L’incubo Xylella si avvicina: focolaio individuato a Bisceglie. Coldiretti: «Serve sorveglianza tempestiva»

Ulivi (Immagine di repertorio)
Il batterio minaccia il cuore dell’olivicoltura del nord barese. È a soli 15 chilometri da Corato
L’individuazione di quattro alberi di ulivo infetti da Xylella fastidiosa, nell’agro di Bisceglie, è molto più di un campanello d’allarme per gli olivicoltori del nord barese. Secondo Coldiretti «il batterio killer cammina ancora» e la sua avanzata è una minaccia per il cuore dell’olivicoltura del nord barese e per l’economia agricola del nostro territorio.
Gran parte dei terreni nell’area del nord barese e la Bat è coltivata ad ulivi. Bisceglie è molto più vicina a Corato di quanto lo sia Minervino Murge, nel cui agro, lo scorso 17 aprile, era stato individuato un solo ulivo infetto. In quell’occasione erano subito scattate le misure di sicurezza, con l’eradicazione della pianta infetta e di altre 140 piante nel raggio di 50 metri dalla pianta positiva, e un capillare monitoraggio dell’area cuscinetto.
La situazione di Bisceglie sembra essere una minaccia: quattro piante infette sono, per Coldiretti, «un nuovo focolaio di Xylella fastidiosa conclamato».
Al momento l’area è stata circoscritta intorno ai quattro alberi ed è stata istituita una zona-cuscinetto di 2,5 chilometri. L’associazione di categoria ha fatto sapere che è stata programmata un’attività di sorveglianza rafforzata nell’area di 400 metri attorno alla zona infetta, finalizzata a verificare la presenza di ulteriori piante infetta e di conseguenza l’estensione dell’area infetta. L’Istituto per la protezione sostenibile delle piante del Cnr di Bari sta lavorando alla caratterizzazione del ceppo di Xylella fastidiosa pauca individuata nell’agro di Bisceglie.
Il fitopatologo del Cnr, Donato Boscia, ospite a Corato esattamente un mese fa, era stato chiaro: «Affinché si sviluppi un’epidemia, devono verificarsi precise condizioni: clima mite, alta densità di insetti vettori, presenza di varietà sensibili. In aree come Minervino o Corato, il clima meno favorevole e le buone pratiche agronomiche contribuiscono a limitare la diffusione. Le arature eseguite nel periodo corretto possono abbattere fino al 95% di vettori». In altri termini: il territorio può essere salvato solo con una accurata prevenzione.
Ma il lavoro di tanti può essere vanificato dall’incuranza di pochi. Coldiretti fa notare che «nelle pratiche di prevenzione come le lavorazioni artificiali contro la ‘sputacchina’, il vettore allo stadio giovanile, o le misure fitosanitarie contro l’insetto adulto, sono coinvolti anche i Comuni pugliesi e gli enti pubblici come Consorzi di Bonifica, ANAS , Demanio, che devono pulire campi abbandonati, strade e cigli stradali pubblici e demaniali incolti e pieni dei famigerati sputi dell’insetto vettore ‘sputacchina’ che inoculando la malattia è responsabile dell’avanzata della Xylella fastidiosa».
«Pratiche di prevenzione meccanica e fitosanitaria, monitoraggi delle piante non solo visivi e dell’insetto vettore ‘la sputacchina’, campionamenti ed espianti in caso di ulivi infetti, nuovi strumenti per la individuazione precoce di nuovi focolai, considerato che non esiste ancora una cura per la batteriosi, sono l’unica soluzione per ridurre la velocità di avanzamento della infezione. L’efficacia e sistematicità – conclude Coldiretti Puglia – sono garanzia per le aree indenni della Puglia e delle regioni limitrofe e non vanno messe in alcun modo in discussione».
In questa circostanza tornano utili le parole che, soltanto un mese fa, in occasione dell’incontro organizzato dal Partito Democratico, pronunciò Tommaso Loiodice, presidente nazionale di Unapol. «Non possiamo pensare che il problema sia solo degli agricoltori. Serve il coinvolgimento di tutti: tecnici, enti locali, cittadini. Ognuno può segnalare un’anomalia, tenere in ordine un campo, contribuire al controllo del territorio».
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