Brexit, la testimonianza di tre giovani terlizzesi che vivono nel Regno Unito

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Abbiamo intervistato Nico, Michele e Adriano, che risiedono per motivi di studio, formazione e lavoro in UK

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Il 23 giugno i sudditi della Regina Elisabetta hanno deciso dunque per la Brexit.

Il 51% circa dei votanti ha infatti optato per il “Leave”, ovvero l’uscita dall’Unione Europea del Regno Unito.

La composizione del voto è stata tuttavia alquanto variegata, dal punto di vista geografico – in Scozia e Irlanda del Nord ha stravinto ad esempio il “Remain”, ovvero la volontà di restare nell’Ue – e a livello sociale e generazionale: i giovani e in generale gli appartenenti ai ceti medi e istruiti, infatti, soprattutto a Londra hanno votato in larga maggioranza per restare, mentre gli over 50, specialmente lontano dalle grandi città, hanno preferito abbandonare Bruxelles.

Il primo ministro della Regina, Dave Cameron, si è prontamente dimesso, annunciando nuove elezioni in ottobre e confermando che fino a tale data non chiederà all’Ue di avviare il processo di uscita dell’UK. Da Bruxelles però chiedono fermezza e rapidità al Regno Unito. Ormai, sembrano voler dire i membri dell’Unione, la “frittata” è fatta.

Molto comunque potrebbe cambiare di qui in poi per inglesi, gallesi, scozzesi e irlandesi, dall’economia alla burocrazia, passando per i flussi turistici e le politiche di attrazione universitaria. Molto potrebbe cambiare, d’altro canto, anche per le decine di migliaia di italiani che risiedono, per studio, lavoro e formazione nel Regno Unito.

TerlizziLive ha intervistato tre giovani terlizzesi che attualmente sono per motivi di lavoro e studio nell’isola. Il primo, Nico, 34 anni, lavora da alcuni anni a Londra, dove ormai è perfettamente integrato.

Cosa ne pensano i tuoi amici e i tuoi colleghi di questa uscita?

C’è un senso di terrore perché non si sa dove questa nazione andrà. Molti londinesi sono per il “Remain”, però chi viene dal countryside [la “provincia”] non vuole essere comandato da Bruxelles. La realtà è che questo referendum è frutto di un battaglia interna al Tory party fra Cameron [il primo ministro] e Johnson [Boris Johnson, suo compagno di partito, ex sindaco di Londra che aspira a prenderne il posto].

Credi che la tua situazione cambierà presto?

Al momento non cambia, perché sono indette nuove elezioni ad ottobre e il nuovo governo ratificherà il referendum e si procedera’a negoziazioni. Se devo dirla tutta credo che alla fine il Regno Unito rimarrà in Europa come partner economico.

Ma se le cose dovessero complicarsi tu torneresti o resteresti?

Assolutamente no, perché fra un anno potrò chiedere la cittadinanza.

Michele, 29 anni, da due anni sta facendo un dottorato a Oxford e l’anno prossimo dovrà discutere la tesi finale.

I miei colleghi ricercatori, britannici e non, sono tutti molto arrabbiati. Sanno che la campagna per il “leave” si è basata su menzogne diffuse da Ukip e boris Johnson, che puntava a scalzare Cameron come primo ministro. E ci riuscirà a quanto pare.

Dunque confermi che il voto non è stato omogeneo, sia socialmente sia geograficamente.

In Scozia la premier Sturgeon ha già annunciato la possibilità di indire un nuovo referendum per l’indipendenza, perché la Scozia ha votato per il Remain e adesso non vuole uscire dall’Ue. Forse la stessa cosa succederà in Irlanda del Nord, dove molti hanno il timore che il processo di pace possa saltare rimuovendo la libertà di circolazione tra Irlanda e UK.

E voi italiani nel Paese, cosa ne pensate?

C’è un po’ di confusione. Sia gli italiani che gli altri e qui sono turbati, nessuno sa come si evolveranno le cose e tutti temono che potrebbe diventare più difficile restare e lavorare qui. Si teme anche un aumento dei prezzi vista l’ipotetica esclusione dal mercato unico e la svalutazione della sterlina. Per quanto riguarda il mio pensiero, non sono contento. L’Ue è piena di problemi, ma questo non vuol dire che non si doveva provare a risolverli prima di una decisione così drastica. Il voto referendario è sacro, ma la campagna per il “Leave” si è basata su odio e menzogne. L’Unione Europea resta comunque una grande idea, permette la libera circolazione delle persone e ha evitato la guerra negli ultimi 70 anni. Alla fine loro seguivano meno regole europee di tutti i membri tra l’altro e non avevano nemmeno l’euro.

Quali sono le tue prospettive adesso?

La mia ragazza mi raggiungerà tra un mesetto per iniziare un master e io finirò il dottorato tra un anno circa. Allora il futuro sarà un po’ più chiaro, per ora non si sa che accordi prenderanno e se ci converrà o potremo restare facilmente. Forse loro proveranno a mantenere qualche privilegio per i cittadini dell’Unione Europea, evitando di perdere i flussi di studenti e professionisti che ricevono, anche se non credo che l’Ue vorrà lasciar loro questi privilegi. Volendo, però, ci sarebbero molti altri buoni posti per lavorare in Europa…

Adriano, 25 anni, sta frequentando un corso di laurea specialistico in lingue orientali a Edimburgo, dove vive da circa un anno. Nel frattempo lavora come addetto alle vendite in un negozio in centro. Com’è la situazione in Scozia?

In Scozia il “Remain” è stato votato in tutte le circoscrizioni, questo Paese è fortemente europeista. Il primo ministro scozzese ha subito dichiarato che non ritiene democratico dover seguire il Regno Unito in questo cammino. Si stanno mettendo già al lavoro per un secondo referendum per l’indipendenza, in modo da restare nell’Ue, anche se non sono ancora chiare le modalità. Di certo questo referendum ha riacceso il sentimento di indipendenza della Scozia.

Che aria tira tra i tuoi coetanei e gli studenti?

C’è una sorta di disperazione tra i miei coetanei, che a livello di stato sociale hanno molte certezze, le quali, però, con l’uscita dall’Unione potrebbero venire meno. Se si analizza il voto sulla Brexit, si vede che vi ha inciso una fascia di età superiore ai 50 anni, che non subirà le conseguenze dell’uscita dall’Ue.

Quali sono le tue prospettive adesso?

Il primo ministro scozzese ha detto che il contributo dei cittadini Ue è molto apprezzato. Vivo in un Paese che mi accetta e che mi offre opportunità, a differenza di quanto lascia intendere l’Inghilterra. Dal punto di vista politico, non vedo l’ora che si attivi la macchina organizzativa per il referendum di indipendenza della Scozia, mi piacerebbe e avrei anche la possibilità di farne parte attivamente.

Torneresti in Italia, alle brutte?

Non tornerei comunque, avrei comunque più opportunità qui che nel mio paese, anche considerando il mio ambito di studio e di formazione. Il mio lavoro qui – che sono riuscito a trovarmi da solo – mi permette di mettere a frutto ciò che nel frattempo studio. Cosa che in Italia non avverrebbe.

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