Don Michele Stragapede denuncia le condizioni dei braccianti a Terlizzi: “Esseri umani o forza lavoro?”

Migranti accampati nelle campagne di Terlizzi
Il parroco si schiera dalla parte degli ultimi e invita alla riflessione
«Esseri umani o forza lavoro. Il dilemma sta tutto qui». Con queste parole, pronunciate ai microfoni del Tgr Puglia, don Michele Stragapede, parroco della chiesa di San Gioacchino, ha acceso i riflettori sulle difficili condizioni di alcuni braccianti stagionali che, da settimane, vivono in tende di fortuna alla periferia della città.
La segnalazione è partita proprio dai canali social della parrocchia, dove il sacerdote ha raccontato di aver incontrato uomini costretti a passare la notte al freddo dopo una giornata di lavoro nei campi. Persone che – sottolinea – «non hanno altro posto dove andare».
L’appello di don Michele non è rivolto alle istituzioni, che hanno comunque garantito una settantina di posti letto per i migranti regolari anche durante l’inverno, ma a chi li impiega, spesso in modo irregolare, nella raccolta delle olive. «Non si può continuare a chiudere gli occhi – ha detto il parroco –. Non possiamo accettare che qualcuno viva come se non esistesse, solo perché ci serve a raccogliere le nostre olive».
Un messaggio di denuncia e insieme di coscienza, rafforzato anche da un gesto simbolico: davanti alla chiesa di San Gioacchino, quest’anno, la mangiatoia del presepe è rimasta vuota.
«Gesù nasce sempre – ha spiegato don Michele – ma a Terlizzi, come in tanti altri luoghi, non c’è posto per lui nell’alloggio. Gesù nasce e chiede di essere accolto nei volti degli esclusi, degli impoveriti, di quelli che vivono fuori».
Parole che si fanno provocazione evangelica e invito alla responsabilità. Perché, come ha ricordato il parroco nel suo intervento, «anche nel campo Chicoli vivono esseri umani considerati “illegali”, eppure sono lì, ogni giorno, pronti a lavorare nonostante il freddo e la fatica».
Un monito che interroga la coscienza collettiva di una comunità abituata a parlare di accoglienza, ma che – come denuncia don Michele – fatica ancora a riconoscere davvero la dignità di chi lavora la sua terra.
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