I terlizzesi manifestano per il Sarcone: «Teniamo alta la guardia, la mobilitazione continua». Foto

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Si è svolto ieri pomeriggio il sit in di protesta contro il piano regionale di riordino ospedaliero, i cui effetti rischiano di penalizzare gravemente l'ospedale di Terlizzi
Circa un centinaio di persone ha partecipato ieri pomeriggio alla manifestazione convocata dall’amministrazione a difesa dell’ospedale di Terlizzi, tra le strutture nel mirino del piano di riordino ospedaliero, assieme al Fallacara di Triggiano. Il sit in si è svolto all’interno del complesso, con un presidio di carabinieri e vigili urbani. Presenti anche stampa e tv locali.
PARTECIPAZIONE BASSA. Il pienone, è bene dirlo subito, non c’è stato. Chi si aspettava toni incendiari e annunci di battaglia è stato scontentato. Mancavano persino gli striscioni, che pure il vento sferzante di ieri avrebbe strappato. Non si avvertiva proprio il “fuoco sacro” nei convenuti: opinione comune, in città, è che poco si possa fare ormai per la causa del Sarcone, il cui destino è nelle volontà del governatore.
Più che di un raduno di protesta si è trattato allora di un incontro chiarificatore, interlocutorio forse, in cui i cittadini hanno ricevuto direttamente dai propri rappresentanti la conferma delle infauste indiscrezioni che filtrano dal Palazzo di Regione sul contro dell’ospedale terlizzese.
MAGGIORANZA AL COMPLETO. Nel cordone istituzionale, con tanto di labaro ufficiale del Comune al seguito, c’era la maggioranza al completo, più alcuni assessori; presente anche Marcello Gemmato. A prendere la parola, in successione, il sindaco, Ninni Gemmato, il consigliere regionale di Forza Italia Damascelli e il consigliere comunale della Città Metropolitana di Bari Melchiorre (Fratelli d’Italia).
«Siamo qui perché non smetteremo di protestare in tutte le maniere legittime e lecite – esordisce il sindaco, di fronte alla folla disposta in cerchio. – Questa è solo la prima tappa di una mobilitazione che ha lo scopo in primo luogo di informare la cittadinanza del fatto che, a breve, a Terlizzi potrebbe non esserci più una struttura degna di essere chiamata “ospedale”, ma solo un polo di lungodegenza. Anzi, a chi dice che “ormai è troppo tardi”, voglio ricordare che, ad oggi, non si ha alcuna traccia della bozza della delibera della Giunta regionale che decide le sorti del Sarcone».
NESSUNA UFFICIALITÀ. Anche se le voci di un declassamento del Sarcone circolano da mesi, vero è che il governatore non ha ancora fornito ufficialmente i dettagli del temuto piano di riordino, tenendone rigorosamente top secret il contenuto. Il riserbo sarà sciolto presumibilmente durante il consiglio di giunta di oggi pomeriggio, dopo il quale si conosceranno forse i nomi dei nove ospedali che dovranno essere depotenziati.
«Chiediamo i dati! Chiediamo chiarezza! Chiediamo che il nostro ospedale non venga cancellato! – esclama il sindaco. – Capiamo bene che il Governo centrale impone dei tagli, ma crediamo che vadano tagliati gli sprechi, non i servizi!.
Dove sono quelli che alcuni anni fa si sono mobilitati contro il primo piano di riordino ospedaliero, quello di Fitto? Molti di loro hanno fatto carriera strumentalizzando la battaglia a favore del Sarcone!», attacca Gemmato, le cui parole in questo frangente danno voce al sentimento di inarticolata protesta che serpeggia tra i presenti.
I CITTADINI. Ai quali, sia detto senza polemica, non importa un fico secco dei bilanci in rosso della sanità pugliese: vogliono soltanto continuare a curarsi nella propria città, come è olimpicamente avvenuto per decenni. E lo affermano senza mezzi termini non appena viene lasciata loro facoltà di intervenire, nella seconda parte della manifestazione. Un anziano, acclamato, grida che l’ospedale non è di sinistra né di destra ma poi non perde l’occasione di ricordare che i politici sono tutti uguali; una signora se la prende con Renzi che affama il sud; un terzo, con la bava alla bocca, incita i terlizzesi a restituire la tessera elettorale in caso di declassamento dell’ospedale. Interviene tra gli ultimi anche il noto sindacalista Nino Antonelli, catturando – come sempre – l’attenzione della folla, anche grazie alle sue spiccate doti di intrattenitore. L’ex consigliere provinciale, pur acciaccato, promette battaglia, prendendosela anche con la sinistra, che stavolta – dice – non ha difeso abbastanza l’ospedale.
Ad ogni modo, la mobilitazione non finisce qui, assicura in chiusura il sindaco, che s’impegna a tenere informati i terlizzesi sugli sviluppi della vicenda. Bisogna tenere in alto la guardia, finché c’è speranza. Ma la sensazione dominante è che il tempo sia davvero agli sgoccioli.
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