Fulvio Schinzari, il poliziotto che amava la musica e l’arte. Nel 1993 fu commissario prefettizio a Terlizzi

La Redazione
Fulvio Schinzari

Il vicequestore, tra i primi a essere identificati dopo l’incidente sulla Bari Nord, fu protagonista di una delle pagine più nere della nostra storia comunale

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Tra le 23 vittime del disastro ferroviario del 12 luglio non c’erano soltanto Albino De Nicolo e Donata Pepe a interessare da vicino Terlizzi.

Vi è anche un’altra vittima legata, in qualche modo, alla nostra città: si tratta di Fulvio Schinzari, 59 anni, vicequestore aggiunto della Polizia di Stato, tra i primi a essere riconosciuti nel carnaio tra le lamiere dei due convogli schiantatisi nelle campagne tra Corato e Andria. Il suo corpo è stato identificato da un collega di polizia intervenuto a prestare soccorso sul luogo dell’impatto.

CARRIERA IN POLIZIA. Nato a Galatina, vicino Lecce, Schinzari ha svolto tutta la sua carriera di poliziotto in Puglia. Dopo la laurea in Giurisprudenza nel 1985, per quattro anni ha fatto l’avvocato. Nell’ottobre del 1989 è entrato nei ruoli dei funzionari della Polizia, dove ha ricoperto diversi incarichi. Il primo, per circa un anno, a Bari: funzionario addetto alla Squadra Mobile. A seguire, per un lungo periodo, da fine ’91 a inizio 2000, è stato funzionario al Commissariato di Barletta con incarico di responsabile della squadra di polizia giudiziaria e poi, dal 2000 al 2002 ha diretto il Commissariato di Canosa di Puglia. Dal 2002 al 2005 è stato responsabile del settore Sicurezza e Protezione Civile presso il Comune di Andria e a seguire, per due anni, ha diretto il Commissariato di Corato. A Canosa, come dirigente del Commissariato, è tornato nel febbraio 2007: qui è rimasto fino al giugno 2012, quando ha assunto l’incarico di Dirigente dell’Ufficio del Personale della Questura di Bari.

POLIZIOTTO ATIPICO. I suoi amici lo hanno definito “un poliziotto anomalo, un amante dell’arte a tutto tondo”. Grande lettore e appassionato di musica, suonava la chitarra, componeva. Tra i suoi musicisiti preferiti Pat Metheny, Mark Knopfler dei Dire Straits e Joni Mitchell. “Ad Andria spesso faceva spettacoli tra musica e parole”, ha ricordato una sua amica. “Viaggiava in treno perché – diceva – così poteva, leggere, pensare, ascoltare la sua musica”.

COMMISSARIO PREFETTIZIO. Schinzari era nel treno Andria-Bari perché si accingeva a tornare al lavoro dopo un periodo di ferie. Il suo incarico era attualmente quello di dirigente dell’ufficio del personale della Questura, compito che svolgeva già da quattro anni.

Il suo nome non dirà nulla alla maggior parte dei terlizzesi, ma Schinzari era stato uno dei tre commissari nominati dal Prefetto di Bari Catenacci in seguito allo scioglimento del nostro consiglio comunale nel 1993. La giustificazione del provvedimento fu – ricorda “Repubblica” – che nel nostro Comune c’era “chiaramente l’esistenza di un intreccio tra fenomeno criminale e vicende politiche cittadine”.

“In data 26 marzo 1993 su proposta di Mancino, il Governo presieduto da Giuliano Amato delibera lo scioglimento anticipato del Consiglio – afferma Gero Grassi, deputato Pd locale, in una cronistoria della nostra città. – Il 30 marzo il Presidente della Repubblica Scalfaro con Decreto scioglie il Consiglio Comunale di Terlizzi e nomina la Commissione Straordinaria, già indicata dal Prefetto di Bari e formata dal dr. Luigi Varratta, dr. Fulvio Schinzari e ing. Francesco Musci”.

Trovatisi di fronte a una situazione molto complessa e difficile da gestire, con la criminalità che stava provando – riuscendoci in molti settori – a mettere le mani sulla città, i tre “reggenti” avevano avviato una specie di “repulisti”. Come primo atto – ricorda “Repubblica” – «bloccano l’appalto per la nettezza urbana, poi iniziano a mettere gli occhi sulle licenze edilizie, un settore che scotta, visto che appena un anno fa un assessore è stato aggredito per aver rifiutato una licenza ad un pregiudicato, mentre l’auto del sindaco è saltata in aria, come pure lo studio di un professionista e il garage di un vigile urbano che voleva solo fare il suo dovere».

In questo clima di instabilità politica, il sette maggio 1993, ci fu il clamoroso scoppio dell’autobomba sotto il Palazzo di Città, in cui rimase ferito un vigile, Gioacchino De Sario. L’esplosione avrebbe potuto causare una strage e, nel funestro contesto delle stragi di mafia – San Giovanni in Laterano a Roma, via dei Georgofili a Firenze -, portò per qualche tempo Terlizzi sotto i riflettori delle cronache e dei dibattiti nazionali.

Alcuni mesi dopo, nel gennaio 1994, Schinzari si dimise dall’incarico di commissario prefettizio (gli subentrò il colonnello Capriati), ma fece in tempo a vivere da protagonista una delle pagine più nere della storia terlizzese.

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