Usura e minacce, blitz della Guardia di Finanza. Quattro arresti

Il denaro sequestrato
Coinvolto un terlizzese. Avrebbe agito per conto di due fratelli di Trani nelle vessazioni ai danni di imprenditori
È scattata all’alba un’operazione della Guardia di Finanza di Bari che ha portato all’esecuzione di quattro misure cautelari personali – tre in carcere e una agli arresti domiciliari – disposte dal G.I.P. del Tribunale di Trani su richiesta della Procura. I provvedimenti colpiscono soggetti indagati, a vario titolo, per gravi reati: usura aggravata, estorsione, riciclaggio, esercizio abusivo dell’attività finanziaria e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.
Il blitz rappresenta il primo epilogo di un’indagine complessa, condotta dal Nucleo PEF Bari, che ha fatto emergere un sistema opaco e violento, nel quale le vittime – spesso imprenditori in crisi – venivano trascinate in un vortice di debiti e minacce, con tassi di interesse che sfioravano, e in alcuni casi superavano, l’1.000% annuo. Secondo quanto ritenuto dal giudice per le indagini preliminari, il giro di prestiti usurari ammonterebbe complessivamente a circa 600.000 euro.
Tutto ha avuto inizio con la denuncia di una donna, titolare di un’attività imprenditoriale e in gravi difficoltà economiche. Stanca di subire pressioni e intimidazioni, ha deciso di rivolgersi alle forze dell’ordine, raccontando le continue vessazioni subite da un uomo di Terlizzi che agiva per conto di due fratelli di Trani, veri artefici dell’organizzazione. Le sue parole hanno dato il via a una delicata attività investigativa, fatta di intercettazioni, perquisizioni, sequestri di cambiali e assegni, pedinamenti e audizioni di testimoni.
Un mosaico di indizi, definito grave e coerente dagli inquirenti, ha consentito di delineare i contorni di un’associazione per delinquere ben radicata nel territorio tra Trani e Barletta. Una rete dove il denaro non era solo un mezzo, ma un’arma: le vittime venivano costrette a restituire somme lievitate da interessi fuori legge, sotto la minaccia esplicita di ritorsioni. Alcune delle frasi intercettate parlano da sole: “Se non paghi ti veniamo a prendere sotto casa”, “Questi soggetti sono pericolosi. Non sai cosa ti può succedere”, “Chiudiamo, sennò passi i guai tu e passo i guai io”.
A rafforzare la rete usuraria, vi era anche una società operante nel settore calzaturiero, che gli indagati avrebbero utilizzato per far sembrare lecite le loro attività finanziarie, ricorrendo all’emissione di fatture per operazioni inesistenti e sottraendosi sistematicamente al pagamento delle imposte.
Il quadro emerso ha portato, oltre alle misure restrittive personali, anche all’emissione di provvedimenti di sequestro preventivo – diretto e per equivalente – di beni per un valore complessivo di 3,5 milioni di euro, a carico di dodici indagati e della società coinvolta.
Un’indagine che non si limita all’accertamento dei singoli reati, ma che si spinge anche a valutare le responsabilità amministrative degli enti, secondo quanto previsto dal Decreto Legislativo 231/2001, per delineare un contrasto ampio e incisivo a fenomeni di criminalità economica.
Le persone coinvolte restano, naturalmente, da considerarsi non colpevoli fino all’emissione di una sentenza definitiva. Ma l’operazione odierna – sottolineano gli investigatori – rappresenta un punto fermo nella lotta a un fenomeno tanto subdolo quanto distruttivo come l’usura. Un fenomeno che si insinua nelle pieghe della crisi economica, che si nutre della disperazione e che, per essere combattuto davvero, ha bisogno anche del coraggio di chi decide di rompere il silenzio.
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!








Usura ed estorsioni, tre persone in carcere e una ai domiciliari. Sequestrati beni per oltre 700mila euro