San Nicola, il Santo che parla al presente. Il racconto della rievocazione firmata Pro Loco

Tra teatro, storia e devozione nella Cattedrale di Terlizzi

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Il cuore è rimasto là. Tra le strade di Terlizzi, attraversate dal passo solenne del corteo rievocativo, e nel silenzio denso e vibrante della Concattedrale, trasformata per una sera in palcoscenico dell’anima, gremita fino all’ultimo spazio da una comunità rapita, partecipe, profondamente commossa.

Sabato 24 gennaio 2026 Terlizzi ha vissuto molto più di un evento: ha celebrato un atto di memoria viva, una rievocazione storica di altissimo valore artistico, simbolico e identitario, dedicata a San Nicola, Patrono del mondo, restituendo alla città e ai suoi cittadini una narrazione potente, intensa, capace di parlare al presente attraverso la voce del passato.
L’ingresso del corteo in Cattedrale, scandito dal ritmo cadenzato e ancestrale dei tamburi dell’Associazione “Melphicta nel Passato”, ha avuto la forza di un ingresso in pompa magna: un momento di rara suggestione che ha immediatamente caricato l’ambiente di emozione e sacralità, trasformando lo spazio liturgico in uno scenario di grande teatro civile e spirituale. Un ingresso solenne, accolto da lunghi e convinti applausi, che ha suggellato il legame profondo tra fede, storia e comunità.

La rappresentazione teatrale, ospitata all’interno della Concattedrale (evento non scontato e di grande valore simbolico) ha raggiunto livelli interpretativi di sorprendente intensità, con una qualità espressiva che, pur restando fedele alla forma teatrale, ha saputo evocare suggestioni cinematografiche e televisive per ritmo, profondità emotiva e forza visiva.

Gli attori, provenienti dalle compagnie “Il Carro dei Comici” e “Gymnasium – Palestra della Vita”, hanno dato prova di una professionalità matura e consapevole, restituendo personaggi complessi, umani, vibranti, capaci di attraversare i secoli e parlare direttamente allo spettatore contemporaneo. Ogni scena, ogni gesto, ogni parola è apparsa frutto di un lavoro rigoroso e appassionato, sorretto da una regia attenta e visionaria.

Indimenticabile l’apertura dedicata ai marinai baresi, restituiti in una scena corale densa di tensione e fervore. Le loro voci, aspre e determinate, si intrecciavano al ritmo del mare immaginato, mentre i corpi in movimento, le corde, i sacchi, gli arnesi evocavano il fremito dell’impresa imminente. In quell’istante la Cattedrale sembrava trasformarsi in un ponte di nave, sospeso tra fede e audacia, dove il battito dei tamburi diventava il respiro stesso della Storia.

Di grande intensità visiva e simbolica la vestizione di San Nicola a Vescovo: un momento di solenne raccoglimento, quasi pittorico. Il silenzio del pubblico accompagnava il gesto lento e rituale con cui il manto e la mitra venivano posti sul Santo, mentre la luce accarezzava la figura centrale rendendola ieratica, senza tempo. Una scena che ha parlato più delle parole, restituendo con eleganza la sacralità del ruolo e la profonda umiltà dell’uomo chiamato al servizio degli ultimi.

Straziante e di forte impatto emotivo la scena dei bambini presso la locanda. Qui il racconto si è fatto cupo, attraversato da una tensione che ha gelato l’aria. Le voci infantili, cariche di ingenuità e speranza, contrastavano dolorosamente con l’ombra minacciosa dell’oste. Un quadro duro, essenziale, privo di compiacimenti, che ha saputo evocare l’orrore senza mostrarlo, affidandosi alla forza del non detto e alla suggestione sonora, come nelle più efficaci sequenze del cinema d’autore.

Profondamente toccante la scena del figlio scomparso, restituita con una delicatezza capace di scuotere le coscienze. L’attesa, il dolore muto dei genitori, la preghiera disperata che si fa speranza, hanno trovato compimento nel ritorno improvviso e miracoloso del giovane. Un momento sospeso, carico di incredulità e commozione, che ha attraversato la platea come un soffio, lasciando spazio a un silenzio carico di lacrime trattenute e cuori colmi.

Di rara intensità e profondamente identitaria è stata la scena finale della Miracolata di Terlizzi.

