Precarietà del lavoro, Dino Pollio: “A Terlizzi manca un collegamento tra la domanda e l’offerta lavorativa”

“Necessario il potenziamento degli uffici provinciali del lavoro per avvicinare la domanda all’offerta”

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Uno studio della Cgil su dati Anpal, di cui abbiamo recentemente dato notizia, ha rilevato una realtà piuttosto allarmante sulle varie forme di precariato del nostro tempo, da quella lavorativa a quella di genere, da quella giovanile fino al problema dell’inclusione sociale.

Oltre al netto divario tra l’occupazione maschile e quella femminile, i dati diffusi dalla Cgil di Bari nel corso della presentazione del progetto “Oltre la precarietà” (un incontro si terrà proprio a Terlizzi, il prossimo Giugno), hanno rilevato che soltanto l’8% dei contratti sono a tempo indeterminato, appena 22mila sui 280mila firmati lo scorso anno.

Abbiamo chiesto informazioni a Dino Pollio, coordinatore Cgil a Terlizzi, attivo sul territorio e particolarmente sensibile a questa tematica, che ci ha fornito una fotografia dettagliata su quella che è attualmente la situazione nel nostro comune:

“La situazione di Terlizzi è simile alla situazione provinciale, non abbiamo i dati per il nostro comune, ma, come ha detto il segretario Ficco, esiste un netto divario tra l’occupazione maschile e quella femminile: le donne sono sempre più in difficoltà nel trovare lavoro e ancor più complesso per loro è mantenerlo” spiega.

Un’attenzione particolare è stata dedicata anche alla situazione che la cessazione del reddito di cittadinanza ha creato ai terlizzesi: “Terlizzi è uno dei comuni pugliesi con il più alto tasso di domande di Reddito di Cittadinanza presentate e accolte, adesso con la nuova formula dell’Assegno di Inclusione la situazione ha ridotto drasticamente la platea degli aventi diritto, creando ovviamente dei disagi economici a molte famiglie.
Ciò che manca a Terlizzi è un collegamento tra la domanda e l’offerta lavorativa, i giovani non hanno la possibilità di fare esperienza e formazione lavorativa così come gli over 55 non hanno la possibilità di reinserimento lavorativo.
Unico sbocco è il lavoro pubblico, come ribadito anche da Ficco, che permette assunzioni e retribuzioni in linea con la mansione svolta; avremo l’idea della mole di domande e di richieste quando uscirà a breve l’inserimento nel mondo della scuola”.

“Va sollecitato, e la Cgil lo sta facendo, il governo nazionale nell’incentivare l’aperture di nuove realtà produttive, politiche industriali volte al rilancio di settori trainanti e caratteristici del nostro territorio, proposte e incentivi che inducano all’apertura attività che incrementino l’occupazione. Serve un sistema burocratico più snello che permetta di accelerare le procedure dei concorsi pubblici.
Serve potenziare gli uffici provinciali del lavoro per avvicinare la domanda all’offerta” l’appello di Dino Pollio.

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Commenti

  • Maria memola (utente non verificato)

    Nel nostro paese ci sono datori di lavoro che andrebbero denunciati perché fanno un contratto a part-time invece ne lavorano 10/12 ore o con contratti a garanzia giovani per un anno dove lo stato elargisce una certa somma e la restante il datore(una sciocchezza) ma fine anno si ritrovano a essere ricattati , se ti conviene rimani altrimenti questo è il compenso (paga da fame ).poi dicono i ragazzi non vogliono lavorare !!!no non vogliono essere schiavizzati . LA PAGA MINIMA CI VORREBBE E CONTROLLI a gooo su tutti i campi lavorativi

  • Annalisa (utente non verificato)

    il collegamento tra domanda e offerta la fanno le agenzie su internet, offrendo contratti di lavoro di poche ore a settimana nei fine settimana. In pratica sono i mediatori dello sfruttamento reso possibile dal Job Act.