
La prof.ssa Cia Vangi Drago con gli ex alunni Francesco Ficco, Paola Natalicchio e Davide De Candia
In ricordo della prof.ssa Cia Vangi Drago: una vita nel segno di etica e cultura
“Non era una professoressa da “Attimo Fuggente”: non conosceva enfasi, né retorica. Ci educava con l’esempio e con la relazione”
Un docente, prima ancora di esserlo, ha una sola e unica missione: trasmettere la propria passione in maniera autentica, indirizzando gli studenti verso la bellezza dei propri sogni. Ogni parola, dettata dal cuore, diventa importante: un tassello ineguagliabile nella vita di ciascuno.
Lo scorso 22 giugno si è spenta l’indimenticabile Prof.ssa Cia Vangi Drago, storica docente di latino e greco, che ha lasciato un segno indelebile in tante generazioni di giovani insegnando per oltre quarant’anni in diversi licei della provincia, tra cui il Liceo Sylos di Terlizzi e il Leonardo da Vinci di Molfetta.
A un mese dalla scomparsa, la redazione di Terlizzilive vuole ricordarla dando voce ad alcune delle tantissime, commoventi testimonianze degli studenti che l’hanno conosciuta e amata.
A ricordare la vicenda umana straordinaria della Professoressa, è, con un post pubblicato sulla pagina Facebook del Liceo da Vinci di Molfetta, Paola Natalicchio: «Un incontro magico, nel cuore della nostra adolescenza fatta di fragilità e audacia, insieme. La professoressa Vangi entrava in classe con i libri di teatro greco, classico latino e una copia del Manifesto. Non era una professoressa da “Attimo Fuggente”: non conosceva enfasi, né retorica. Ci educava con l’esempio e con la relazione. Non era mai una relazione davvero asimmetrica. Tra la cattedra e i banchi avveniva uno scambio continuo, perché lei era sinceramente interessata al dialogo intergenerazionale, all’ascolto attivo della gioventù. Non infantilizzava mai noi post adolescenti irrequieti, né ci deresponsabilizzava. Ci supportava e ci prendeva sul serio: un rafforzamento positivo che ci è stato davvero utile a trovare la nostra strada. Le fondamenta etiche delle nostre persone sono state gettate da lei: lavorava sul consolidamento di valori antichi, primari, che ancora oggi sono una “riserva idrica” inesauribile a cui attingere. Chi di noi non conserva gli appunti delle sue lezioni: limpide, lineari. Ci apriva mondi e ci ha aperto alla vita. Ha portato il cielo nella nostra classe: ci ha abituati all’aspirazione, alla frequentazione delle altezze, all’abitudine a confrontarci con il pensiero complesso. Ci accompagnò nel suo amatissimo Teatro Greco di Siracusa a vedere la Medea di Mario Missiroli: era il 1996, Medea era una straordinaria Valeria Morriconi che urlava con una scenografia mozzafiato, fatta di ulivi e porte d’acciaio. Quando la Medea finì ci abbracciammo, come avessimo vinto una finale dei mondiali. Chiedeva di studiare, l’asticella era sempre alta. La conoscenza come rifugio, strumento di difesa e di consolazione. Più di tutto ha saputo volerci bene. Ha continuato a interessarsi di noi – la sua ultima classe, la Terza A del ’97 – anche ben oltre il diploma. Abbiamo continuato a parlare di politica, società. Quando andavano nella sua casa terlizzese, con i grandi divani azzurri, non ci faceva mai mancare un buon gelato, un succo di frutta o una bibita fresca. Ha seminato talmente tanto e disegnato un legame talmente speciale con noi che, nonostante l’inconsolabile assenza che lascia, siamo certissimi che continueremo a far fiorire ogni giorno il suo insegnamento».
