«Nan sə ‘ngànn  u San Giuànn!»: il comparizio a Terlizzi. Un patto da non violare

Olga Chiapperini

Il contributo di Olga Chiapperini, studiosa di storia locale e componente del direttivo della Pro Loco Unpli di Terlizzi

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Nan sə ‘ngànn 

u San Giuànn ! 

( Non si tradisce 

il San Giovanni ! ) 

Fino agli inizi del 1700 a Terlizzi esisteva una chiesetta dedicata a San Giovanni Battista accanto alla casa  del Cantore Confreda. Dichiarata sospesa dal culto nel 1725 dal Vescovo Paceco, fu poi demolita  consentendo l’apertura nelle mura della “Porta S.Giovanni” che, dalla piazza, immetteva nella Via delle  Fornaci ( attuale Corso Mazzini ). 

Il 24 giugno di ogni anno in quella chiesetta, davanti all’ unico altare dedicato a San Giovanni, illuminato da  un grande cero, veniva innalzata una croce, alta circa due metri, tutta addobbata di fiori.  

Davanti a quella croce profumata, grandi e piccini, a coppie, sfilavano confermando il loro patto di amicizia  e fratellanza a rievocare il rapporto che si stabilì tra Gesù e S.Giovanni nel fiume Giordano. 

Rinnovavano davanti al Santo ” u cumbarézziə də San Giuànn “. 

I ragazzi di entrambi i sessi, a due a due, si prendevano per i mignoli delle loro mani e, facendo dondolare il  braccio, pronunciavano queste parole: 

” Cumbə’rə e Cumbarìdd 

scangiàmənə u anìdd ”  

( Compari e Comparelli 

scambiamoci gli anelli ). Si trattava di simbolici steli d’erba che venivano attorcigliati al dito. 

Poi giravano per sette volte intorno alla croce e, così uniti, si recavano al fonte battesimale e, liberandosi  dalla stretta dei mignoli, si facevano il segno della croce. Questo rito sanciva un legame spirituale superiore  a quello familiare e che non andava mai tradito a pena di incorrere in impreviste sventure. Eppure, a volte,  capitava di litigare e allora ciascuno dei due sovrapponeva i suoi indici a forma di croce e pronunciava la  frase di rottura dell’impegno assunto: 

” Un cumbaréziə à fərnə’utə 

e le cumbə’rə / cummə’rə s’ànn spartə’utə ! ” 

( Il Comparaggio è finito 

ed i compari / le commare si sono divisi/e ! ). 

Chiunque veniva a conoscenza della rottura tra i due ‘compari’ si sentiva autorizzato, passando davanti al  loro domicilio, a denunciare il suo disappunto. Incrociando gli indici a forma di croce pronunciava:  

“ Croscə e mòrt  

rétə alla pòrt! ”

( Croce e morte / dietro la porta ) 

Si diventava compari alla nascita del figlioccio ed al fonte battesimale lo si restituiva ai genitori dicendo: ” M’u sì purtə’tə infédélə 

e t’u dóchə Crəstiə’nə ! ” 

( Me lo hai portato infedele, 

e te lo restituisco Cristiano ! ) 

Crescendo si cercavano i ‘compari dell’Annunziata’ per scongiurare il male della “grazia della Madonna”.  Seguivano poi i ‘compari di Cresima’ e ‘di Fede’ all’atto del Matrimonio. Il nostro passaggio terreno si  concludeva con la presenza garante del ‘ compare della ginocchiata’ che compiva quel pietoso rito di porre  a sedere, nel sepolcro ipogeo delle chiese, il corpo del defunto prima di essere” purificato dalla calce. 

Si sceglieva accuratamente il compare o la comare perché erano destinati ad assumere l’incarico della  costante presenza e protezione dei loro figliocci ‘come e con’ i genitori ed il loro era un legame sancito da  un giuramento sacro ed inviolabile perché: 

” Nan sə ‘ngànn 

u San Giuànn ! ” 

Furono queste le ultime parole pronunciate da Angela Maria Barile di 28 anni. Si era già separata dal marito  che minacciava di ucciderla nonostante aspettasse il quinto figlio. 

La sera del 3 marzo 1851 fu convinta dal ‘compare di Fede’ Gioacchino Rutigliani ad un incontro  ‘pacificatore’ col marito, Giuseppe Gioacchino Crocetta di 37 anni. 

Ad un’ ora di notte sul viottolo di ‘Pozzo Rosso’ fu aggredita dal marito e dal Rutigliani. Ebbe appena il tempo di maledire il “compare sacrilego traditore del San Giovanni”: “U San Giuànn 

Nan sə ‘ngànn ! ” 

Morì sgozzata come un agnello. 

Olga Chiapperini

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