Referendum costituzionale, Fratelli d’Italia dice “No”

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Il partito di Gemmato: «Si prospetta il rischio di una deriva “autoritaria”»
Fratelli d’Italia sostiene le ragioni del “No” al referendum costituzionale di ottobre.
nLo afferma il coordinamento cittadino, analizzando la consultazione che chiederà al popolo di confermare o respingere la cosiddetta riforma Renzi-Boschi, contenuta nella legge costituzionale approvata dal Parlamento il 12 aprile 2016, concernente “disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione”.
nIl partito della Meloni ricorda «come la riforma sia nata su iniziativa del Governo, guidato dal leader del Partito democratico Matteo Renzi, che ha legato al risultato del referendum il suo destino politico».
«Il fronte del “No” è costituito oggi da Forza Italia, che nelle prima fase del cammino della riforma in Parlamento lo aveva sostenuto, Lega Nord, Movimento 5 Stelle, Sinistra Ecologia Libertà ed, ovviamente, Fratelli d’Italia-An» ricorda il coordinamento cittadino.
«Le ragioni a sostegno del no – spiegano i Fratelli d’Italia -, oltre a critiche di metodo sull’approvazione parlamentare e sulla qualità del nuovo testo costituzionale, mettono in luce invece come il nuovo Senato diventi sostanzialmente inutile e come la riduzione dei suoi componenti produca risparmi limitati per le casse pubbliche con una scarsa chiarezza sull’elezione dei senatori e sulle competenze del Senato. Non ci sarebbe neanche il superamento del bicameralismo perfetto nell’iter legislativo di molte tipologie di leggi, cosa che non ridurrebbe affatto i tempi per l’approvazione delle leggi come vogliono far credere!
Non ci sarebbe nemmeno la risoluzione dei conflitti di attribuzione Stato-regioni sulle materie a competenza condivisa con un accentramento anziché un maggiore decentramento».
Per il partito del sindaco Gemmato «si prospetta il rischio di una deriva “autoritaria” come conseguenza del rafforzamento della figura del governo, legato alla fiducia di una sola camera e che può godere di una corsia preferenziale per i propri disegni di legge, e della nuova legge elettorale in grado di assegnare un’ampia maggioranza parlamentare a un solo partito anche con una vittoria di pochi voti, nel caso raggiunga la soglia prevista per il premio di maggioranza.
In conclusione non si vede alcun motivo valido per cui un cittadino italiano debba confermare con il proprio voto riforme imposte dall’alto da un governo illegittimo perchè non scelto attraverso il voto popolare ma solo con macchinazioni politiche di dubbia validità. Il fronte del “Sì” è solo legato agli interessi personali della maggioranza al potere senza che si veda alcun beneficio per gli Italiani e per la Nazione.
La vittoria del “No”, invece, rappresenterebbe la fine del Governo Renzi, se davvero saprà rispettare la promessa fatta, ma soprattutto l’abrogazione di una riforma “costituzionale” molto lontana dalla volontà del popolo e dai suoi reali interessi».
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