Sentenza Scianatico, l’ex direttore dello stabilimento replica a Legambiente

La Redazione
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A quattro giorni dal pubblico incontro tenutosi in Pinacoteca, prosegue la querelle tra Donato Rana e il circolo ambientalista, capofila della battaglia legale contro il Laterificio

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Sentenza Scianatico: prosegue la querelle tra Legambiente, capofila della battaglia legale contro il Laterificio Pugliese e la Fantini Scianatico, e Donato Rana, per molti anni direttore dello stabilimento.

Il convegno del 4 maggio
L’associazione ambientalista mercoledì 4 maggio ha organizzato un dibattito nella Pinacoteca de Napoli, con il patrocinio del Comune di Terlizzi.

Hanno partecipato il tenente colonello del Noe dei Carabinieri (Nucleo operativo ecologico) Angelo Colacicco e il comandante della stazione dei Carabinieri di Molfetta, Giuseppe Malerba, alcuni rappresentanti delle istituzioni cittadine civili e militari e il consigliere regionale Domenico Damascelli, componente della V Commissione Ecologia e tutela del territorio.

L’incontro,moderato dal giornalista Piero Ricci, ha offerto alla città svariati elementi di conoscenza sulla vicenda processuale sfociata nella condanna penale dei vertici dell’azienda e delineato prospettive di attività a carico dell’amministrazione comunale.

Soddisfazione per l’opera della magistratura è stata espressa tanto dal presidente del circolo locale di Legambiente, Giovanna de Leo, quanto dal difensore di Legambiente nel processo penale, Giuseppe Minervini, il quale ha ripercorso la vicenda processuale e ne ha illustrato le prospettive in rapporto ai rischi di prescrizione del reato e allo stato d’insolvenza dell’azienda, considerata anche l’inevitabilità del giudizio d’appello.

Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia, ha inserito i fatti di Terlizzi nel più ampio scenario della tutela ambientale regionale, definita dall’associazione «carente non solo sul versante della salute umana in prossimità dei siti industriali, ma anche in rapporto alla mancata chiusura del ciclo dei rifiuti e alla fallimentare campagna di rimozione e smaltimento dell’amianto promossa dalla Regione Puglia». Con spirito di concretezza ha suggerito al sindaco Gemmato la procedura intrapresa in altri comuni per l’attività di bonifica.

Il giornalista Renato Brucoli, autore di Mal’aria, libro inchiesta sull’azienda terlizzese, ha illustrato, citandone il virgolettato, i passaggi più significativi contenuti nelle relazioni dei consulenti tecnici del magistrato nella causa penale: il chimico ambientale Stefano Racanelli e gli epidemiologi Giovanni Zapponi ed Emilio Gianicolo e riferito l’esito dei controlli effettuati da varie autorità sanitarie e di tutela ambientale sulla qualità dell’aria respirata a Terlizzi fra il 1981 e il 2008.

Il sindaco Ninni Gemmato, raccogliendo i suggerimenti e le indicazioni formulate dalla maggior parte dei relatori, riporta Legambiente «si è detto propenso ad attivare il giudizio civile di risarcimento del danno procurato alla comunità, la bonifica del sito industriale, il Piano urbanistico generale in cui riconsiderare la funzione dell’area Laterificio, escludendo categoricamente l’uso abitativo sia in ossequio alle norme sulla pericolosità idrogeologica sia per un fatto di giustizia sociale».

La polemica di Rana
Durante l’incontro è intervenuto anche l’ex direttore dello stabilimento, polemizzando con i relatori.

Il dettaglio del suo pensiero è riportato nella sezione Live You di TerlizziLive.it. Dopo la risposta di Legambiente, pubblicata ieri, ecco la controreplica di Rana.

«Mi sono sentito tirato in causa come se il mio lavoro avesse fatto del male ad abitanti inermi e mi sono sentito in dovere di contestare» spiega Rana.

A proposito della produzione di Poroton, l’ex direttore afferma: «Un qualsiasi manuale di chimica organica correttamente consultato avrebbe reso noto che “Il “monomero” dal quale si ricava il polistirene espanso, detto volgarmente polistirolo, è lo stirene. Il polistirolo espanso è considerato un prodotto “sicuro” assente dal Dangerous substances directive, ovvero l’elenco delle sostanze ritenute nocive per la salute dell’uomo rilasciato dalla Cee (vedi relazione laboratori Gecolab). Del resto, infatti, il Poroton, che è un brevetto svedese, viene prodotto senza alcun problema in Italia (Sardegna, Veneto, Lombardia, Piemonte etc) e all’estero senza né denunce né condanne. Peraltro è attivo in Italia un Consorzio Poroton (affiliato all’Andil)».

Rana polemizza anche con Brucoli. Alla fine degli anni ’80, ricorda l’ex direttore, furono effettuati controlli sull’eventualità di un pericolo-silicosi tra gli operai. «Allora – ricostruisce l’ex direttore – l’argilla cruda si lavorava solo di notte per evitare che eventuale vento potesse disturbare la popolazione e così furono innumerevoli (oltre 3 mesi) le notti in cui i funzionari dall’Inail presenziarono e elevarono ogni tipo di controllo strumentale senza trovare alcunché di menzionabile (secondo la legislazione del tempo) e la cosa finì lì».

Nel 1991, prosegue il racconto di Rana, la procura di Trani aprì un’indagine: «Si scatenò l’inferno. Arrivò un Ctu e una miriade di enti di controllo abilitati ad ogni tipo di analisi e verifica. Al tempo non immaginavo neppure che esistesse tanta gente devoluta al controllo di una realtà industriale! Cercarono di tutto, anche fantomatici scarichi industriali e mi ci volle del bello e del buono per far capire a tutti che tutta l’acqua raccolta veniva usata per gli impasti e che non avevamo nulla da scaricare! Le verifiche durarono oltre un anno intero ma alla fine la mia posizione fu archiviata e così quella del Laterificio perché tutto fu trovato in regola».

«I suddetti fatti (rilevabili da qualsiasi ricerca sull’argomento trattandosi di atti pubblici) non sono stati menzionati dal signor Brucoli» osserva – non senza polemiche – Rana.

«Brucoli – aggiunge ancora – verso la fine del suo intervento menzionava casi di debordo di acqua dal Laterificio nell’area circostante. Questo è impossibile perchè il piano del Laterificio ha un livello inferiore a quello della strada che lo circonda e del resto anche in caso di acque abbondanti sull’area circostante, esse scomparivano tramite un significativo inghiottitoio presente sotto l’abbeveratoio presente allora in via Mazzini».

«Una verifica ed un’analisi dei dati fatta con meno acredine e soprattutto un più contenuto desiderio di sensazionalismo avrebbe reso il bilancio più sereno ed equilibrato – sostiene -. Chiamare in causa la magistratura, poi, mi sembra assolutamente fuori luogo non avendola mai menzionata. Ho sentito solo accuse dimenticando che sull’altro piatto della bilancia c’è stato lavoro per tanta gente per tanti anni e che si sono sviluppate professionalità di altissimo profilo che ancora oggi insegnano al mondo, dalla Nuova Zelanda alla Cina, dall’Algeria al Perù, come produrre laterizi di altissima qualità».

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