Elezioni regionali, partono i ricorsi. Vendola si rivolge ai giudici amministrativi

Vendola – Elezioni Regionali
Oltre a lui anche Annagrazia Maraschio (Avs), Francesca Bottalico (Decaro Presidente) e Domenico Damascelli (Fratelli d’Italia)
Si apre il fronte dei ricorsi dopo le elezioni regionali pugliesi di novembre. A meno di due mesi dalla proclamazione degli eletti, il nuovo Consiglio regionale finisce al centro di una serie di contestazioni che chiamano in causa il meccanismo di attribuzione dei seggi previsto dalla legge elettorale.
Il primo annuncio è arrivato da Alleanza Verdi e Sinistra, che ha ufficializzato il ricorso al Tar per conto dell’ex presidente della Regione Nichi Vendola e dell’ex assessora all’Ambiente Annagrazia Maraschio. Una decisione che era nell’aria già da settimane e che ha preso forma dopo la definizione della ripartizione dei seggi successiva al voto del 23 e 24 novembre. Al centro della contestazione c’è lo sbarramento del 4 per cento, superato formalmente dalla lista con il 4,09 per cento dei consensi, ma vanificato, secondo Avs, dal criterio con cui la legge pugliese calcola l’accesso al Consiglio.
La norma, infatti, lega l’attribuzione dei seggi al rapporto tra le preferenze ottenute dalle liste e i voti complessivi del presidente eletto. Un passaggio che, nel caso specifico, ha ridotto la percentuale utile di Avs sotto la soglia necessaria, impedendo l’elezione di un consigliere nonostante il dato complessivo superasse lo sbarramento. È su questo snodo tecnico, ma politicamente rilevante, che si concentra l’istanza presentata al tribunale amministrativo.
Ai ricorsi annunciati nelle ultime ore si è aggiunta anche Francesca Bottalico, prima per numero di preferenze nella lista “Decaro Presidente”, rimasta però fuori dall’assemblea regionale. Una scelta che allarga ulteriormente il perimetro del contenzioso e rende più articolato il quadro che il Tar sarà chiamato a esaminare.
Sul versante del centrodestra, tra i ricorrenti figura Domenico Damascelli di Fratelli d’Italia. La sua impugnazione punta a un profilo diverso, mettendo in discussione la legittimità costituzionale della legge elettorale regionale, ritenuta lesiva del principio di rappresentanza territoriale. Anche in questo caso, la richiesta è quella di una verifica sull’impianto normativo e sulle sue ricadute concrete nella composizione del Consiglio.
Ora la parola passa ai giudici amministrativi, chiamati a valutare se l’applicazione della legge elettorale sia avvenuta correttamente o se vi siano stati margini di errore tali da incidere sull’esito finale. Un passaggio che potrebbe avere conseguenze rilevanti sugli equilibri dell’aula regionale, in una legislatura appena avviata e già segnata da un confronto giuridico destinato a far discutere.
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