Gemmato ad Antenna Sud: «Il Sarcone sarà ridimensionato. Ma Emiliano ci ha convocato a giochi fatti»

© terlizzilive
Il sindaco di Terlizzi, ospite della trasmissione Punto 13, ha commentato lo scenario della sanità pugliese a pochi giorni dall'ufficializzazione del riordino ospedaliero
«Anche se non chiuderà materialmente i battenti, il Sarcone rischia di essere seriamente svuotato e declassato. Domani in consiglio comunale chiederò di votare un ordine del giorno che chieda alla Regione di non mortificare il nostro presidio ospedaliero, vanificando i recenti investimenti sul pronto soccorso».
Questa, in sintesi, la posizione di Ninni Gemmato in merito al piano di riordino ospedaliero che sta per essere varato dalla Giunta Regionale, i cui dettagli saranno annunciati “urbi et orbi” lunedì 29 febbraio dal Presidente della Regione Michele Emiliano.
Nel pomeriggio il primo cittadino di Terlizzi è stato ospite della trasmissione di Antenna Sud Punto 13, assieme ai sindaci di Trani, di Triggiano e di Grottaglie. Nel barese, il “Sarcone” e il glorioso “Fallacara” di Triggiano – un complesso che un tempo contava circa 400 posti letto – sono le due strutture ospedaliere nel mirino di una manovra economico-sanitaria che si preannuncia “lacrime e sangue”. Ma molti sono i presidi che rischiano il ridimensionamento.
I sindaci delle città coinvolte sono sul piede di guerra e si stanno formando dappertutto, anche a Terlizzi, comitati e gruppi spontanei di protesta, di cittadini privati e associazioni civiche e politiche. Il primo cittadino di Trani Bottura, in particolare, promette battaglia nel caso di un drastico ridimensionamento del pronto soccorso: «Questo piano – dice – considera la sanità come una questione aziendale. Ma se tenessimo conto esclusivamente dei bilanci, nessun ospedale sopravviverebbe ai tagli…».
Nonostante tutto, Emiliano appare determinato a imporre la sua linea, tanto che le novità del piano di riordino saranno presentate ai sindaci soltanto sabato prossimo presso il Policlinico di Bari, a giochi ormai fatti. Una decisione che Gemmato afferma di non comprendere:
«Il fatto che non ci sia ancora alcun atto ufficiale ma solo voci di corridoio, il fatto che noi sindaci siamo stati convocati per la presentazione di un piano di riordino già predisposto, la dice lunga già sul metodo che si sta utilizzando. Non si tratta di difesa del “campanile”. Quello che chiedevamo era di essere interpellati, in rappresentanza del territorio, prima che i giochi fossero fatti».
Il sindaco avrebbe gradito da parte del governatore pugliese una maggiore attenzione alle istanze delle amministrazioni locali: «Avremmo avuto modo di spiegare che non è umanamente possibile concepire un Piano che prevede, per esempio, che un cittadino infartuato, per il quale anche una manciata di secondi possono fare la differenza fra la vita e la morte, debba raggiungere strutture lontane ben oltre i ragionevoli 10 minuti di macchina».
Tutti i sindaci, in particolare, convengono su un punto: la sanità pubblica non dovrebbe essere trattata come un qualunque “capitolo” del bilancio regionale, ma come un diritto inalienabile del cittadino. I pugliesi dovrebbero avere la possibilità di curarsi a pari condizioni su tutto il territorio, secondo un principio di uniformità e utilità sociale. Fino a prova contraria almeno, insinua maliziosamente il conduttore, alludendo alla possibilità che il piano di riordino favorisca una sorta di “riequilibrio” tra sanità pubblica e privata.
«La questione cruciale per i cittadini è la territorialità, l’aspetto sociale, non il contenimento dei costi… – è la considerazione di Gemmato. – Non bisognerebbe mai disancorare i due aspetti. L’assistenza dev’essere uniforme sul territorio e garantire assistenza equa ed efficace. Il Sarcone – conclude il sindaco – non chiude materialmente, ma rischia di essere pesantemente depauperato. Per questo motivo domani in consiglio chiederò di adottare un ordine del giorno in cui chiederemo a Emiliano di non mortificare il complesso, valorizzando i recenti investimenti fatti sul nostro ospedale».
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