«Era già successo nel 1986». Una testimone racconta un altro scontro tra due vagoni della Bari Nord

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Pasquale Abbasciano, una delle vittime del 12 luglio, era uno dei manovratori. La signora, all’epoca 25enne, testimonia: «Ci schiantammo a tutta velocità contro un vagone fermo in stazione»
“Non era mai accaduto prima”. Quante volte dal 12 luglio lo abbiamo sentito dire. Purtroppo però, non è vero.
Nel mese di dicembre del 1986 si è verificato un altro incidente sulla linea ferroviaria Barinord: un impatto frontale tra due vagoni in arrivo sul secondo binario mentre un altro vagone era fermo. Particolare incredibile, uno dei manovratori era Pasquale Abbasciano, il ferroviere andriese tra le 23 vittime della strage sulla Andria-Corato.
A ricordarlo, da Andria, è l’associazione di volontariato “Io Ci Sono!”: «quella che trent’anni fa veniva chiamata la Barletta-Bari – scrivono – fu al centro di un incidente che per puro caso non sfociò in tragedia ma comunque causò ben 34 feriti fra i passeggeri in seguito al tamponamento tra i due convogli.
Fra i feriti molti andriesi che ancora oggi, a distanza di trent’anni da allora, conservano il drammatico ricordo di quella brutta esperienza».
Tra quei passeggeri anche l’allora 25enne andriese Daniela Recchia, rimasta ferita nell’incidente, che oggi ricorda quei momenti indimenticabili di panico collettivo e ne parla con il presidente di “Io Ci Sono!”, Savino Montaruli.
Quest’ultimo ha estratto dal proprio archivio storico personale un articolo della Gazzetta del Mezzogiorno – Gazzetta di Puglia – Corriere delle Puglie di giovedì 11 dicembre 1986.
Il ricordo di una testimone
nLa signora Recchia racconta e scrive sulla sua bacheca: «quel giorno ero sul treno della Bari – Nord con mia madre per recarmi a Bari.
Ci schiantammo a tutta velocità contro un vagone fermo in stazione. Per fortuna, fermo. Non ci furono morti, penso, proprio perché l’altro treno era fermo. Ma tanti, tanti feriti, (alcuni gravi) me compresa, me la cavai con un taglio sulla fronte e un ginocchio gonfissimo.
Ma allora non c’era internet e la cosa venne messa a tacere. Mai avuto nemmeno un biglietto di scuse, mai saputo perché accadde, mai avuto una spiegazione.
Mi sono portata dietro per anni uno shock postraumatico, perché non si può immaginare quello che si prova in quei momenti, né si può descrivere. Ma non sono un po’ troppi due incidenti del genere?» conclude.
L’interrogativo
nUna domanda «lecita quella di Daniela» commentano dall’associazione, che «anche gli inquirenti in queste ore, in questo momento si stanno ponendo. Siamo certi che avrà subito una risposta chiara e precisa.
Nel 1986 non venne aperta neanche un’inchiesta e che ci risulti neanche un’inchiesta interna o almeno non se ne ebbe notizia».
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