“La mia famiglia e altri animali” di Gerald Durrell

L’epopea spensierata di quattro ragazzi e della loro madre sull’isola di Corfù.
Molti anni dopo aver vissuto per cinque anni sull’isola di Corfù, l’autore di questo libro decide di pubblicare un resoconto di quell’esperienza fatta quando aveva dieci anni. Come egli stesso ha scritto nell’introduzione, “in origine doveva essere un resoconto blandamente nostalgico della storia naturale dell’isola, ma ho commesso il grave errore di infilare la mia famiglia nel primo capitolo del libro.
Non appena si sono trovati sulla pagina non ne hanno più voluto sapere di levarsi di torno e hanno persino invitato i vari amici a dividere i capitoli con loro”. Gerald, l’autore e protagonista, è l’ultimo di quattro figli; questa posizione, solo apparentemente periferica nell’economia delle vicende narrate, gli consente di avere una prospettiva privilegiata sugli accadimenti nei quali ognuno degli altri componenti della famiglia, più che muoversi con eleganza e brio, inciampa freneticamente, creando motivo di scompiglio l’uno per l’altro e ragione di ilarità per il lettore.
Il fratello maggiore si chiama Larry, ha ventitre anni ed è appassionato d’arte, specialmente di letteratura; si circonda di libri, i suoi amici sono musicisti, pittori e poeti, infine lavora febbrilmente su manoscritti di poesie che invia agli editori, ogni volta temendo di vederli tornare indietro, rifiutati.
Così barricato, Larry non è però in alcun modo protetto dalle numerosissime bestie, di terra, di mare e di aria, che il piccolo Gerald porta quotidianamente in casa. Poi c’è Leslie, diciannovenne, la cui fissazione estrema per la caccia lo porta a spaventare tutti gli altri componenti della famiglia e non solo; spesso dal suo fucile partono colpi a raffica, di giorno e di notte, ora per colpire un animale ora per cercare di beccare un possibile ladro.
Anche Leslie detesta tutti gli animali che Gerald mette amorevolmente sotto la sua ala protettrice e non di rado subisce, suo malgrado, l’aggressione involontaria di ragni, scorpioni o bisce d’acqua che il fratello minore ha deposto in una scatole di fiammiferi o nella vasca da bagno, dimenticandosi di avvisare gli altri. La terzogenita è Margo, una bella ragazza di diciotto anni, votata a sperimentare ogni tipo di dieta: conosce tutte le combinazioni magiche dei cibi che dovrebbero contribuire a mantenere un peso forma, ma non riesce a convincere nessuno della bontà delle sue teorie.
Margo è l’unica tra i fratelli a sostenere Gerald quando, tornato dalle sue scorribande, riporta un ulteriore animale, ostinandosi a tenerlo dentro le mura domestiche. Infine c’è lui, il piccolo Gerald, da tutti chiamato Gerry: vivacemente appassionato di animali, è un vero zoofilo. È curioso di ogni tipo di animale, studia la vita dei ragni, degli scorpioni, dei pipistrelli, delle tartarughe, delle gazze, dei serpenti; niente lo disgusta, prova un’attrazione profonda e sincera per ogni aspetto della loro vita, brama ardentemente sapere tutto ciò che è possibile conoscere e non si accontenta di informazioni superficiali e frammentate.
Durante i cinque anni di vita sull’isola, Gerry riesce a metter su un vero zoo: inizialmente ha solo un cane, Roger, che lo accompagna in ogni singola spedizione, fedele e guardingo, a cui si aggiungeranno due cuccioli di cane, due gazze, un pipistrello, un ragno, uno scorpione, una tartaruga, una gatta, una biscia d’acqua e un gabbiano. Con loro è la madre Louise, vedova, che con spirito di abnegazione e un pizzico di involontario quanto naturale tocco di originalità cerca di mettere ordine nella vita frenetica dei suoi eccentrici figli, così occupati nelle loro particolari attività quanto desiderosi di vivere appieno l’opportunità di un’esistenza libera da vincoli e costrizioni, come accadeva in patria, la vecchia Gran Bretagna.
