Che cos’è il bruxismo e come curarlo senza il bite

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Le terapie tradizionali non tengono conto che il bruxismo è solo un sintomo e non la causa dei problemi, motivo per cui quando il bite non viene inserito il paziente riprende a bruxare
Hai mai sentito parlare di bruxismo?
Si tratta di un fenomeno frequente soprattutto durante il sonno, causato dalla contrazione involontaria dei muscoli masticatori.
È una parafunzione che comporta il digrignamento dei denti con importanti conseguenze sul benessere psicofisico del paziente.
Il bruxismo, infatti, riduce notevolmente la qualità del sonno (III disturbo) e, se non diagnosticato in tempo, determina la progressiva distruzione dei denti che risulteranno più sensibili agli sbalzi termici.
Inoltre, il digrignamento ripetuto comporta un sovraccarico dell’articolazione temporo-mandibolare e tensioni a carico dei muscoli facciali, vertebrali e paravertebrali.
In genere, però, il paziente bruxista non ha coscienza del problema poiché manifesta sintomi quali senso di dolore e stanchezza dei muscoli facciali, talvolta accompagnati da cefalea e tensioni alla nuca, sintomi cioè aspecifici e quindi non strettamente riconducibili al digrignamento dentale.
Spesso è un familiare a rendersene conto, sentendo uno strano rumore provocato dallo sfregamento dei denti durante la notte.
Cause
Il digrignamento dei denti non ha cause note, tuttavia l’ansia e lo stress sembra abbiano un ruolo fondamentale nel determinarlo o nel peggiorarlo. Il bruxismo quindi rappresenta una manifestazione con cui il nostro corpo esprime un disagio psichico.
Cura
In genere il dentista interviene a livello essenzialmente odontoiatrico attraverso la costruzione di mascherine protettive – i bite – che, interponendosi fra le arcate dentali impediscono l’usura e allo stesso tempo riducono lo stato di tensione muscolare. Nei casi più gravi si somministrano farmaci antidolorifici e miorilassanti.
Tuttavia queste terapie non tengono conto che il bruxismo è solo un sintomo e non la causa dei problemi, motivo per cui quando il bite non viene inserito il paziente riprende a bruxare.
La terapia REAC, è importante sottolinearlo, non è la panacea di tutti i mali ma, favorendo il recupero delle capacità di autoregolazione dell’organismo, si rivela un’alternativa efficace al classico bite.
Articolo a cura del Dr. Savino Lamarca
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