Senza tetto trovato morto in un casolare: «Tutti lo conoscevano ma nessuno si è occupato di lui»

povertà
La riflessione di un nostro lettore
Il 1 febbraio è stato ritrovato, in un casolare abbandonato, il corpo di un senzatetto, deceduto probabilmente da alcuni giorni. Un fatto che ha indotto alla riflessione sui casi di emarginazione e sui ruolo che i cittadini possono svolgere per contribuire a rendere migliore la vita degli ultimi. Questo è quanto scrive un nostro lettore.
La “strage invisibile” che si alimenta mese dopo mese, questa volta ha toccato anche l’ignava Terlizzi.
E di pochi giorni fa, il rinvenimento del corpo di un senza tetto, in un casolare abbandonato a ridosso della Strada Provinciale 231, ex 98.
Una persona conosciuta in paese: di indole mite, schivo e geloso della sua riservatezza e del suo modo di vivere. Lo abbiamo visto passeggiare nel nostro paese trasportando una carrozzina, una delle tante in suo possesso, conservate e parcheggiate nel casolare in modo maniacale.
Penso che quelle carrozzine abbiano avuto più dignità di chi le possedeva, perchè lui stesso gliela rendeva.
E’ morto solo, a pochi metri dalle sue carrozzine, senza che nessuno si preoccupasse di che fine avesse fatto.
E’ morto solo, a pochi metri dalla trafficatissima strada ex 98, senza che nessuno se ne accorgesse.
E’ morto tra l’indifferenza di tutti, in un paese dove tutti lo conoscevano ma nessuno si preoccupava di lui.
Sappiamo molto poco di lui e non sappiamo neanche la sua età.
Il suo essere schivo e l’assenza di servizi in un paese dove le amministrazioni Civica ed Ecclesiastica sono impegnate in ben altro, sono state le coordinate del disinteresse letale.
E’ morto in un paese dove sono presenti sette Parrocchie, con religiosi e laici che si dicono “impegnati nel sociale”… ma nessuno si è accorto della sua prolungata assenza dalle nostre strade, da più di un mese.
Mi ritorna sempre alla memoria, lo scritto di don Tonino: La stola e il grembiule. Pertinente più che mai come in questo momento: “Forse a qualcuno può sembrare un’espressione irriverente. Sì, perché, di solito, la stola richiama l’armadio della sacrestia, dove, con tutti gli altri paramenti sacri, profumata d’incenso, fa bella mostra di sé, con la sua seta e i suoi colori, con i suoi simboli e i suoi ricami. Non c’è novello sacerdote che non abbia in dono per la prima messa solenne, una stola preziosa. Il grembiule, invece, ben che vada, se non proprio gli accessori di un lavatoio, richiama la credenza della cucina, dove, intriso di intingoli e chiazzato di macchie, è sempre a portata di mano della buona massaia. Ordinariamente, non è articolo da regalo. Eppure è l’unico paramento sacerdotale registrato dal vangelo”.
C’è un prete nel nostro paese, inviso a molti per il suo farsi vicino all’umanità di tanti e denunciare i nostri asservimenti al dio soldo e il nostro prostituirci al potere e alla violenza, che raramente indossa la stola, ma quando lo fa, la indossa sopra al grembiule che gli sembra cucito addosso.
Sabato 01 febbraio, sfidando il profondo senso di privacy di Costantin, ha raggiunto quello che riteneva fosse il suo alloggio per trovare Costantin esamine sul pavimento certamente da molti giorni, già cibo per qualche randagio.
Squallore e devastazione! Un luogo degradato e sporco nel quale Costantin viveva ed è morto, fagocitato da solitudine e incuria. … questa volta non ha potuto omettere di indossare la stola per impartire la benedizione.
“Chi sa che non sia il caso di completare il guardaroba delle nostre sacrestie con l’aggiunta di un grembiule tra le dalmatiche di raso e le pianete di camice d’oro, tra i veli omerali di broccato e le stole a lamine d’argento!”
P.S.:
ci sarà mai uno sportello per immigrati e senza fissa dimora funzionante tutto l’anno capace di aiutare tanti a districarsi tra i meandri della burocrazia e atto a darci contezza di tutti quelli che sono presenti sul nostro territorio?
Commenti
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Ho conosciuto Costantin nel 2013, incontrandolo la sera tardi, rientrando da lavoro sul ponte Via Sovereto.Ho cercato di supportarlo quando potevo e lui contracambiava raccontandomi la sua storia di vita. La sua scomparsa mi addolora perché penso che avrei potuto fare di più per lui e come comunità avremmo potuto fare di più per lui…ma purtroppo il male moderno è l’indifferenza totale verso il prossimo…
C’è una vergogna che porta al peccato e c’è una vergogna che e’ onore e grazia!
Ciao Costantin








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