Lavoro in Puglia: cresce l’occupazione, ma restano precariato e divari di genere

Lavoro
La fotografia dello stato occupazionale dei pugliesi scattata da Arpal
Più occupazione, ma precaria. Più contratti, ma in microimprese. E un divario di genere che frena lo sviluppo. È il ritratto del mercato del lavoro pugliese tracciato dal primo rapporto dell’Agenzia Regionale per le Politiche Attive del Lavoro (ARPAL), presentato a Bari nella Sala Alessandro Ambrosi della Camera di Commercio. Un documento di oltre 200 pagine che analizza i fabbisogni occupazionali 2025-2028, incrociando dati Istat, Unioncamere, INPS e Comunicazioni Obbligatorie: una “bussola” per politiche mirate e formazione allineata alle esigenze delle imprese.
“Abbiamo creato uno strumento senza precedenti in Italia – ha dichiarato il presidente della Regione, Michele Emiliano –. La Puglia deve colmare disuguaglianze territoriali e di genere e affrontare il calo di forza lavoro. Senza immigrazione regolare rischiamo di fermare interi comparti produttivi”.
Secondo l’assessore regionale all’Istruzione, Formazione e Lavoro Sebastiano Leo, il rapporto è “una riflessione strategica: la crescita del Pil regionale deve tradursi in occupazione stabile, sostenuta da formazione mirata”.
Il mercato pugliese conta 1,3 milioni di occupati a fine 2024, con un incremento significativo nel post-Covid ma un rallentamento nell’ultimo anno. Restano sotto la media nazionale sia il tasso di attività sia quello di occupazione. A pesare sono la frammentazione delle imprese – quasi la metà dei contratti è in aziende con meno di dieci dipendenti – e l’ampio ricorso a contratti a termine o part-time involontario, che rappresentano il 50% delle assunzioni complessive e il 40% di quelle a tempo indeterminato.
“Troppi lavori sono a basso reddito e poco qualificati. Il tasso di occupazione femminile al Sud è al 36,9%, venti punti sotto il Centro-Nord. Questo divario allarga anche la forbice dei redditi pro capite”, ha sottolineato Luciana Di Bisceglie, presidente della Camera di Commercio e di Unioncamere Puglia.
Il mismatch tra domanda e offerta è in aumento: nel 2024 il 42% dei contratti ha avuto difficoltà di reperimento. Oltre a camerieri, commessi e addetti alle pulizie, cresce la domanda di figure qualificate: medici, farmacisti, ingegneri, informatici, tecnici della gestione produttiva. Nel manifatturiero spiccano idraulici, elettricisti, saldatori e addetti alle calzature.
Le assunzioni a tempo indeterminato, circa 69mila nel 2024 (incluso il settore pubblico), si concentrano su professioni tecniche e specializzate: oltre mille ingegneri, 1.200 infermieri e riabilitativi, quasi 3mila autisti e operai specializzati. Bari si conferma il polo più dinamico per le professioni ad alta qualifica, mentre Foggia e BAT restano ancorate a settori meno qualificati.
Per il triennio, ARPAL stima 40mila fabbisogni occupazionali l’anno: una quota minima sarà legata a nuova occupazione, la maggior parte alla sostituzione di lavoratori in uscita, soprattutto over 59 (7,3% dei dipendenti privati pugliesi).
Per invertire la rotta, il rapporto individua tre priorità: politiche industriali per aumentare il valore aggiunto e la dimensione delle imprese; politiche sociali per abbattere il gap di genere e favorire l’occupazione femminile e formazione mirata per colmare lo scarto tra competenze richieste e disponibili.
“Vogliamo trasformare i centri per l’impiego in nodi strategici – ha detto Gianluca Budano, direttore ARPAL –. Solo con dati precisi e servizi accessibili possiamo aiutare cittadini e imprese a trovare il giusto incontro”.
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