Il Fronte dei Ribelli: «Sponsor di aziende dei clan per eventi patrocinati dal Comune»

Il manifesto dell’iniziativa
Sotto accusa il manifesto che annuncia lo svolgimento della “Corsa all’Anello”
La manifestazione ancora non si è tenuta, rimandata per l’inclemenza del tempo. I manifesti della “Corsa all’Anello”, però, sono ancora presenti in città, alcuni parzialmente coperti, e hanno dato adito a riflessioni e polemiche per la presenza contestuale del logo del Comune di Terlizzi e del logo di una azienda ritenuta dalla Direzione Distrettuale Antimafia riconducibile alla criminalità locale.
La questione è stata sollevata da “Il fronte dei ribelli” che ha stigmatizzato la presenza dello sponsor sulla locandina di un evento patrocinato dal Comune di Terlizzi.
Lo sponsor cui fa riferimento “Il fronte dei ribelli” è la “Nuova Adriatica Car”, azienda recentemente interessata da un provvedimento di sequestro richiesto dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari.
«Ci teniamo a dire che negli anni addietro, come movimento politico, avevamo denunciato ad alcune testate giornalistiche locali, senza averne riscontro, poiché erano richieste prove, la presenza di sponsor di società vicine ai clan dei Dello Russo, in eventi patrocinati dal comune di Terlizzi» affermano i referenti del movimento politico
«Eventi certo avvenuti in epoca Gemmato, che comunque non hanno destato alcun sospetto nella concessione del premio Rosario Livatino, riconosciuto all’ex sindaco di Terlizzi, Ninni Gemmato, per le minacce ricevute. A distanza però di tempo, cambia l’amministrazione; qualcuno sosteneva che sarebbe cambiato tutto, ma questa volta con un exploit: questa volta una società che sponsorizza l’evento è stata posta sotto sequestro dalla DDA, la Direzione Distrettuale Antimafia, nel maxi sequestro per oltre 20 milioni di euro» stigmatizzano i rappresentanti del movimento, puntando il dito contro l’assessorato alla cultura «a guida Città Civile».
«Avrebbero dovuto controllare almeno l’operato degli organizzatori, ma fatto sta che su pubblici manifesti di un evento bello e importante, risulta per l’ennesima volta la stessa società, che ad oggi è sotto sequestro» contesta “Il fronte dei ribelli”.
E aggiungono: «Nessuno all’interno della giunta, dagli assessori, ai consiglieri comunali di maggioranza e opposizione si è accorto di questa cosa. Non se n’è accorto nessuno, nessuno dei 26097 cittadini che vivono la città di Terlizzi si è accorto che la società che sponsorizza l’evento è sotto sequestro della DDA e lo stesso potrebbe valere per i precedenti eventi. Ed è grave, se non indecente, che in un movimento politico che nella sua compagine ha persone che organizzano il Festival della Legalità, non ci sia nessuno, ma proprio nessuno che evidenzia una simile e grave discrasia».
«Siamo certi – precisano – che il movimento politico Città Civile sia estraneo a determinate logiche. Il vero problema sussiste quando vengono affissi manifesti pubblici e nessuno dei sui iscritti pone delle questioni di natura morale e questo non vale solo per Città Civile, ma vale per tutti i partiti che in democrazia dovrebbero vigilare e svolgere un ruolo politico, di maggioranza e opposizione».
Una indifferenza che, a detta del “Fronte dei Ribelli”, farebbe emergere quello che definiscono «un problema gravissimo»: « “la tenuta democratica della città di Terlizzi”, ove numerosissimi cittadini, pur condividendo le nostre posizioni, tacciono, poiché non hanno alcuna voglia di compromettersi, in un territorio dove le forze dell’ordine sono perennemente sott’organico e la giustizia rasenta deficit totali di applicazione».
Nella nota inoltrata ai mezzi di informazione, il movimento politico scrive: «Oltre 30’anni fa qualcuno a scritto su un muro di lamiere: «questo paese è morto, perché la gente è morta dentro», che non significa soltanto esprimere giudizi esterni, ma forse significa che questo paese sulle tematiche della droga, rispetto agli adolescenti, sta pagando un prezzo tanto, troppo alto e i cittadini tutti se ne accorgono in ritardo, solo quando uno dei loro ragazzi dà di matto o viene mandato in un centro di recupero. Ed è sul traffico di stupefacenti, secondo la DIA, che qualcuno ha costruito la sua fortuna, una fortuna che spesso si scontra e si frantuma con le disgrazie e i dolori di intere famiglie, nel silenzio tombale di una città che il sindaco attuale ha definito tranquilla; ma è nella tranquillità che si fanno i migliori affari, in una città che possiede “ben due batterie” di criminali autoctoni e in un luogo dove vengono rinvenute armi al cimitero e dove si spara nei pressi di giostre con bambini».
E concludono: «La libertà non significa solo esplicare bisogni funzionali all’uomo. La libertà e la democrazia spesso richiedono coraggio e sacrificio e anche il dovere di alzare la voce davanti ad una tranquillità che non è vita».
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!








Usura ed estorsioni, tre persone in carcere e una ai domiciliari. Sequestrati beni per oltre 700mila euro