Sentenza Scianatico, Brucoli replica a Rana: «Ho parlato con i dati della procura»

La Redazione
L'area Scianatico vista dall'alto

Il giornalista, autore del libro "Mal’aria" risponde alle dichiarazioni dell'ex direttore dello stabilimento

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Renato Brucoli risponde a Donato Rana.

Il giornalista, autore del libro “Mal’aria”, era tra gli ospiti, lo scorso 4 maggio, del convegno organizzato da Legambiente sulla vicenda del laterificio, all’indomani delle condanne in primo grado.

Il confronto cominciato nell’incontro, è poi proseguito sulle nostre pagine. Brucoli ribatte punto per punto alle affermazioni dell’ex direttore dello stabilimento, e lo fa citando i dati degli inquirenti.

«Nel convegno del 4 maggio scorso, promosso da Legambiente – spiega l’autore -, mi sono avvalso di slide proiettate su uno schermo gigante, grazie a cui ho presentato sinteticamente il virgolettato delle tesi esposte al magistrato dal chimico ambientale Stefano Racanelli e dall’epidemiologo Giovanni Zapponi, consulenti tecnici chiamati a relazionare nell’ambito del processo Scianatico. Le relazioni sono agli atti processuali. Ritengo che la loro veridicità abbia contribuito alla condanna penale comminata alla proprietà e al direttore dei lavori del Laterificio Pugliese Spa. Dunque il contenuto da me esposto non è frutto di iniziativa personale o di fantasia, e meno che mai del mio “desiderio di sensazionalismo” come inopportunamente sottolineato dal sig. Domenico Rana, ma dell’analisi scientifica, compiuta da autorevoli professionisti, chiamati dallo stesso magistrato a esprimere il proprio parere. Che non si trattasse di affermazioni mie, ho provveduto più volte a ribadirlo, in audio e video, durante il convegno».

«I passaggi più significativi delle relazioni proposte dai consulenti tecnici Raccanelli e Zapponi – continua Brucoli – illustrano l’esito dei controlli effettuati da varie autorità sanitarie e di tutela ambientale con riferimento alla qualità dell’aria respirata a Terlizzi fra il 1981 e il 2001, arco di tempo preso a riferimento dalla causa, con estensione alle indagini promosse dall’Arpa Puglia nel 2004 e 2008. Acclarano l’immissione in atmosfera di polveri sottili (nella misura di 14 tonnellate l’anno) e di altre sostanze nocive e cancerogene come lo stirene (300-470 kg l’anno) e gli aldeidi (1.300 kg l’anno)».

Brucoli fa inoltre notare come nel ventennio 1981-2001 si sia verificato «l’incremento dei decessi in Terlizzi nella misura di 322 persone rispetto a quanto accaduto nella vicina città di Ruvo di Puglia, particolarmente a causa di malattie del sistema circolatorio, cerebro-vascolare e respiratorio, “verosimilmente associate all’impianto industriale in questione” secondo la conclusione dell’epidemiologo. Così nelle relazioni del ctu Stefano Raccanelli alle pagine 8, 12-14 e 16-18; e del ctu Giovanni Zapponi alle pagine 8-10, 15 e seguenti».

«Affermazioni di certo non favorevoli all’azienda per la quale ha lavorato il sig. Domenico Rana» sottolinea Brucoli, «ma assolutamente non frutto della mia fantasia, bensì da me citate come conoscitore degli atti e dell’intera vicenda processuale, che ho seguito come cronista in alcune udienze e su cui mi sono ampiamente documentato».

Circa il versamento di acque meteoriche dalla vasca di accumulo all’interno dell’azienda, e la dispersione nell’ambiente circostante di acque reflue con conseguente contaminazione di batteri fecali, fa fede – sottolinea l’autore «la relazione Raccanelli a pagina 21. Se poi il sig. Rana non fosse andato via prima dell’inizio del dibattito, avrebbe anche ascoltato l’intervento di altra persona presente al convegno, che ha pubblicamente denunciato continui versamenti di acque reflue inquinanti, provenienti dall’azienda Scianatico, nel proprio fondo agricolo, invocando la bonifica del suolo».

«Non è dunque vero – ribadisce il giornalista – che mi sono sottratto al contraddittorio durante il convegno. In realtà l’ho esercitato fino in fondo secondo le richieste pervenute, ovviamente dai presenti. Il sig. Rana, invece, dopo il disarticolato ed esagitato vociare iniziale, durante il quale ha preteso di prendere immediatamente la parola forse nel tentativo di impedire l’ulteriore svolgimento del convegno, si è spontaneamente astenuto dal dibattito abbandonando la sede dei lavori poco prima delle conclusioni del sindaco Gemmato. A distanza di qualche giorno mi attribuisce, da altra sede, «menzogne» e «falsità», «bugie, omissioni e sproloqui» rispetto a cui non avrebbe avuto modo di replicare. In realtà le cose sono andate molto diversamente, e il sig. Rana ha usato un comportamento a dir poco scorretto».