La figura della giovane concittadina, segnata dal dolore e illuminata dalla fede, è emersa dal silenzio come un’icona viva, sospesa tra fragilità umana e speranza assoluta. Il tempo sembrava rallentare mentre lo sguardo si faceva preghiera e il gesto si caricava di attesa, in un crescendo emotivo che ha attraversato la Cattedrale come un respiro trattenuto.
Quando il miracolo si è compiuto, la scena si è accesa di luce e commozione: non un’esplosione, ma una rivelazione dolce e solenne, accolta da un silenzio carico di stupore prima dell’applauso liberatorio. In quel momento Terlizzi ha riconosciuto sé stessa, la propria storia e la propria fede, ritrovandosi comunità raccolta attorno al segno più alto della devozione popolare.
Un quadro finale di straordinaria forza simbolica, che ha suggellato la rievocazione con una maestà composta, lasciando negli occhi e nel cuore degli spettatori l’immagine di una città che, attraverso il teatro, ha saputo raccontare il proprio miracolo più intimo e più vero.

In ogni scena, gli attori hanno dimostrato una padronanza espressiva di altissimo livello, con interpretazioni misurate, autentiche, capaci di restituire emozioni profonde senza mai eccedere. Un teatro che ha saputo farsi immagine, suono, respiro; un teatro che, pur restando tale, ha saputo raggiungere l’intensità narrativa e visiva del grande racconto cinematografico, esaltato ancor più dalla cornice solenne e suggestiva della Concattedrale, gremita e partecipe come raramente accade.
Fondamentale e preziosissimo il contributo della direzione artistica e consulenza storica di Olga Chiapperini, il cui lavoro di ricerca ha garantito solidità, coerenza e profondità all’intero impianto narrativo. Una ricostruzione puntuale, mai didascalica, capace di fondere rigore storico e forza evocativa, restituendo la figura di San Nicola non come icona distante, ma come presenza viva, guida morale e spirituale.

Accanto a lei, la grande lungimiranza e professionalità dei registi Francesco Tammacco e Lina Tricarico Cagnetta, ai quali va un plauso convinto per l’impegno profuso sin dalle fasi iniziali del progetto. Una visione chiara, condivisa, costruita nel tempo, che ha saputo coordinare un lavoro corale complesso, trasformandolo in un racconto fluido, emozionante, profondamente autentico.

Un ringraziamento speciale e sentito va a don Roberto De Bartolo, per la straordinaria disponibilità dimostrata nel mettere a disposizione non solo la Concattedrale, ma anche alcuni paramenti sacri, entrati a pieno titolo nella rappresentazione scenica. Un gesto di apertura, fiducia e sensibilità culturale che ha arricchito l’evento di un valore ulteriore, rendendolo un vero e proprio rito collettivo, in cui sacro e artistico hanno dialogato in perfetta armonia.

Determinante il coordinamento organizzativo di Laura Giovine, la conduzione elegante e misurata di Emma Ceglie, la segreteria organizzativa curata da Francesco De Nicolo ed Emanuela Cagnetta, così come il prezioso lavoro sui costumi storici di Ilenia Gesmundo, le collaborazioni di Arcangela Tamborra e Stella Guastamacchia, il casting di Luigi Caccavo e Tony Sarcinella, il service audio-luci di Angelo Di Pierro.

Emozionante la partecipazione del Coro delle classi quinte della Scuola “Don Pappagallo”, segno tangibile di una cultura che si trasmette e si rinnova, e il coinvolgimento dei bambini dell’Istituto Comprensivo “Don Pappagallo–Gesmundo” di Terlizzi, autentici custodi del futuro della memoria.

La voce narrante, affidata a Mariella Parlato, ha accompagnato il pubblico con misura e intensità lungo le scene, rendendo comprensibili e potenti i passaggi più complessi del racconto.
Fondamentale anche il contributo del fotografo ufficiale Dario Migliaccio, che con grande discrezione, sensibilità e maestria ha saputo cogliere gli istanti più significativi della serata, restituendo scatti autentici, capaci di valorizzare i momenti clou dell’evento senza mai interromperne la magia.

La rievocazione è stata realizzata grazie alla spesa finanziata dall’Avviso 2025 per l’erogazione di contributi alle Associazioni Turistiche Pro Loco della Regione Puglia, con il patrocinio e il contributo del Comune di Terlizzi, a conferma di una sinergia virtuosa tra istituzioni e associazionismo culturale.

Un lavoro corale grandioso, sapientemente coordinato dalla Pro Loco UNPLI Terlizzi nella persona del presidente Franco Dello Russo che ha dimostrato come la cultura, quando è frutto di dedizione, studio e amore per il territorio, sappia ancora accendere coscienze, unire generazioni e restituire senso profondo all’identità collettiva.
Insieme, tutti hanno saputo soffiare sulla cenere della storia per ridare vita alle radici più profonde di Terlizzi.
E quelle radici, per una sera, hanno parlato a tutti.

Foto di Dario Migliaccio

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