
Parlami Dentro
“Caro amico ti scrivo”: la lettera di Pasquale Vitagliano ad un detenuto sconosciuto
Il poeta e scrittore terlizzese ha preso parte all’iniziativa “Parlami Dentro”
“Parlami Dentro” è la chiamata alle parole promossa da Fondazione Vincenzo Casillo e Liberi dentro-Eduradio&TV, che ha invitato cittadini e cittadine a scrivere lettere ai detenuti entro l’11 dicembre scorso.
«Unite alle intenzioni, le parole possono invertire l’ordine del mondo. Possono schiudere un sorriso pure davanti al buio». Ed il buio a cui fanno riferimento queste parole, è quello dei detenuti della Casa circondariale Rocco D’Amato di Bologna, che come tanti ristretti nelle carceri, aspettano con ansia l’arrivo di parole, lettere, comunicazioni da famigliari o amici per sentirsi un po’ più vivi.
Un modo per creare connessioni, per mettere in circolo narrativa di resistenza e far sentire un po’ meno sole le persone che vivono la propria quotidianità tra le mura del carcere, immersi in un tempo vuoto, senza lancette, indistinto, che farà il suo approdo anche nel nostro territorio, rivolto ai detenuti della Casa Circondariale di Trani.
Il progetto offre l’opportunità a ciascun cittadino di aprirsi all’altro, al simile e diverso: a chi vive una condizione di reclusione, di privazione, ma pur sempre desideroso di agire, di continuare a sperare e comunicare.
«Esiste una moltitudine di persone che fa delle parole la ragione di ogni giornata, a cui si aggrappa per tentare di sopravvivere. Sono quelle persone che hanno commesso un errore, ma che continuano ad impegnare ogni energia per trasformare, per evolvere. Sono persone che non hanno mai smesso di sperare» spiega Marilù Ardillo, responsabile Comunicazione della Fondazione Vincenzo Casillo, che ha ideato e seguito l’iniziativa, a cui hanno partecipato bambini, giovani, adulti da Nord a Sud.
A questo appello di pura e sincera umanità ha risposto Pasquale Vitagliano, poeta e scrittore terlizzese, dal 2012 anche Direttore artistico del Festival per la Legalità.
I suoi pensieri, racchiusi in una lettera e riportati qui di seguito, suonano come una carezza, come una seconda opportunità, «ci trascinano su un treno notturno che, pure chiusi nella nostra stanza, ci fa sentire in cammino»:
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