Louise adora cucinare e occuparsi di giardinaggio ed ogni volta che, durante le sue passeggiate, scopre uno scorcio naturale gradevole e armonioso, rivolgendosi ai figli, esclama con voce melliflua e atteggiamento teatral-melodrammatico: “Ecco un posto meraviglioso in cui vorrei essere seppellita!”. Naturalmente il suggerimento si perde nella brezza fresca dell’isola poiché puntualmente passa inascoltato, come un logoro ritornello. Dopo qualche giorno in albergo, la famiglia cerca una casa da affittare ed ecco ciò che accade con il primo tassista ingaggiato per lo scopo: “«Madame Durrell,» disse infine «le ho fatto vedere tutte le ville che conosco, ma lei le ha rifiutate tutte. Madame, che specie di casa vuole? Cosa c’è che non va in queste ville?». Mamma lo guardò stupita. «Non se n’è accorto?» disse. «Nessuna ha la stanza da bagno». Il signor Beeler la guardò con tanto d’occhi. «Ma, madame,» gemette con genuino sgomento «a che cosa le serve una stanza da bagno?… Non c’è il mare?». Tornammo taciturni all’albergo”.
Trovata finalmente una dimora con bagno, la vita sull’isola può proseguire a ritmo di scorribande tra i sentieri e le gite in barca, tra lezioni poco serie di storia e geografia e colpi di fucile sparati in pieno giorno o in piena notte, tra languori amorosi verso tipi poco raccomandabili o ingenui damerini e frotte di giovani artisti che si precipitano nella casa occupata dalla famiglia di Gerry senza la minima preoccupazione per la confusione generata. Da semplici lettori ci trasformiamo, man mano che le pagine scorrono e le notti e i giorni sull’isola di Corfù si alternano, macinando le stagioni e gli anni, in ulteriori componenti della famiglia Durrell, partecipi delle genuine follie di cui Louise, Larry, Leslie, Margo e Gerry si faranno artefici e protagonisti.
Ridiamo dello strampalato inglese di Spiro, un greco del posto che ha fatto i soldi in America e che è tornato per goderseli nella sua terra; ridiamo del professor Kraflesky che si affanna a narrare storie, non si sa se vere o inventate di sana pianta, in cui egli è puntualmente l’eroico protagonista che salva la Signora di turno; ridiamo di Lugaretzia, domestica della famiglia, che passa tutto il tempo ad affliggere gli abitanti della casa con i suoi malanni immaginari. Ascoltiamo rapiti i dettagli biologici di cui il dottor Theodore ci mette a parte su tutti gli animali che incuriosiscono il piccolo Gerald e siamo ancora più attenti durante le straordinarie pagine in cui, condotti per mano, attraversiamo l’isola, visitandone gli scorci più straordinari e gli anfratti più ameni.
E mentre i nostri occhi scorrono le ultime righe del libro, temiamo il momento in cui, arrivati al punto finale, dovremo sollevarli dalla pagina; abbiamo riso e abbiamo imparato, abbiamo riflettuto e abbiamo sorriso, abbiamo corso e camminato e percepito odori e visto colori sgargianti, perciò siamo pervasi dalla certezza che, nell’attimo in cui chiuderemo il libro per riporlo nella libreria, ne proveremo immediatamente nostalgia. ‘Mamma si sentì in obbligo di dirle chiaro che secondo lei quei bagni di sole erano imprudenti. «In fondo, cara, quel costume non copre un gran che, non ti sembra?» le fece notare. «Oh, mamma, non essere così antiquata» disse Margo spazientita. «Dopo tutto si muore una volta sola».Quest’osservazione era sconcertante, ma non per questo meno vera e chiuse la bocca a mamma.
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