Il giorno più lungo. «Non lo dimenticheremo mai». Potrebbe esserci una donna terlizzese tra le vittime. Si cerca ancora Albino De Nicolo. Foto

© coratolive
Donata, 60 anni, era la nonna del bimbo di 6 anni salvato dai vigili del fuoco. Stavano andando a Barletta per prendere un treno per Milano
Una giornata piena di suoni e rumori. Di silenzi, di scarpe e di terra. Questo sono state le interminabili ore di dolore passate sotto il sole che ha reso sempre più roventi le lamiere dei due treni della Barinord, e i binari tra Corato e Andria, protagonisti delle pagine di cronaca dei giornali di tutto il mondo.
Quello di ieri è stato il giorno più lungo per molti pugliesi. C’erano le sirene delle ambulanze, le motoseghe, i motori dei mezzi dei soccorritori, gli pneumatici sulle pietre delle strade sterrate. E poi gli elicotteri, tanti, che andavano e venivano in quell’orto che ancora doveva rinascere e che si è trasformato – suo malgrado – in un’ottima pista di atterraggio e di decollo per i viaggi dell’ultima speranza.
E poi, sopra ogni cosa, le cicale. Il loro è stato un canto ininterrotto, un sottofondo naturale a cui non si poteva fare a meno di abituarsi: dopo alcune ore sembrava quasi di non sentirle più. Solo quando da quella campagna ci si allontanava per andare verso la strada che riporta in città, le cicale non c’erano più. E in mente tornavano le voci e i silenzi.
GRIDA. Urla, disperate. Quelle di chi ha raggiunto quel maledetto binario nella speranza – vana – di trovare un parente o un amico sano e salvo tra gli ulivi. Voci strozzate, quelle dei colleghi della Ferrotramviaria. Impossibile non riconoscerli, con la cravatte in disordine, la camicia azzurrina e la testa bassa. A volte seduti sui muretti, altre accasciati sotto gli ulivi, unici – questi ultimi – ad avere ancora a che fare con la pace. Hanno perso degli amici, e chissà, magari si sono domandati perché su quei due treni non c’erano loro stessi.
Tra la gente anche i bambini, magari in attesa dei genitori. E i giovani come Felice, in cerca di sua cognata: «ogni giorno da Andria va a Bari per lavorare in un centro estetico. Solitamente non prende questo treno ma il successivo.
Oggi purtroppo è partita prima, siamo sicuri che sia salita sul treno dell’incidente. Non risponde al telefono. Mio fratello, il suo fidanzato, è vicino alle lamiere: speriamo tanto di ritrovarla viva». Nell’attesa però, i due giovani continuano a chiedersi perché – proprio oggi – la giovane donna non abbia preso il treno di sempre.
E poi l’eco. Quello che arrivava attraverso i cellulari o i social network da tutti quei coratini che, vivendo lontani dalla loro città di origine, avvertivano ancora più forte il bisogno di manifestare la propria vicinanza. Ognuno a suo modo.
SILENZI. Infine i silenzi. «Intorno alle 15 ne abbiamo fatti almeno tre» racconta uno dei vigili del fuoco di Corato intervenuti per primi pochi minuti dopo la tragedia. Non quei minuti commemorativi spesso privi di compassione profonda, etimologicamente intesa. «Sono minuti di silenzio che hanno una ragione specifica: servono a capire se sul luogo della cronaca c’è ancora qualcuno che si lamenta o chiede aiuto. O semplicemente respira» ci spiega un giovane pompiere coratino. Purtroppo, silenzi che nessuno ha rotto.
«Mai come oggi speravamo di sentire una voce, anche debole, piccola. Ci siamo concentrati il più possibile ma non è servito a nulla» ammette.
SCENE STRAZIANTI. Dal distaccamento di Corato, così come dal comando di polizia municipale, gli uomini sono arrivati sul luogo dell’incidente in pochi minuti. A raccontarlo c’erano anche le loro scarpe: completamente impolverate già alle 12. Sembrerà strano notarle eppure, quando la cronaca è così cruda e si sceglie di rispettare la sacralità del lenzuolo bianco che copre le vittime, possono anche essere le scarpe a raccontare i fatti.
«Ci siamo trovati innanzi a delle scene strazianti, nella mia carriera non avrei mai pensato che potesse capitare una cosa del genere» confessa Giuseppe Loiodice, vice comandante della polizia municipale di Corato. Le sue scarpe sì, la dicevano lunga. Per fortuna l’esercito dei soccorritori volontari ha risposto, così come hanno fatto i cittadini che sono andati a donare il sangue.
«Sono scene a cui non ci si abitua mai – ammettono i vigili del fuoco – e nonostante tutto è necessario in quei momenti rimanere concentrati, quasi freddi.
Oggi è accaduto che al nostro arrivo tanti passeggeri già scesi dal treno con le proprie gambe non hanno esitato a dire di non preoccuparci di loro ma di correre sui treni. Avevano ragione: l’inferno era lì. In alcuni casi abbiamo dovuto letteralmente ricomporre i corpi. I medici constatavano i decessi e poggiavano sui corpi dei bigliettini con dei numeri: era il modo più rapido per “identificarli”. Poi a noi spettava il compito di riporli in dei sacchi e portarli all’esterno dei vagoni. Insieme al mio collega abbiamo compiuto queste operazioni almeno per undici vittime. Solo un grande pianto liberatorio, alla fine del turno, ci ha permesso di continuare a vivere questa giornata che non dimenticheremo mai».
Fino alla mezzanotte scorsa ben 27 persone, tra adulti, ragazzi e bambini, con quei numeri sono arrivati a Bari. Le famiglie sono state avvisate ma solo questa mattina si potrà procedere con il riconoscimento. Purtroppo però il numero delle vittime è destinato a salire: molti dei feriti non ce l’hanno fatta durante il trasporto in ospedale. Altri sono morti poco dopo. Persone e storie, queste, di cui ancora non si ha contezza in maniera precisa.
DONATA E SAMUEL. Una vittima, tra quelle già accertate, potrebbe essere terlizzese. Si tratta di Donata, una donna di sessant’anni di cui non è ancora stato reso noto il cognome. Probabilmente, il sacrificio della donna ha salvato la vita al nipote Samuele. Il bambino, di 6 anni, era tra le sue braccia quando c’è stato lo scontro: nel corso delle operazioni è stato salvato dai vigili del fuoco. I due stavano andando alla stazione di Barletta per prendere una coincidenza per Milano e tornare a casa dai genitori. Il piccolo era in Puglia per passare qualche giorno di vacanza con la nonna.
ALBINO DE NICOLO. Non si conosce ancora con certezza la sorte di Albino De Nicolo, capotreno, di 53 anni, conosciuto e stimato da molti in città.
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