Disastro ferroviario, le spiegazioni di Massimo Nitti, AD di Ferrotramviaria

La Redazione
Massimo Nitti

Sugli indagati: «Tutti sono innocenti fino a prova contraria, quindi è giusto che gli si dia la possibilità di giustificarsi nelle sedi opportune, ovviamente»

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Intervistato da Raffaella Calandra su Radio 24, L’AD di Ferrotramviaria Massimo Nitti ha provato quest’oggi a fare chiarezza sugli investimenti previsti per l’ammodernamento e sulla posizione degli indagati per la sciagura ferroviaria occorsa due giorni fa.

«Qui la sicurezza non può essere messa in discussione – ha assicurato Nitti – e ogni sistema ha i suoi livelli di sicurezza. L’ammodernamento, e quindi l’investimento, era finalizzato all’aumento della potenzialità della linea, quindi fare più treni, che significa aumentare necessariamente i livelli di sicurezza. Il blocco automatico permette di mandare i treni uno dietro all’altro anche a distanza di tre minuti quindi a quel punto il sistema di controllo della marcia dei treni diventa fondamentale, perché quando su una stessa linea e mando 1, 2 o 3 treni a distanza di tre minuti uno dall’altro va dato un supporto al macchinista. Però non dobbiamo mai dimenticare che il fattore umano è preponderante anche con i sistemi di supporto. Si chiamano sistemi di supporto alla marcia, non garantiscono una sicurezza infinita, l’uomo deve fare il suo dovere, deve rispettare il regolamento sempre».

Sulla dinamica dell’incidente, Nitti ha ribadito che «c’era un treno di troppo» e ha spiegato: «Sicuramente il treno di Andria non doveva partire, questa è l’unica cosa certa, adesso dobbiamo capire perché è partito e soprattutto cosa non ha funzionato nella catena di controllo, perché la responsabilità della partenza era ed è dei capi stazione però qualcosa comunque doveva intervenire perché questo non accadesse. Dobbiamo capire come è stato possibile l’errore di una persona soltanto, perché per come sono strutturati i regolamenti il capostazione poteva sbagliare ma qualcuno si doveva accorgere che stava sbagliando».

E alla giornalista che gli ha chiesto chi avrebbe dovuto accorgersi che stava sbagliando, Massimo Nitti ha risposto: «Quel treno doveva incrociare un altro treno, ci si doveva porre la domanda di come mai quel treno non è arrivato in stazione. Il capostazione avrebbe potuto chiedere uno spostamento di incrocio su Corato, ma avrebbe dovuto presentare i documenti di spostamento di incrocio al macchinista e al capotreno, in ferrovia tutto è strutturato in modo tale che un uomo da solo difficilmente possa fare dei guai. È di tutta evidenza che qualcuno ha aperto il segnale e quel qualcuno è il capostazione e dovrà spiegare perché l’ha fatto, cosa è successo; diciamo che tutti sono innocenti fino a prova contraria, quindi è giusto che gli si dia la possibilità di giustificarsi nelle sedi opportune, ovviamente».

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