«Nell’ultima nota pubblicata su Terlizzilive il giorno 8 maggio, il sig. Rana – continua Brucoli – mi dà anche dello sprovveduto sul piano della storia industriale di Terlizzi, sostenendo che il Laterificio Pugliese ha iniziato l’attività nel 1949, mentre io ne faccio risalire la nascita al 1932. Chi sbaglia, neanche a dirlo, è proprio lui, forse per un difetto di memoria o di documentazione, o perché estraneo al contesto locale negli anni pregressi al ’49. Lo stabilimento di laterizi di Scianatico è, infatti, del 1932, mentre l’azienda Laterificio Scianatico solo dal 1949 è stata così denominata, e più recentemente Laterificio Fantini-Scianatico. A riprova segnalerei le indicazioni fornite dalla stessa proprietà sul sito internet delle realtà ancora in produzione, e soprattutto che, non più tardi di un anno fa, nello stesso luogo in cui si è svolta l’iniziativa di Legambiente, sono stati proposti alcuni dagherrotipi dei primi anni Trenta del Novecento, custoditi nell’archivio fotografico familiare di Pietro e Fortunato Tempesta, in cui la fabbrica di laterizi è ben visibile, perfettamente edificata e operante, persino con il camino che sputa fumo nero a più non posso. Se il sig. Rana volesse constatare, non avrebbe che da consultare il volume Una città in posa, pubblicato dal Comune di Terlizzi nel gennaio 2015, particolarmente a pagina 20».

«In conclusione d’intervento – dichiara ancora Renato Brucoli -, ho effettivamente espresso delle valutazioni di carattere personale, manifestando opinioni in cui sono fermamente radicato. Ho affermato che si dovrà provvedere alla bonifica del sito inquinato dagli Scianatico utilizzando il risarcimento che il Comune di Terlizzi dovrà pretendere e ottenere dall’azienda nonostante lo stato d’insolvenza in cui si è recentemente confinata e trincerata. Questo dovrà accadere a seguito di procedimento civile promosso dal Comune. Ho aggiunto che il Comune, a mio modo di vedere, dovrebbe anche mutare la destinazione dell’area aziendale con la redazione di un nuovo piano urbanistico generale, capace di evitare definitivamente la soluzione residenziale se non altro per l’impedimento derivante dall’elevata pericolosità idrogeologica del suolo su cui sorge il relitto industriale. Ho concluso dicendo che a nulla serve fare degli ambientalisti il capro espiatorio della chiusura dell’azienda, solco in cui il sig. Rana insiste, giacché la ragione andrebbe invece cercata nell’appiattimento della proprietà all’ottica del massimo profitto, laddove lo stesso chimico ambientale intervenuto nel processo penale suggerisce (a pag. 20 della relazione citata) il posizionamento di un “impianto di filtri a maniche” come “soluzione tecnologica possibile e applicabile” in quanto capace di “abbattere oltre il 90% delle polveri emesse”. Soluzione costosa ma pressoché risolutiva, rispetto a cui la proprietà ha invece preferito glissare per seguire, peraltro in piena crisi congiunturale di tipo edilizio, e senza di fatto lavorare alla delocalizzazione dell’azienda, la via impraticabile della progettazione e ipotetica realizzazione di un insediamento abitativo di “inusitata, rara ed esemplare qualità ambientale”, fatto di piazze e aree mercatali, asili nido e centri benessere, fattorie didattiche e collinette erbose, aree boschive e laghetti… oltre a 500 appartamenti ricadenti in area a elevata o media pericolosità idrogeologica. Un quadretto da Mulino Bianco per confondere ancora una volta le idee!».

«L’ambiente è di tutti. Di tutti è il diritto alla salute costituzionalmente garantito, come tale non espropriabile né da imprenditori rampanti o onnivori né da lavoratori attivi in aree malsane. Più che di mattoni “ecologici”, con i miei interventi ho cercato di salvaguardare la vita dei concittadini, di tutelare quella dei sofferenti, a cui ho voluto dare voce in oltre un decennio di cronache sulla vicenda Scianatico. In rapporto a quest’orizzonte di senso e alle dominanti culturali che lo ispirano e motivano, rivendico fino in fondo, anche in questa circostanza, il mio ruolo di giornalista e cittadino libero e pienamente inserito nella comunità terlizzese».

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