Paolo Angeli: da Barcellona a Terlizzi, una suite di emozioni in scena

Flavia Fiore

Lema è una suite musicale, un percorso diviso in tappe; ogni parte con una sua identità, con una verità nascosta, ma legati da un tema comune: la sofferenza

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Partito dal Museo della Musica di Barcellona, il lungo tour dell’artista d’avanguardia ed etnomusicologo Paolo Angeli, per la diffusione del suo ultimo album LEMA, con oltre 50 concerti tra Italia e Nord America,  nella serata del 17 gennaio, ha fatto tappa a Terlizzi, al MAT-Laboratorio Urbano che si conferma nel suo ruolo di polmone culturale per il paese.

La scenografia dell’esibizione è minimalista: due casse, una consolle e l’artista, solo al centro del teatro a piedi scoperti; fin da subito, presentandosi, ha esposto i suoi sentimenti emozionandosi ed emozionando: «Lema in spagnolo è quasi un motto, che ingloba la complessità dell’esistenza. Questo è un album di passaggio,; ho perso mia madre due anni fa e ho deciso di celebrarla in questo modo. Non voglio che questo sia un album luttuoso, ma di rinascita». E aggiunge: «C’è un certo egoismo nel vivere un lutto, ognuno ne fa una parabola, ma ognuno di noi porta con sé una sofferenza che ci rende simili».

Lema è una suite musicale, un percorso diviso in tappe; ogni parte con una sua identità, con una verità nascosta, ma legati da un tema comune: la sofferenza.

Originario di Palau (punta nord della Sardegna) Angeli, inizia la passione musicale dal padre chitarrista. Dall’incontro con il maestro Giovanni Scanu e dai visionari dell’avanguardia del ‘900, ha ideato la chitarra sarda preparata, perfezionata nel corso di 30 anni di carriera. Oggi è uno dei più importanti artisti d’avanguardia della scena mondiale. Il suo stile coglie le influenze del free jazz, del flamenco, del post rock e approda infine alla musica tradizionale sarda.

Chi ha assistito allo spettacolo, è rimasto sbalordito di quanto l’artista cerchi di intessere un rapporto unico e quasi sentimentale con lo strumento-orchesta; ibrido tra chitarra baritono, violoncello e batteria, è attualmente dotato di 25 corde, martelletti, eliche, ponti mobili e innesti-che evocano il suono dell’arpa, kalimbe elettriche, kora e Sitar-ed è suonato con l’archetto, in pizzicato e in funzione percussiva.

A mani e piedi colpisce tasti, fa vibrare corde, spesso aiutato da uno o più archetti della sua particolare chitarra, rievocando con la sua voce leggera aspetti ancestrali, quasi spirituali. . Due tasti ai lati intensificano il suono quasi spettrale. La sequenza di suoni e melodie traccia nuove rotte che affondano nell’inconscio.

Più che una esibizione, Paolo Angeli ha regalato un percorso spirituale, come se volesse accompagnare i suoi ascoltatori verso qualcosa di più profondo, quasi metafisico. Una musica folkloristica e profetica, la celebrazione di una terra antica, come quella del meridione, che profuma di speranza.

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