Le fanno eco Davide de Candia e Anna Maria de Gioia: «La professoressa Vangi, Cia per l’amicizia di cui ci onorò dopo gli esami di stato del 1997, può annoverarsi a pieno titolo tra le figure di quella Italia civile cui Norberto Bobbio offrí alla contemporaneità uno spaccato narrativo straordinario. Cia Vangi riassumeva in sè per vocazione e biografia, una sintesi perfetta tra rigore morale e perizia filologica. Dallo studio dei classici come dura necessità (ἀνάγκη, diciamo bene, vero Prof?) si poteva intelligere il presente, risalirlo criticamente, derubricando la brevitas del tempo che tutto divora. L’analisi puntale del testo e la gravitas nello studio erano le lenti per destrutturare la contemporaneità offrendo spazi di libertà sempre nuovi. Il suo impegno civile e politico era declinato come solo lei sapeva fare, la scuola di Socrate era la palestra del presente, i classici come prospettiva di futuro e liberazione. Ma poi, accanto e insieme alla studiosa dal raffinatissimo pensiero, c’era la sua umanità che noi suoi allievi abbiamo prima apprezzato dietro la cattedra e poi amato nelle lunghe e ricorrenti conversazioni dopo gli esami di maturità. La sua casa di Terlizzi si apriva ai giovani, in quei colloqui si poteva parlare di ogni cosa non vi era censura o qualsivoglia barriera, proprio in quei colloqui la sua umanità straripava, ti coinvolgeva, ti rapiva. Ci manca già tutto di te, cara Professoressa, il nostro ultimo incontro solo pochi mesi fa era il consapevole congedo da noi. La promessa di rivederci presto, come sempre, abbiamo potuto mantenerla solo nel nostro ultimo saluto. Chi incontra sulla propria strada questi Maestri non sarà mai solo, cosi sarà ancora e sempre per noi. Ti vogliamo bene, oggi come ieri».
Francesco Ficco, succeduto alla Professoressa nella cattedra di latino e greco presso il Liceo da Vinci, si rivolge direttamente alla sua Maestra: «Cara professoressa, le dico ciò che nel nostro ultimo incontro forse per l’emozione provata o per timidezza non ho avuto il coraggio di dirle: grazie. Voglio ringraziarla con tutto me stesso per avermi fatto crescere e diventare uomo, per aver mostrato agli occhi di un adolescente il vasto mare della cultura e dei valori millenari in cui anche oggi non esito ad immergermi per trovare pace o semplicemente rifugio. Vivo in un mondo nel quale uomini e donne lavorano come schiavi per produrre oggetti che altri uomini e donne comprano a costo di lavorare come schiavi, un mondo in cui le immagini di morte e guerra sono abituali, un mondo in cui la comunicazione è slogan, perché non c’è tempo per un discorso logicamente articolato, un mondo nel quale vengo sommerso quotidianamente da una innumerevole quantità di notizie più o meno allarmanti, le cui fonti però sono costantemente assenti, sempre perché non c’è tempo. Beh in questo mondo smart e così veloce da non permettermi di distinguere, come lei avrebbe detto, l’alétheia dalla dóxa, io credo di essere il più lento di tutti. Per questo la ringrazio, perché da lei ho imparato a fermarmi e a pensare, ho imparato a cercare non quale sia la cosa più giusta da dire o da fare ma la più umana».
Struggente il ricordo del fratello, il Prof. Franco Vangi: «Cia Vangi Drago, docente madre dei tuoi alunni, con rigore sacro e sorgiva mitezza, percepivi la lingua degli dei e degli eroi, lingua greca colonna di civiltà, fucina di parole forgiate a nominare il mondo, luci e ombre dell’esistere umano, in quelle pagine-epigrafi inseguivi norme, forme, visioni, bellezze solari e prove sofferte, tu serena e autorevole a segnare nell’etica ancora oggi il cammino di una vera civiltà. Il mio ricordo di te, carissima sorella».
Il rimpianto è pari alla gratitudine, per chi la ha conosciuta; ma crediamo sarà uguale per gli altri.
Nella ricorrenza del trigesimo, le figlie Angela Gigliola e Anna Tiziana Drago con Piero Totaro si raccoglieranno insieme a quanti vorranno condividerne il ricordo presso la parrocchia di San Gioacchino in Terlizzi il prossimo lunedì 22 Luglio alle ore 18.00.
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