Nella mattinata di ieri, 24 marzo 2023, in occasione del 79° anniversario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, Terlizzi ha ricordato Gioacchino Gesmundo e Don Pietro Pappagallo: i due terlizzesi, tra le 335 vittime totali, tragicamente uccisi nella tragica rappresaglia perpetrata il 24 marzo 1944 dai nazifascisti a Roma contro l’attentato partigiano di Via Rasella, compiuto il giorno prima, in cui rimasero uccisi 32 tedeschi. Il loro nome fa parte del patrimonio civile di ogni terlizzese: il parroco e il professore, entrambi nativi della nostra città, ma da anni residenti nella capitale, dove furono incriminati per attività antifasciste.
In mattinata si è svolta la commemorazione istituzionale, presieduta dal sindaco Michelangelo De Chirico, con la partecipazione delle istituzioni e delle autorità civili e militari, delle scuole primarie e secondarie San Giovanni Bosco, Don P. Pappagallo e G. Gesmundo, con il corteo in giro per le vie principali della città e gli omaggi alle lapidi commemorative dedicate ai due martiri terlizzesi presso il Cimitero, Piazza IV Novembre, Piazza Cavour e Largo La Ginestra.
In serata c’è stata invece la manifestazione “C’è chi disse NO”, un flash mob a tappe con letture e canti partigiani promosso dall’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, con soste presso le case storiche di Gesmundo e Pappagallo e la cerimonia finale tenutasi davanti al Monumento ai Martiri delle Fosse Ardeatine in Largo La Ginestra.
«Oggi rievochiamo una pagina storica a dir poco tragica, che ha toccato e ancora segna dolorosamente il Paese e la Comunità locale. Una pagina scritta 79 anni fa, eppure piaga ancora aperta. Ora, come allora, è in corso una guerra a noi vicina. Allora eravamo direttamente coinvolti, oggi lo siamo indirettamente ma risultiamo ugualmente esposti: una guerra dagli esiti imprevedibili che, come ogni guerra, semina morte, terrore, distruzione, impoverimento, precarietà morale e materiale. Ciò che avviene oggi lo sappiamo. Lo apprendiamo ogni giorno dalle fonti d’informazione. Ciò che avvenne ieri, va ricordato: nell’inverno 1944 Roma era occupata dai nazifascisti. Gli oppositori politici venivano perseguitati e annullati. Gli ebrei venivano perseguitati e annullati. Il senso di umanità dei giusti veniva perseguitato e annullato. In questo contesto si è svolto l’efferato eccidio alle Fosse Ardeatine, il 24 marzo 1944, apoteosi del male “decuplicato”, in cui hanno perso la vita anche Don Pietro Pappagallo e il prof. Gioacchino Gesmundo nostri concittadini. Chi erano? Erano delle persone esemplari! A Roma per svolgere la loro missione: sacerdotale nel caso di don Pietro, educativa nel caso del prof. Gioacchino. Missioni vissute con passione da entrambi. Don Pietro va onorato per la sua ferma avversione alla guerra, per aver difeso i lavoratori della Snia Viscosa e per aver affermato il primato della propria coscienza sulle leggi razziali. Il professor Gioacchino Gesmundo va onorato per la chiarezza del proprio insegnamento e l’affermazione dei valori di libertà, giustizia e democrazia. Costoro provenivano da condizioni sociali diverse, svolgevano attività lavorative diverse, militavano in formazioni politiche diverse, ma erano accomunati dall’antifascismo e dai valori che avrebbero trovato ospitalità, poi, nella Costituzione della Repubblica Italiana.
Viva la memoria storica… Viva la pace… Viva la libertà, viva la giustizia sociale, viva la democrazia… Viva il desiderio di futuro che anima le giovani generazioni e i “giovani” di tutte le età» sostiene il primo cittadino di Terlizzi.
Riportiamo qui di seguito alcuni dei preziosi scatti di Simone Angarano.
Usura ed estorsioni, tre persone in carcere e una ai domiciliari. Sequestrati beni per oltre 700mila euro