Vendola rompe il silenzio: «Tobia Antonio, come ogni figlio, è desiderio di amore. A breve torneremo in Italia»

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Il politico terlizzese racconta per la prima volta gli ultimi, straordinari mesi dalla nascita del bambino con la tecnica dell'”utero in affitto”
Per la prima volta dalla (discussa) venuta al mondo di Tobia Antonio, Nichi Vendola torna sulla straordinaria esperienza che sta vivendo, in una bella intervista a “Repubblica”.
“Mai avrei potuto immaginare, da ragazzo terlizzese, di avere un giorno un marito canadese e un figlio americano”, esordisce il politico, che torna a parlare dopo mesi di silenzio stampa.
Il bimbo è nato come è noto a tutti da fecondazione assistita, genitori biologici il compagno Ed e una donna di Sacramento, California, donatrice un’altra donna americana. In questo stato americano l’anagrafe “consente di scrivere quello che vuoi. In questo modo Tobia è più tutelato e non solo perché Ed è canadese e italiano e dunque assicura a Tobia altri due passaporti“.
Al momento la coppia si trova a Montreal, in Canada, dove per la comunità Lgbt ci sono più diritti. “Mi sono battuto per i diritti civili per tutta la vita e ho vissuto sulla mia pelle la vergogna per gli insulti sulla mia sessualità. Io e Ed non vogliamo fare i testimonial di una battaglia di civiltà. Vogliamo solo vivere in pace“.
Quale futuro per la nuova famiglia? Il terlizzese non vorrebbe rinunciare all’Italia, dove tornerà prima della fine di giugno. “Ho casa a Terlizzi, a duecento metri dal luogo dove nacque mia madre, conosco tutti e tutti mi vogliono bene. A Roma abbiamo un piccolissimo appartamento in centro. Ma non permetteremo che il corpo di nostro figlio diventi una bandiera dei diritti civili“. Al momento Nichi Vendola è il tutore legale del bambino, di cui dovrà poi chiedere l’adozione, visto che legalmente è il figlio del compagno Ed, di cui porta il cognome. Si aspetta in questi giorni una sentenza della Cassazione. “Noi rispettiamo le leggi di ciascun Paese“, soggiunge Nichi.
Il bimbo ha al momento soltanto una coppia di nonni, Anna e Antonio, entrambi da parte di Ed. L’altra nonna, Tonia, madre di Nichi, è morta poco prima che nascesse, a 91 anni, alcuni mesi fa. Tra le sue ultime parole al celebre figlio: “Non permettere che vi facciano del male“.
“A Sacramento abbiamo trascorso la più lunga attesa della nostra vita in casa di una coppia gay che ci ha ospitato senza neppure conoscerci – racconta Vendola, che rileva poi: “Dall’Italia mi arrivava il rimbombo delle volgarità che mi rovesciavano addosso. C’è qualcosa di storto nel mio Paese che mi ha fatto piangere di dolore. In quei giorni avevo chiuso ogni rapporto con l’Italia. Non rispondevo neppure ai messaggi. Come mi capita nei momenti delicati, tra la morte di mia madre e la nascita di mio figlio ho scritto poesie, che ora sono in mano all’editore“.
Il parto di Tobia è stato naturale e Nichi ed Ed non sono riusciti ad assistervi. “Siamo arrivati un minuto dopo. Il marito di Thelma, la gestante, ci ha mandato un messaggio: the baby is coming. E, poco prima dei venti minuti: the baby has arrived”. Il bambino è stato affidato alla coppia il giorno dopo. “Ma non siamo partiti subito. Abbiamo trascorso molto tempo con Thelma e la sua numerosa e bella famiglia“. Il bimbo non è stato allattato al seno, “ma per un po’ Thelma ci ha mandato il latte“.
La donatrice è una ragazza di 26 anni, mamma di una bambina bionda. La gestante, invece, “è un’assistente sociale di 29 anni, mamma di tre figli“. Entrambe sono americane e non sono povere, a onta di ogni voce maligna. “Ne abbiamo incontrate tante, e Thelma tante volte, prima di scegliere. L’agenzia di Sacramento è molto seria e le leggi californiane non consentono quel mercato che ci fa orrore e che viene praticato in altri Paesi, più poveri, in India, in Ucraina. Ovviamente abbiamo pagato il ricovero che in America è molto costoso e poi tutte le cure mediche e le medicine, un rimborso per gli abiti prémaman, il rimborso per la lunga assenza dal lavoro, e infine una piccola cifra per la famiglia. Anche il marito, durante i nove mesi, si è spesso assentato dal lavoro. Fa l’operaio chimico“.
“Penso che se vedessero, se giudicassero in concreto e non in astratto, capirebbero tutto subito – afferma Vendola, riferendosi ai tantissimi critici dell’“utero in affitto”. “Prima di decidere, noi abbiamo frequentato molto le famiglie arcobaleno. Avevo i dubbi della mia generazione. Ma è la realtà che ci ha mostrato la strada. La maternità surrogata è praticata soprattutto dalle coppie eterosessuali ed è probabile che tra una ventina di anni, come prevede Umberto Veronesi, sarà molto diffusa e anche in Italia si riderà di tutte queste resistenze. Qui in Canada, come in gran parte del mondo evoluto, nessuno capirebbe le vignette, i titoli dei giornali, gli editoriali infiammati contro la scienza. Certo, è chiaro che possono esserci abusi, come in tutte le cose, come nel trapianto di organi per esempio. Per questo ci vogliono buone leggi, e molta vigilanza”.
A Vendola “sembra superata anche come stereotipo l’idea che la grazia sia femminile e la forza sia maschile, o che siano di genere la malinconia e il coraggio, l’ironia e l’intelligenza, la tenerezza della mamma e la severità del papà? E davvero pensi che io, Ed e Tobia siamo una minaccia per la famiglia?“.
Bisognerebbe riconsiderare ogni idea preconcetta e ogni rigida morale, a parere di Vendola: “Non solo paternità e maternità sono fatte di esperienze e non di dna, ma anche per diventare fratello e sorella oggi non basta il dna bisogna cercarsi e costruirsi. Tutto è chiaro e pulito e noi vogliamo che Tobia, crescendo, possa conoscere e capire la sua storia biologica”, rivela papà Nichi. “Provo un senso di umiliazione a giustificarmi, ma sono fiero di spiegare: so che se non avessimo fatto quel che abbiamo fatto, Tobia non ci sarebbe“.
A proposito di fughe, “prendila come una battuta, ma la fuga che mi somiglia di più è la fuga in Egitto – scherza ancora Vendola. – Anche io come Giuseppe sono padre putativo”. Il politico non si sente egoista, come pure è stato definito da alcuni: “il desiderio di paternità è il contrario dell’egoismo. Prima pensavamo all’adozione. Stiamo insieme da dodici anni e volevamo un figlio. Sia per gli eterosessuali, sia per gli omosessuali, sia per i padri sterili e sia per quelli fertili la voglia di avere figli è amore per la vita, il presupposto per la sopravvivenza dell’umanità“.
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