
L’On. Gero Grassi
L’On. Gero Grassi ricorda il pensiero politico di Aldo Moro a 45 anni dall’eccidio di Via Fani
Un contributo di verità sul sequestro e assassinio di Aldo Moro
Si è svolta sabato 10 giugno presso la Chiesa di San Gioacchino di Terlizzi, per iniziativa del parroco don Michele Stragapede, alla presenza del sindaco Ing. Michele De Chirico e di un folto e attento pubblico, la 1192esima conferenza dell’Onorevole Gero Grassi sul Caso Moro.
A 45 anni dalla strage di Via Fani, l’Onorevole Gero Grassi offre un contributo di verità sul sequestro e assassinio di Aldo Moro, ripercorrendo, in due ore di discorso serrato, il lavoro svolto dalla Commissione Moro per la ricerca della verità sull’eccidio di via Fani, in cui persero la vita lo statista pugliese e i componenti della scorta: un lavoro faticoso caratterizzato dall’analisi di un corposo archivio di documenti e articoli giornalistici.
Il cadavere di Aldo Moro fu trovato nel bagagliaio di una Renault 4 rossa il 9 maggio 1978, cinquantacinque giorni dopo il suo sequestro.
La documentazione della Commissione d’Inchiesta, frutto di un lavoro immane, restituisce ad Aldo Moro spessore politico ed intellettuale facendo emergere il suo martirio laico; ricordare Aldo Moro significa ricordare una delle figure più rappresentative della vita politica e civile del nostro paese, il quale intese la politica come impegno personale e come lavoro per il bene comune.
Riportare oggi l’attenzione sulla figura di Aldo Moro, martire laico della nostra terra, significa ricordare l’approccio pacifista del suo pensiero contrario ai massicci investimenti bellici dei paesi occidentali, che continuano ad armare guerre nel mondo.
Ricordare la triste pagina dell’uccisione di Moro significa anche porre l’accento sulla centralità della persona riconosciuta dallo statista pugliese come imprescindibile nello svolgimento dei suoi incarichi di governo.
“La persona prima di tutto”: così esordiva il professore Moro nella sua prima lezione all’Università di Bari nel 1943, una frase che oggi può apparire scontata ma va contestualizzata in un periodo in cui vigeva il fascismo, espressione che delinea il suo impegno nella difesa dei diritti inalienabili che appartengono a colui che è concepito, prima che al cittadino.
Lo statista pugliese contribuì in maniera importante alla stesura della Carta Costituzionale facendo parte della commissione dei 75 e cercando di portare avanti la sua battaglia perchè fosse una Costituzione incentrata sulla persona. Moro, infatti, riteneva che l’uomo, il cittadino, la persona dovessero essere il fulcro stesso della Costituzione.
La statura morale dello statista democristiano si coglie anche nel suo impegno politico non solo in Italia ma anche in Europa: Moro colse anzitempo il ruolo strategico dell’Italia nel Mediterraneo, mare che ieri come oggi continua a sporcarsi di sangue, mare che durante la seconda guerra mondiale accolse i corpi delle vittime del conflitto e che oggi continua a essere la tomba di milioni di persone che lo attraversano attratti dal miraggio di un mondo migliore.
A cura di Francesca Balsano
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