sempre il suo attivismo smisurato, sincero.
Sarà proprio in quest’ambito che conoscerà il suo assassino, un uomo “insospettabile”, con problemi psichiatrici, che, dopo un’ iniziale attenzione indesiderata, non le darà tregua per ben tre anni e la colpirà il 16 marzo del 1991 con 13 fendenti alla gola e al petto per ferirla. Cinque ore di agonia, inutile la corsa al Policlinico di Bari: Santa trova la morte, ma «rinasce ogni giorno in ognuno di noi».
La vicenda di Santa è il racconto dell’impotenza delle istituzioni di allora. Soltanto nel 2009, infatti, i comportamenti molesti e gli atteggiamenti persecutori a sfondo sessuale, sono risultati atti da sanzionare penalmente.
Un momento di riflessione fondamentale in una comunità scolastica che abbraccia, puntualmente, tematiche contemporanee con i giovani e per i giovani.
Si avverte l’urgenza di un’azione culturale mirata, poiché l’unico strumento di prevenzione della violenza è l’educazione e questo è un grande compito per la scuola.
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