“Il malinteso” di Irène Némirovsky

Una donna ama per sedare i suoi tormenti e dolorosamente scopre quanto divergente dalla sua è stata la volontà dell’amante
Ogni affare d’amore si basa su malintesi: aspettative, rinunce, illusioni, richieste, delusioni, parole, silenzi, bronci, riappacificazioni e poi le infinite attese che rendono la trama amorosa ingarbugliata e imprevedibili come foreste di mangrovie.
La felicità, nelle storie a due, è un finale così tanto bramato che spesso si finisce con il confonderla con l’ostinato desiderio di accaparrarsi tutto quello che ne ha anche solo la parvenza, anche solo un insignificante alone di affinità. Ed allora si mescolano e si tritano nello stesso pentolone la passione sfrenata, il desiderio, il sogno di realizzazione, la ricerca di una bellezza immortale, la frenesia dei gesti, l’ossessione per le risposte, la magia perduta da qualche parte, l’intenzione di selezionare e conservare solo tutto ciò che svetta in una luce di splendido idillio.
La protagonista del romanzo, Denise, è una giovane donna, moglie di un ricco uomo d’affari, che, in vacanza ad Hendaye, conosce Yves, affascinate trentenne, anche lui in villeggiatura. Denise, il cui matrimonio è scivolato sotto la ruota della routine, finendone irrimediabilmente calpestato, prova subito attrazione per Yves che, in quanto cliente dello stesso albergo, è da lei erroneamente ritenuto ricco come il marito. Yves corrisponde nel più meraviglioso dei modi ai suoi palpiti inizialmente sommessi; è attento, vivace, premuroso e appassionato. Denise quindi si concede la libertà di dare ossigeno a tutti i suoi sogni coltivati nella noia del suo matrimonio, può ravvivare la sua anima, facendole toccare quelle dolcezze passionali a cui da sempre aveva aspirato.
Denise ama con una viscerale smania di svelare tutta se stessa, con una fremente voglia di far esplodere tutto l’ardore che ha nutrito a lungo e che a lungo ha dovuto custodire con snervante insofferenza. La pigrizia può essere sostituita dalla frenesia di ardite bugie, la noia è vinta dall’irrefrenabile passione, i giorni sono riempiti di attese che Yves, durante la vacanza, non delude mai. Per Yves lei è come una splendida rivelazione, è l’apoteosi della bellezza e della gioia. I due si amano senza pudori e senza ripensamenti.
Finita la vacanza, si torna a Parigi, afosa, polverosa e banale. La storia clandestina continua, tra l’attrazione e il desiderio consueto. Ma ecco che un primo, velato e quasi insignificante segnale apre una debole crepa su una parete imbiancata troppo in fretta. Yves non è affatto ricco, lo era un tempo, poi le sventure della prima guerra mondiale hanno affossato economicamente la sua famiglia ed ora, per mantenersi, deve lavorare come impiegato. Denise ostinatamente persevera nell’ossessione di voler vedere realizzata la passione a cui tanto ambiva e che aveva fermamente creduto di aver afferrato in questa storia con Yves. La crepa si apre sempre di più, inesorabilmente. Gelosia, vanità, incomprensioni iniziano ad affondare la lama nella fessura che a poco a poco tra i due amanti si allarga a vista.
Denise vorrebbe da Yves ciò che lui non può darle, vorrebbe che fosse ciò che lui non può essere. La certezza di aver trovato un compagno d’anima, uno spirito affine, un amante devoto e sollecito non trova il corrispettivo in Yves che cercava nell’amore niente di più che una pacata tranquillità ed una serena pace. Yves non aveva vuoti da colmare, la sua anima non era lacerata dalla noia, i suoi giorni non sono stati, prima di incontrare Denise, oscurati da solitari vagheggiamenti né da tormentati sospiri. Yves ha le sue preoccupazioni economiche da dover affrontare, le sue paure sono quelle della sopravvivenza, le sue uniche voragini spirituali sono risolte quando, pur di restare accanto a Denise, rinuncia ad un lavoro più remunerativo.
E questo è tutto per ciò che riguarda la sua appassionata vitalità. Denise voleva altro, voleva spingersi verso la felicità e non accontentarsi della pace; voleva l’estasi che perdura a dispetto delle ore che passano, voleva il brio degli impeti mai sopiti. A poco a poco deve affrontare la verità: tutto è stato un malinteso; la comunione di intenti, di volontà, di aspirazioni, di visioni semplicemente non esistono. L’assillante ricerca con cui Denise ha fortemente esplorato tutto il territorio a lei circostante pur di non assistere alla fine della sua vita, alla fine dei suoi ardori, dei suoi slanci appassionati deve ad un certo punto avere termine. Non c’è corrispondenza tra le sue aspirazioni e ciò che Yves può darle. Egli neppure può giurare che ciò che prova per lei sia amore, l’amore che sa lei si aspetta di ricevere. I silenzi sono orribili abissi in cui una storia d’amore precipita senza alcuna possibilità di salvezza.
Il linguaggio dell’autrice, forte e diretto, esplicito senza togliere mai le ombre del dolore e del dubbio afferrano il lettore in un vortice di lucidità spietata, mostrando, in ogni pagina, con chiarezza ed equilibrio l’inesauribile mancanza di reciprocità e di condivisione che a null’altro può condurre se non alla fine di un amore. [Denise] come una bambina alle prese con un problema che non capisce, si limitava a ripetere incessantemente: “Ecco, è finita … Io non lo sapevo che era quella, la felicità… Ed ora è finita…”.
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