Variante Sovereto, Città Civile: «Pasticcio creato dalla maggioranza»

La Redazione
Il santuario di Sovereto

Il movimento civico replica alle accuse del sindaco e del centrodestra, che stigmatizzano la scelta dell'opposizione di uscire dall'aula al momento del voto dell'odg a favore del borgo

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Città Civile reagisce alle accuse della maggioranza di non avere a cuore le sorti del borgo di Sovereto.

Durante il consiglio comunale di ieri sera infatti i consiglieri di Città Civile, assieme a quelli di tutta la minoranza, sono usciti dall’aula al momento della votazione dell’ordine del giorno a favore della salvaguardia della frazione.

In mattinata, con una nota, il centrodestra ha stigmatizzato il comportamento, ritenuto inspiegabile, viste le precedenti posizioni della minoranza. Ma il movimento civico non ci sta e fornisce una versione alternativa della vicenda. 

“Questa sera [ieri per chi legge, n.d.r.] in consiglio comunale abbiamo assistito ad una vera e propria “dissociazione” psico-attiva. Ricapitoliamo: 1) è stata approvata una variante al Piano Regolatore Generale per rendere centro storico tutto il Borgo di Sovereto. E’ stato un atto di tutela preventiva? No. E’ stata conseguente ad un permesso a demolire discutibile ma formalmente legittimo. Anzi, i lavori erano anche iniziati. Chi ha dato questa autorizzazione? A sentire il consiglio di oggi la responsabilità sarebbe dell’opposizione. Roba da matti appunto. L’autorizzazione è un atto di gestione del dirigente dell’Ufficio Tecnico, il quale dovrebbe esprimere l’indirizzo di politica del territorio dell’amministrazione (elaborarne oggi uno è troppo tardi e sospetto). Dunque quando la concessione fu data il dirigente agiva senza indirizzo politico oppure in perfetta coerenza con questo. Possibile che prima di dare questa concessione non abbia informato l’assessore ai lavori pubblici? Perché il consiglio comunale ha votato all’unanimità la variante? Perchè si trattava di assumere un atto di indirizzo che se pure tardivamente evitasse per il futuro questa grave disattenzione nella politica del territorio. E dopo? La questione è andata “sub iudice” penale e amministrativo. Pertanto, per rispetto di queste verifiche bisogna astenersi da qualsiasi atto che possa alterare la situazione giuridica così come si è determinata. Tutta l’energia profusa dall’amministrazione appare il maldestro tentativo di giustificare posteriormente una situazione che essa stessa aveva tutte le leve per evitare al momento giusto“.

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