Il triste caso del senzatetto Zoltan divide i terlizzesi. «Non può stare lì». «Lasciatelo in pace»
© Terlizzilive
Alcuni giorni fa i vigili urbani hanno provveduto a sgomberare buona parte degli oggetti accumulati dall'"uomo della panchina". Il fatto è diventato un caso e sui social network monta la polemica
Da alcuni giorni la panchina di Zoltan, il senzatetto che da circa un anno vive all’addiaccio nel centro storico, è un po’ più vuota ed “essenziale”.
I vigili urbani hanno provveduto a sgomberare buona parte della roba che in questi mesi gli era stata donata da alcuni cittadini allo scopo di rendere, diciamo così, meno triste e difficoltoso il probante soggiorno “en plein air”. Lo sgombero, a quanto si apprende, è stato disposto per motivi di igiene pubblica. Non soltanto il giaciglio, ma anche l’area attorno è stata “ripulita”. Sono scomparsi d’amblè i vestiti, le coperte, i detergenti, la conca, la sdraio: non c’è più traccia del cumulo di cenci e oggetti che, pure, per Zoltan doveva avere la parvenza di un focolare domestico. Resta solo qualche desolato cuscino come materasso di fortuna.
Il provvedimento non è passato inosservato, anzi, ha avuto degli strascichi polemici ed è diventato un autentico “caso” sui social network. Tanto che due giorni fa un esercente di corso Garibaldi, che per ragioni di prossimità ha a che fare quotidianamente con il clochard, ha segnalato su facebook (sul famigerato gruppo “Mezz’ o’ borg”) la comparsa di una frase ingiuriosa sul muro accanto all’ingresso della propria attività.
La scritta – su cui è stata passata subito una mano di bianco – augurava al negoziante una sorte analoga a quella del senzatetto, accusandolo in maniera neanche troppo velata di aver giocato un ruolo determinante nella radicale “spoliazione” del suo misero peculio. Il negoziante ha replicato pubblicamente all’anonimo writer con queste parole:
“Una persona può vivere come gli pare, rifiutando qualsiasi aiuto a vivere “meglio”, ma non può costringere gli altri a vivere nella sporcizia, nel cattivo odore, nella mancanza di igiene, nella mancanza di decoro. Una persona non può fare i propri bisogni dove gli capita e dove gli altri vivono, lasciare a terra tracce dei suoi bisogni. Né può assumere comportamenti aggressivi nei confronti degli altri. Se il buon senso non basta a comprendere queste regole di con-vivenza civile, esistono precise leggi di Polizia Urbana, etc. che codificano e garantiscono il rispetto di questi principi di base“.
A partire da questo post, si è innescato un acceso dibattito, che ha visto il negoziante confrontarsi in maniera a tratti anche molto aspra con alcuni cittadini. La maggior parte dei quali, è da dire, mostrava di comprendere la posizione dell’uomo, che – motivazione condivisa – avrebbe diritto a reclamare maggior decoro e pulizia nell’area in cui ha investito le sue risorse.
Vi sono però anche cittadini che, animati da spirito di carità, prendono le difese del clochard, che – dicono – ha peraltro diritto a vivere la sua vita come vuole, in virtù del sacrosanto principio di autodeterminazione. Nessuno può dire, dopo tutto, che Zoltan sia aggressivo o molesto, aggiungono le “colombe”, che anzi imputano al negoziante di avere nei confronti del barbuto ungherese dei comportamenti decisamente ostili, talora provocatori; questi da parte sua nega e contrattacca minacciando azioni legali.
Al di là delle schermaglie dialettiche e delle legittime, contrapposte opinioni, bisogna ammettere a onor del vero che Zoltan continua a rifiutare (o appare comunque disinteressato) a qualsiasi cura, trattamento, aiuto che non sia di natura immediatamente pratica, alimentare e, talora, voluttuaria. Accetta cibo, acqua, sigarette, qualche bevanda, ma non intende trasferirsi altrove, essere sottoposto a visite mediche approfondite e, in genere, modificare le sue abitudini su suggerimento altrui. Preferisce tirare avanti alla giornata, avendo probabilmente maturato in questi anni – come, del resto, biasimarlo? – timore e, forse, stanchezza del cambiamento.
In proposito, un familiare dell’esercente di corso Garibaldi interviene per fornire dal suo canto una ricostruzione di tutti i tentativi di intervento andati a vuoto in questi mesi:
“Abbiamo chiesto ad un barbiere, che si è reso disponibile, di sistemare e pulire capelli e barba di Zoltan, per un fattore di igiene e salute della stessa persona. Ma Zoltan non ha acconsentito. Abbiamo chiamato un medico che lo potesse visitare, visto che molte volte accusava dolori di stomaco. Ma Zoltan non ha accettato questo aiuto. Sono venuti in loco i frati di Casa Betania invitandolo ad utilizzare la loro Casa. Ma Zoltan non ha acconsentito. Ho personalmente indicato a Zoltan un locale di piano terra vicino alla panchina, dove poter dormire, mangiare e lavarsi. Ma Zoltan non ha accettato. Come vuole dormire, mangiare e fare i bisogni Zoltan? Ci sono foto e video che ben rispondono a questa domanda”.
Di fronte a questa impasse, molti seguitano a caldeggiare la necessità di un trattamento sanitario obbligatorio, opzione che pure implica una congerie di aspetti morali, burocratici e legali non semplici da dirimere. Opinione comune è, tuttavia, che qualunque decisione debba passare al vaglio delle istituzioni locali, considerate tuttavia come le “gradi assenti” della complicata partita umanitaria che la comunità sta giocando in questi mesi, dal momento che, pur avendone facoltà e autorità, in un anno di permanenza del postulante non sono riuscite a proporre un abbozzo di soluzione al busillis.
A margine della discussione interviene anche il presidente del consiglio comunale, Michele Grassi, che fa autocritica: “Sicuramente ci dono stati molti errori, da tutte le parti (cittadini e istituzioni). Il giorno 14 aprile si è tenuta al Municipio la conferenza di servizi per la questione, che ha visto molti organismi pubblici in prima linea. Il risultato lo vedremo. Posso solo dire che la questione va risolta, certamente non con atti violenti (di tutti i tipi), ma di tempo ne è trascorso troppo”.
Appare tuttavia chiaro quanto, al di là degli orientamenti personali, la situazione sia delicata e irta di complicazioni, specie in assenza di un coordinamento, di impulsi dall’“alto”. Così come si è configurata, la questione sembra inestricabile, un vero nodo gordiano. L’unica cosa certa e assolutamente non opinabile è che, da qualche giorno, Zoltan vive in condizioni, se possibile, ancor più incerte e precarie, in cui non potrà restare a lungo. Il tempo è quasi scaduto e qualcosa, in coscienza, deve essere fatto.
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