Le “televisive” vedute di Monte Caccia

Questa volta la mano antropica non ha forgiato un quadro di bellezza identitaria, come con la pietra delle masserie, ma vi ha piazzato un pezzo di cruda e tecnologica modernità, curioso ed insolito per chi non l’ha mai visto da vicino, per quanto discordante col contesto panoramico

Felice Miscioscia per Murgia a Pedali
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Si risale, la vegetazione arborea lascia pian piano spazio alle steppe murgiane, cambia il paesaggio, si torna sull’Alta Murgia. Le ruote delle nostre bici si inerpicano verso un punto di interesse particolare, “anomalo” se vogliamo, non esattamente sinonimo di bellezza per come la intendiamo noi, ma comunque ormai parte del territorio, punto di riferimento ben noto e ben visibile anche a distanza: è Monte Caccia, col suo nome temibile, con la sua ondulata sommità, sensibilmente alterata dalla mano dell’uomo.

E questa volta la mano antropica non ha forgiato un quadro di bellezza identitaria, come con la pietra delle masserie, ma vi ha piazzato un pezzo di cruda e tecnologica modernità, curioso ed insolito per chi non l’ha mai visto da vicino, per quanto discordante col contesto panoramico.

Dal 1954, infatti, i 680 metri di altitudine della cima di Monte Caccia, che si contendono con la dirimpettaia Torre Disperata la palma di punto sommitale dell’altopiano murgiano, ospitano le antenne della Stazione RAI, che permettono la ricezione del segnale TV e radio in larga parte della Puglia.

Questi mostri di un progresso ormai quasi datato silentemente si ergono da settant’anni sul territorio murgiano di Spinazzola, lasciandosi fugacemente osservare da vicino nella loro prestante altezza, prima che il nostro sguardo venga inesorabilmente richiamato dal paesaggio circostante, di un punto meno panoramico di altri (quali ad esempio Torre Disperata o Castel del Monte), ma pur sempre dominante su distese infinite, disseminate di luoghi più confacenti ai nostri canoni di beltà identitaria, fino a perdersi nella foschia, rimirando in lontananza la vulcanica sagoma del Vulture e tornando a ritroso, in una sorta di rewind che riavvolge il nastro paesaggistico fino alla piana e al bosco di Senarico, fino all’omonima Masseria di Senarico di Sopra, mimetizzata tra le case coloniche della Riforma Agraria del 1950 e adagiata alle pendici di questo monte “che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude”… no, non siamo a Recanati, siamo sulla Murgia, anche se le sensazioni di infinito sono probabilmente simili a quelle provate dal caro Leopardi.

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